poesia

Come una bolla

Vedo le mie urla come delle onde
nellaria sporca, far da sentinelle
per quello che ancora non accade.

Sento le mie paure più profonde;
le sento strisciare sotto la pelle.
Non sono pronto quando tutto cade.

Quando tutto crolla
e resta solo umana compassione.
Scoppia come una bolla di sapone,
la nostra certezza, come una bolla.

Strillo, grido a tutti di allontanarsi
di stringere le mani a un proprio simile
e dimenticare ogni malinteso.

Invece restano tutti lì, sparsi,
bloccati, soli di fronte all’ineludibile:
manichini sopra un ponte sospeso.

Il dubbio si espande,
dilaga come cerchi in uno stagno.
Chi ha la colpa? Chi ne trae guadagno?
Ma nessuno risponde alle domande.

Nessuno dà un senso alle intemperie
di una vita che non fa sconti.
Crollano i ponti.
Restano macerie.

altro

Il problema del razzismo

Il problema è che continuiamo a dare legittimità al razzismo considerandolo una tendenza politica o psicologica, quando, invece, non è altro che una grave forma di ritardo culturale, quando è determinato dall’ignoranza, o di sottosviluppo sociale, quando ha un profitto come secondo fine.
Al pari dell’analfabetismo, il razzismo è una lacuna personale o di comunità, e le lacune vanno colmate, non giustificate.

6 terribili verità, narrativa

Quando calano le tenebre – parte 13

6 terribili verità – Seconda verità

Staccò dal palo prima una delle gambe, poi le braccia, aiutandosi con gli arti liberi finì di liberarsi dalla presa che la pietra aveva stretto sul suo corpo rinsecchito nel corso dei secoli e fece due passi incerti in avanti; con equilibrio ancora precario avanzò barcollando e risalì il ponte superiore di prua. Anche con le orecchie ubriacate dall’incessante cantilena riuscii a sentire il rumore osceno delle ossa che si spezzavano e si risaldavano a ogni passo della creatura per ridare mobilità alle giunture e ai tendini rattrappiti.

L’Antico della Razza si ergeva sulla punta estrema della Monfalcone, di nuovo vivo, con le braccia levate al cielo per invocare la Tenebra e restituirle il mondo all’Oscurità. Continue reading “Quando calano le tenebre – parte 13”

poesia

Una sola faccia

Dipendenti, assuefatti alla fortuna,
sottostiamo al lancio di una moneta
che volteggia per aria.

Le facce si alternano una a una
affinché il verdetto si ripeta
nella sorte binaria.

Ogni respiro è nell’attesa
dell’esito che verrà estratto,
a cui concediamo la resa:
la faccia che cadrà di piatto.

Caduta che decide il nostro fato:
da un lato giusto, dall’altro sbagliato.

Ogni nuova decisione è un azzardo,
ogni ulteriore giudizio un assalto
dualista: dentro o fuori.

È sufficiente un timoroso sguardo
alla faccia rivolta verso alto:
vinci o perdi, vivi o muori.

E anche chi vince e non muore
rimane per sempre diviso:
mente o anima, testa o cuore;
tanto è umano essere indeciso.

Errori del destino, uno sbaglio,
caduti in equilibrio sul taglio.

Vivendo di incertezze e ipocrisie,
il destino assurdo ci dà la caccia
perché alla fine siamo anomalie:
monete con una sola faccia.

6 terribili verità, narrativa

Quando calano le tenebre – parte 12

6 terribili verità – Seconda verità

Mi trovavo legato a una colonna di pietra, circondato dai miei simili – la Razza – Si stavano allontanando da me portandosi dietro le torce, privandomi della luce, lasciandomi alla mercé di creature incorporee e amorfe, che allungavano i loro artigli d’ombra per trafiggere, graffiare e lacerare la mia volontà; per incidere sulla mia essenza più profonda i versetti della Verità Terribile. La Tenebra mi accolse con sé nel vuoto della sua dimora, mi svelò la menzogna effimera della luce e mi iniziò alla via suprema della demenza e dell’isteria, finché il tempo perse significato e non fui abbastanza lontano da me stesso per leggere sul mio spirito martoriato i segni del Tremendum e mentre sentivo il mio corpo raggrinzirsi, essiccarsi e mummificarsi, diventare pietra fossile, fondersi con la colonna a cui ero legato e con lo scoglio stesso, morire e diventare incorruttibile, la mia mente, liberata dal vincolo della ragione, partoriva legioni di Mara e pianificava il mio ritorno per annunciare il tramonto perpetuo e la venuta dell’Oscurità. Continue reading “Quando calano le tenebre – parte 12”

poesia

Vaso di creta

Nello specchio osservi il tuo volto odierno

e la triste contezza che lo ispira
“Ti fai plasmare da un fattore esterno?”
sembra chiederti ancora “Qual è il perno
centrale su di cui il tornio gira?”
Presa durezza nel fuoco dell’ira
rifiuti d’essere una statua d’argilla,

priva di scopo, una cosa incompleta,
infranta dal dubbio che ti assilla:
“Contengo in me una divina scintilla
per il puro gusto di un alto esteta?”
Sei molto di più d’un vaso di creta
che si mantiene intero con affanno

per non versare quel vino pregiato.
Ma non cadere anche tu nell’inganno:
sei la forma che gli altri ti danno
e sei la creta con cui ti hanno plasmato.
Non vi è altro come te nel creato.
Cerchi i segni d’un artista fantasma

e invece è tua la mano che ti plasma.