“Il Sogno di Alice” al Mercato Sonato

Domenica 26 novembre, dalle 11.00 alle 12.30, presso il Mercato Sonato, a Bologna in via Giuseppe Tiarini 3, con Romy Carra proporremo, per l’associazione WeMam, il nostro spettacolo “Il Sogno di Alice” e  racconteremo e canteremo del frettoloso Bianconiglio, dello strampalato Cappellaio Matto, dello Stregatto che appare e scompare, della perfida Regina di Cuori e della curiosa Alice, che in questo viaggio incontra e scopre situazioni sorprendenti, a volte spaventose, a volte intriganti.
Attraverso la musica e la poesia entreremo in questo mondo di fiaba cercando di mostrare ai bambini le “meraviglie” di questo magico paese. E poi a seguire ci divertiremo con tutti i presenti giocando con la musica e le parole.

(illustrazione copertina di Simone Monaco)

Annunci

“Il Sogno di Alice” alla Montagnola

Domenica 19 novembre, presso la tensostruttura Spazio Verde del Parco della Montagnola, nell’ambito dell’evento Talkin’ ‘bout my generation organizzato dal comitato FreeMontagnola, con Romy Carra riproporremo, in versi e in canzoni, la storia di Alice, la curiosa bambina che “precipita” nel Paese delle Meraviglie, dove vive strambe avventure e incontra personaggi strampalati.

illustrazione copertina di Simone Monaco
diffusione a cura DireFareAggregare

Revisioni…

Scrivere è bello, bellissimo. Il problema sono le revisioni…
In questo caso le correzioni in rosso riguardano un’antologia di racconti horror dal titolo provvisorio “Sette terribili verità”.

La beneamata cinquina

“Mo t’ammollo ‘na cinquina!”
Quante volte l’hai sentito o detto?
Per carità, la frase è poco carina,
ma sortisce senza dubbio il suo effetto.
Senza per altro prenderla o darla.
La cinquina, dico, lo schiaffo sano sano.
Ma di quali cinque si parla?
I cinque tizi attaccati alla mano.
E quindi in modo assai ardito
vi porto l’esempio, per cominciare,
del signor Indice, detto “il dito”.
Indice perché è solito indicare;
specie le persone che ci danno tedio,
candidati ad andare a quel paese.
E qui interviene suo cugino, il Medio,
che senza troppe pretese
si alza tra l’Indice già citato
e l’Anulare, suo fratello,
a cui ogni uomo sposato
porta per l’appunto l’anello,
che non va tolto proprio mai;
questo per poter sempre ricordare
che ti ci metti da solo nei guai.
Poi chi ci sta vicino all’Anulare?
Il Mignolo, che è piccolo parecchio
ma sempre benaccetto purché funga
da artiglio scaccola orecchio,
perciò tiene l’unghia lunga.
E concludo in modo audace
parlandovi del dito che agli albori
non serviva a dire “mi piace”,
ma a trasformare bestie in signori:
il Pollice: la chiave dell’evoluzione.
Seppure opponibile da solo non basta
a opporsi a questa maleducazione.
Chiudere la mano di sicuro non guasta,
ma, lo dico tanto per dire,
quando incontri la gente cretina
la mano la dovresti aprire
e ammollargli una cinquina.

Presentazioni in Via del Borgo

Tanto per dire, eh.
Se avete tempo (e ce l’avete, non fate quelli impegnati) e voglia (qui non ci metto parola) un giro alla festa di domani in via del Borgo di San Pietro lo dovete proprio fare.
Io non ci vado.
Nel senso che sto già lì. In via del Borgo ci vivo.
Voi però ci dovete venire; in particolare per due importantissimissimi appuntamenti.
Il primo è alle 15.30: io e Romy Carra mettiamo ancora in scena uno spettacolino nostro, cantato, musicato e recitato a tema Alice nel Paese delle Meraviglie.
Il secondo è alle 17: presento alcune cosine che ho scritto, all’interno di un interessante appuntamento letterario organizzato da Claudia Lamma (autrice del romanzo Jenny la Secca) e Italo Boccafogli, dell’associazione I Borghiggiani, in cui si parlerà… della vita; quella cosa divertente e drammatica che ci circonda da vicino.

Memento Mori 23

Grim Reaper’s Tales
Memento Mori – parte 23

«Non ti odio, bambino mio, non ti odio, ti proteggerò da tutto, da tutto il male del mondo, da tutte le cose cattive della vita.»

Sasha continua a ripetere queste parole mentre culla il suo bambino. Nella sua mente, al riparo dalla realtà, Sasha immagina di sedere nuda a gambe incrociate, al centro di uno sconfinato palco, al buio, solo un bollo di luce dall’alto, di cui non si riesce a determinare la fonte, piove sulla sua figura delimitando un cerchio luminoso sotto di lei.

Tra le  braccia culla con amore un bambino. Il suo bambino. Frutto d’amore. Un amore sbagliato, perverso, cattivo.

«Non ti odio, bambino mio, non ti odio.» Continua a leggere

La gratitudine di uno sconosciuto

Con il caldo che fa ho iniziato da qualche giorno ormai a portare Gegè al parco un po’ più tardi. Ore 19 circa, o un pelo più avanti. Mi piace come orario, non è tranquillo come alle 6.30 del mattino – alle 6 e mezza il parco è vuoto, a meno di non mettermi a urlare è tranquillo per forza – ma comunque si respira un’aria di quiete molto simile. La lunga siesta serale, persone buttate al bivacco senza la benché minima voglia di fare alcunché. Persino chi sembra fare footing in realtà è immobile e si muove di moto apparente nella misura in cui sono io ad andargli incontro col cane.
Vabbè, forse esagero, è per dare un’idea dell’indolenza generale. Salvo piccole eccezioni. Continua a leggere