UBI 3

CAPITOLO 3 – Arriva Marika

C’era una volta, poco tempo fa, una bambina di nome Marika, seduta a cavalcioni su uno dei rami più alti di un albero davvero molto alto cresciuto nel giardino di una casa davvero molto vecchia.

Non ricordava neanche più perché fosse salita lì sopra, tutta la sua attenzione era rivolta al terribile drago che avanzava minaccioso verso di lei.

Non era proprio un drago in realtà, era una lucertola, ma per chi ha paura delle lucertole sembrano proprio dei draghi. E Marika aveva molta paura.

La lucertola, invece, non ne aveva per nulla, anzi, era incuriosita da quella bambina che le urlava contro. Continua a leggere

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UBI 2

CAPITOLO 2 – L’ossessione del Mago

Ubi aveva carattere, proprio come aveva detto il Mago. Un po’ per caso a dire il vero: la sua testolina legnosa aveva due nodini in alto come due occhietti, uno più piccolo e uno più grande, e una protuberanza al centro della faccina, quasi fosse un naso, due peduncoli ai lati della testa parevano essere delle orecchie a punta. Un caso, appunto, perché gli homunculi, prima di essere animati, sono solo delle radici di mandragora e come tutte le radici hanno forme curiose, peduncoli, bitorzoli eccetera; se tutto va bene la testa somiglia a una rapa, come quella di Ubi, ma non sono molto espressivi. Ubi era diverso. Era speciale. Continua a leggere

UBI 1

CAPITOLO 1 – La nascita di Ubi

C’era una volta, molto tempo fa – ma non troppo – un uomo che piangeva.

Per questa storia, forse, le sue lacrime sono più importanti del suo nome, perciò lo chiameremo semplicemente “il Mago”, poiché era capace di fare cose strane e meravigliose.

Il Mago piangeva perché ripensava a una persona a cui voleva bene che non era più con lui, gli mancava molto e si sentiva solo.

Così, per cercare di scacciare la tristezza passava ore e ore nel suo laboratorio, seduto al tavolo degli esperimenti ad armeggiare con grossi libri, vecchie pergamene, fiasche, alambicchi, ciotole, mazzetti di erbe, pietre colorate, polveri varie e mille altre cose bizzarre. Continua a leggere

Memento Mori 35

Grim Reaper’s Tales
Memento Mori – parte 35

L’istante dopo che Nick ha smesso di respirare, una debole aura luminescente passa dal corpo dell’uomo allo spettro della morte rimettendo a lui tutto ciò che ancora rimaneva dell’energia che condividevano.

Il mietitore urla col rumore di una montagna che crolla, chiude a tenaglia le lame ricurve al termine delle braccia e si libera dalla stretta delle Mara. Con un gesto rapido alza i gomiti sopra la testa mentre si erge in tutta la sua altezza; fa scattare le falci verso il basso e decapita gli spiriti femminei. Allo stesso tempo la falce stretta tra le mani di Max si dissipa in pochi secondi.

«No! No! Dove vai?»

La voce porta con sé l’eco della paura. Continua a leggere

L’istoria di Arturo

Multe nove c’insegna un’istoria;
como li fatti foli d’altre vite,
ché le leggende co la gloria
copron speso verità sgradite.

Pari chella dello Re Arturo
e li Militi de la Tavola Ritunda.
Dicesi che rignasse puro
a Camelot: civitas iocunda.

Rignava co un’artefatto antico:
Escalibbra la spada,
che puniva ogne nemico
et sgomenava ogne masnada.

Era ben veduto da chi tiene,
dallo popolo minuto et chello crasso
et dalla moglie, che vedeva bene
pure Lanciolotto, lo suo vasso.

Et difatti uno re sì potente,
che lo nemico va e non torna,
è battuto come gnente
dallo peso de le corna.

Chesta imagine che ora se vide
accade di vero in uno paese
ove pria che la coniugale fide
regna tosto l’Amor Cortese.

Videte Arturo in la sua terra,
de retorno sì che gran male
avea sconfitto in una guerra:
corre pe la camera nuziale.

ARTURO
“Ginevra, moglie mia devota,
piue brava tra le donne brave,
son tornato, la pugna è vota!”

Ma la porta è chiusa a chiave.
Gemiti e soffi como de fiere
s’odon di là da la porta.
Arturo vorrebbe sapere,
ma rumoreggia appena scorta.
Et s’ode                                                     “Cielo, mio marito!”

Come furia, ma con educazione,
co uno colpo ben guarnito,
entra Artu’ del Pendragone.

Nella luce fioca et cala
trova Ginevra sanza trama
a covrirla et pe tutta la sala
abiti d’omino et de dama.

ARTURO
“Bell’amica, cosa è stato?
Quale sicreto me se taccia?”

GINEVRA
“Bona sorte, se’ arrivato.”

Dice lei co bona faccia.

GINEVRA
“Delli tizzi loschi et brutti
Han cercato di rapirmi.”

ARTURO
“Dove son chei farabutti?
Cosa aspetti a riferirmi?”

Dice Artu’ co l’arma in erta
ricercando con sospetto.

ARTURO
“Sono ammezzo la coperta?
Oppure sotto lo letto?
O nella cassa? Che ne so!”

GINEVRA
“O nonò, mio amato sire.
Nella cassa proprio no!
A star lì sarebbe ardire.”

ARTURO
“Dove allora son finiti
li nemici? A manca o a destra?”

GINEVRA
“Al tuo sentire son fuggiti..
Via… dalla finestra!”

ARTURO
“Bell’amica, cosa dite?”

Fa lo re co faccia cruda.

ARTURO
“Chesta stanza ove dormite
et ve mostrate ora ignuda
è sulla cima d’uno torrione
era falco, grifo o drago
chi v’ha fatto l’aggressione?”

E Ginevra in tono vago

GINEVRA
“Ommini temevoli de voi,
che son fuggiti assai lesti
cangiando forma in avvoltoi.
vedete? Han lasciato qui le vesti.”

Stanco ché lo viaggio accusa
et disioso delli muliebri vanti,
lo re annuisce a la scusa
et passa a letto co le mano avanti.

ARTURO
“Vi credo, mio tesoro adorato.
Se ho dubbiato, anima mia,
è che mi sono turbato
che potessero portarvi via.
Ora cedete la vostra natura.
Guardo solo, come ‘l rito chiede,
ma tempo di svellere l’armatura
et faciamo lo nostro erede”

Mentre toglie lo stivale,
dalla cassa s’ode acuto
in tutto ‘l talamo nuziale
uno tuono de starnuto.

La regina                                                       “No! Lo giuro!”

Co rossore guarda bassa.
Sbalordito resta Arturo,
che curioso apre la cassa.

Mai guardarobba fue sì degno,
ma rintuzzato, sanza dicere motto.

ARTURO
“Per Excalibur et lo regno!
Che ci fai lì Lanciolotto!?”

LANCIOLOTTO
“Se volete me richiudo,
ma son qui pe favve saluto.”

ARTURO
“Et perché sei tutto nudo?”

LANCIOLOTTO
“Ehm… per… Sì, per aiuto!
Sentii urlare vostra moglie
et pe la fretta de correre
misi addosso poche spoglie,
che son divenute polvere.
Poi li bruti de cui se parla
nella cassa m’hanno preso.”

ARTURO
“E come pensavi di salvarla
senza spada o altro arneso?”

LANCIOLOTTO
“Voi non la vedete, mio Signore,
ma la regina ben vide la mea spada.
È lo demonio che porta l’errore
et lascia la regina poco grada.
Pe cacciar lo mal che avanza
servon solo le preghiere
et uno baldo ne la stanza.”

ARTURO
“Sono pronto a remanere!”

LANCIOLOTTO
“No mio sire, non potete?”

ARTURO
“Io non posso? Come mai?”

LANCIOLOTTO
“Perché ‘l demonio de voi ha sete.
Cammineremmo verso li guai.
Voi lasciate fare a me
che son cavaliere divoto.”

Portando fuori lo re,
dice astuto Lancioloto.

LANCIOLOTTO
“Voi attendete qui d’appresso,
che se briga ‘l vostro vasso,
co lo vostro bon permesso,
de pregare sullo materasso.
Ah, vi avverto mio bon sire:
si sentite urla e grida
non dovete intervenire,
che lo demonio è una gran sfida:
più lo caccio e lui più duro
è bramoso di rientrare.”

Fuè così che ‘l grande Arturo
finisce fora ad aspettare.

Mentre uno dubbio poco terso
gli rincresce sulla testa,
passa giusto in quello verso
Mago Merlino, che s’arresta.
Lo re Arturo lo interpella.

ARTURO
“Oltre la porta cosa accade?
Et cosa far pe la mia bella?”

MERLINO
“Non ti servon cento spade.”

Risponde lo mago saggio.

MERLINO
“Caro Arturo, mio diletto,
in fil di lama è tristo viaggio;
hai Escalibbra va diretto
a cacciare lo nimico infame
et continua a tenere la pace,
ch’a giostrare colle dame
v’è qualcuno piuè capace.”

 

Memento Mori 34

Grim Reaper’s Tales
Memento Mori – parte 34

«È qui che Max mi ha dato al mostro, poi lui è andato di là.»

Carlotta indica col braccio l’oscurità trafitta da pilastri di cemento armato, molti dei quali mostrano dagli angoli sbreccati l’ossatura d’acciaio.

Hanno attraversato il corpo principale di quello che sarebbe dovuto diventare un parcheggio; ormai dovrebbero essere giunti quasi alla fine, l’area più lontana dall’ingresso.

Nick si incammina nella direzione indicata da Carlotta con l’incedere di chi imbocca la strada di casa di quando era piccolo: dubbio e certezza si confondono.

Passa sotto i nastri della polizia tesi tra le colonne, seguito dalla compagna, più titubante. Illumina con la torcia del telefono lo slargo che si apre poco oltre; non si mette a esplorare, avanza e si gira attorno puntando il fascio di luce con discreta precisione alla ricerca di cose che sa già di trovare.

Una certa progressione delle pareti grigie, mucchi di calcinacci in alcuni punti, un rozzo tavolo di legno, mozziconi di candele nere disposte secondo schemi persi nel tempo, macchie di sangue secco sul terreno.

Non è mai stato prima in quel parcheggio abbandonato, eppure riporta alla memoria tutti i dettagli di quel luogo e di quello che vi è accaduto. Continua a leggere

Il Sogno di Alice

IL SOGNO DI ALICE
storia recitata e cantata

Illustrazioni di Simone Monaco

 

1 – ECCO ALICE

Alice è una bimba assai curiosa,
parla con i gatti, intreccia collane,
immagina una terra favolosa
dove accadono le cose più strane.

La storia che adesso vi narro
è la storia che nessuno sa
di come il suo sogno più bizzarro
un giorno è diventato realtà

Alice non tiene più le briglie
della sua grande fantasia
e così sogna di andare via
nel Paese delle Meraviglie

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