Memento Mori 23

Grim Reaper’s Tales
Memento Mori – parte 23

«Non ti odio, bambino mio, non ti odio, ti proteggerò da tutto, da tutto il male del mondo, da tutte le cose cattive della vita.»

Sasha continua a ripetere queste parole mentre culla il suo bambino. Nella sua mente, al riparo dalla realtà, Sasha immagina di sedere nuda a gambe incrociate, al centro di uno sconfinato palco, al buio, solo un bollo di luce dall’alto, di cui non si riesce a determinare la fonte, piove sulla sua figura delimitando un cerchio luminoso sotto di lei.

Tra le  braccia culla con amore un bambino. Il suo bambino. Frutto d’amore. Un amore sbagliato, perverso, cattivo.

«Non ti odio, bambino mio, non ti odio.» Continua a leggere

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La gratitudine di uno sconosciuto

Con il caldo che fa ho iniziato da qualche giorno ormai a portare Gegè al parco un po’ più tardi. Ore 19 circa, o un pelo più avanti. Mi piace come orario, non è tranquillo come alle 6.30 del mattino – alle 6 e mezza il parco è vuoto, a meno di non mettermi a urlare è tranquillo per forza – ma comunque si respira un’aria di quiete molto simile. La lunga siesta serale, persone buttate al bivacco senza la benché minima voglia di fare alcunché. Persino chi sembra fare footing in realtà è immobile e si muove di moto apparente nella misura in cui sono io ad andargli incontro col cane.
Vabbè, forse esagero, è per dare un’idea dell’indolenza generale. Salvo piccole eccezioni. Continua a leggere

Un viaggio… da paura

Diario di bordo di una vacanza tra Budapest e la Transilvania

Tutto nasce da un’idea del nostro buon amico Salvatore (che prima di partire era un poco illustre sconosciuto, ma ormai è come un fratello. No, più come un compagno di riunione degli “Alcolisti dichiarati e mai pentiti”…). Cioè organizzare un viaggio tra l’Ungheria e la Romania per Stefano (nostro amico) e il suo nutrito gruppo (nostri amici). Salvatore ai suoi tempi ha studiato a Budapest… cioè, ha frequentato l’università a Buda… vabbè, ha vissuto per qualche tempo a Budapest e si è improvvisato guida turistica (e bisogna concedergli che improvvisa bene).

 

3 aprile 2005

Io (Loris), Agostino e Giorgio partiamo da Latina, ci accompagna Andrea (nostro amico, ma lui non viene) all’aeroporto di Fiumicino. Tutto bene a parte una quasi mortale prova di contorsionismo sul Grande Raccordo Anulare da parte del guidatore per sfilarsi il maglione (“Ma per …! Abbiamo fatto 80 chilometri di rettilineo, proprio in curva devi togliertelo?”) Continua a leggere

Il tempo delle ciliegie

Stamattina parlavo con Florin… Ah, già, chi è Florin… Florin è un ragazzone grande e grosso, circa della mia età, lo si può trovare quasi tutti i giorni su via Irnerio, dalla parte dei viali, tra via del Borgo e via Capo di Lucca.
È un meccanico, o almeno lo era, a casa sua, in Romania, qui da noi, in Italia, ha fatto per un po’ il muratore, a Forlì, quando ancora c’era l’aeroporto, in nero.
Che gli devo dire io a Florin? Dieci anni fa ho fatto per un po’ il muratore, in nero, ero un ragazzo e avevo più  voglia di lavorare di quanta ne avessi di rivendicare i miei diritti. Continua a leggere

Pianticelle tra i coppi

La pioggia cade e si abbatte sui i tetti.
Sopra i filari di ortaggi nei campi.
Su di noi. Sulle città di cemento.
Sopra noi due. Sullo scorrere lento
dei pensieri più ampi,
dei più ampi non detti.

Come quei piccoli campi ristretti
tutti nella polvere tra due coppi,
sotto la pioggia resistiamo a stento.
Il sole poi trasforma in nutrimento
i resti della pioggia, pochi o troppi,
quelli che non credi, che non ti aspetti.

Verso il cielo non ci innalziamo eretti,
ma ritorti alla ricerca vitale
del primissimo sole del mattino.
Così viviamo, insieme, da vicino
la fioritura del bene e del male.
Così sbagliati, ora, così perfetti.

Non saremo mai filari di un orto.
Pianticelle tra i coppi, questo siamo,
dallo stelo contorto.

Prendendo tutto il sole che possiamo
cresciamo del reciproco conforto.
Sotto la pioggia, io ti amo.