Archivi categoria: teatro

Il Manoscritto – parte 6

manopostParte 6

Arriva Alfonso.

ALFONSO: Signori, eccomi di ritorno.

Tutti guardano alle spalle di Alfonso. Insospettito guarda anche lui.

ALFONSO: Che c’è?

EREMITA: Stavamo guardando chi ti eri portato dietro dalla forca stavolta.

ALFONSO: Uh, spiritosi…

UZEDA: Spiriti ne ho soggiogati molti in effetti.

VELASQUEZ: (a Rebecca) Cosa vuol dire?

REBECCA: Diciamo che il calcolo delle probabilità, quando il signor Alfonso si allontana, risulta insolitamente favorevole a un suo ritorno in compagnia di qualcuno che, come voi, ha dormito sotto la forca de Los Hermanos.

ALFONSO: Non questa volta. Anche se tornando da… dove sono stato, sono passato vicino alla forca…

Tutti fanno dei sorrisi compiacenti e si danno di gomito.

ALFONSO: Non questa volta. Anche se tornando da… dove sono stato, ho visto passare una carovana che s’inoltrava nella gola piuttosto variopinta: alcuni uomini di nobile aspetto,una mandria di vigogne cavalcate da scimmie e una schiera di servitori neri ben armati. C’era anche una giovane svenuta su una lettiga, mentre un prete su una mula le gettava addosso dell’acqua come se la stesse esorcizzando.

Tutti lo guardano sospettosi tranne Avadoro.

UZEDA: I demoni sono tornati a farvi visita?

ALFONSO: Guardate che dico davvero.

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Il Manoscritto – parte 5

manopostParte 5

Alfonso si allontana camminando e leggendo la lettera. La scena si sgombera.

ALFONSO: Signor Cavaliere, vi cercano, non c’è tempo da perdere. Abbiate la compiacenza di lasciare l’accampamento e di avanzare verso ponente.

Alfonso alza la testa  e cerca la direzione gusta dove andare.

ALFONSO: Troverete delle persone che hanno importanti segreti da rivelarvi. Siate così cortese da non tardare.

Continua camminando dentro e fuori la scena, finché non incontra il Derviscio.

ALFONSO: Scusi lei, è del luogo? Devo essermi perso.

Il derviscio gli spiega delle cose sulla famiglia e sui segreti dei Gomelez.

DERVISCIO: Siate il benvenuto, signor Alfonso, è da molto tempo che vi aspettavamo.

ALFONSO: Questo è forse il sotterraneo del Cassar Gomelez?

DERVISCIO: Non vi sbagliate, questa tomba nasconde il famoso segreto dei Gomelez.

ALFONSO: Ah, ottimo. E… quale sarebbe?

DERVISCIO: Signor cavaliere, so che le vostre belle cugine vi hanno raccontato la storia del Gomelez e del suo segreto. Nulla al mondo potrebbe essere più importante. Un uomo che fosse padrone di tale segreto potrebbe farsi obbedire da tutte le nazioni. Capirete quindi che consegnare tale segreto in mani imprudenti…

ALFONSO: Volete mettermi alla prova?

DERVISCIO: Chiedo solo la vostra parola d’onore che non rivelerete nulla di ciò che state per vedere.

ALFONSO: Sono al servizio del re, prima di dare la mia parola dovrei essere sicuro che non vi sia nulla di contrario al suo interesse.

DERVISCIO: Il vostro scrupolo è legittimo, ma il sangue da cui discendente impone dei doveri.

ALFONSO: Non sono molto convinto…

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Il Manoscritto – parte 4

manopostParte 4

Alfonso e Rebecca tornano al campo degli zingari, dove Avadoro stava raccontando qualcosa a Uzeda e all’Eremita.

AVADORO: proprio così, i frati dissero a Giulio che il castello dove aveva dormito con la principessa di Monte Salerno era in rovina da secoli.

EREMITA: Le vie del Signore sono infinite.

UZEDA: Affascinante! (si accorge che è arrivata Rebecca) Sorella mia, questa storia dovete proprio ascoltarla. C’è questo signore, Giulio Romati che…

Rebecca è assorta in tutt’altri pensieri e Alfonso è accanto a lei preoccupato.

UZEDA: Non vi interessa.

Rebecca fa delle smorfie infastidite.

UZEDA: Cosa c’è? Siete triste? Siete malata?

Rebecca non risponde e si incupisce.

UZEDA: Avete le vostre cose?

Rebecca guarda male Uzeda. Tutti lo rimproverano con lo sguardo per la gaffe.

UZEDA: Poteva essere…

ALFONSO: (a Rebecca) Forse dovremmo dirglielo?

UZEDA: Cosa?

EREMITA: Confessa!

ALFONSO: (all’Eremita) E mo che c’entra?

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Il Manoscritto – parte 3

manopostParte 3

Entra in scena l’Ebreo Errante, ha una benda sulla fronte.

EBREO: Perdonatemi, signori, è da molto che cammino.

L’Ebreo e Uzeda si lanciano uno sguardo quasi di sfida. Poi Uzeda sorride e l’Ebreo torna ad abbassare lo sguardo.

UZEDA: Egli non mente.

Alfonso annuisce e getta una moneta all’Ebreo.

EBREO: Signor Alfonso. La vostra beneficenza non andrà perduta. Vi avverto che una lettera importante vi aspetta a Puerto Lapiche. Non entrate in Castiglia senza averla letta.

L’Ebreo poi si inginocchia davanti a Uzeda, ma si rialza subito, quasi arrabbiato.

EBREO: Da te non voglio niente. Se dici chi sono, te ne pentirai.

L’Ebreo esce velocemente.

ALFONSO: Come faceva a sapere il mio nome… e della lettera? (a Uzeda) Conosceva anche te?

UZEDA: E io conosco lui: quello è l’Ebreo Errante!

EREMITA: Ah! Proprio lui?

Uzeda annuisce compiaciuto.

ALFONSO: (all’Eremita) Sono l‘unico a non conoscerlo?

EREMITA: Da oltre millesettecento anni non si è seduto, né sdraiato, né riposato, né addormentato. Nessuno può fargli del male a causa del segno del Tau impresso sulla sua fronte.

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Il Manoscritto – parte 2

manopostParte 2

Entrano le guardie dell’Inquisizione.

GUARDIA: Vi chiamate Alfonso Van Worden?

ALFONSO: Sì, ma… che succede?

GUARDIA: Vi arresto da parte del re e della santissima Inquisizione.

Le guardie legano Alfonso e lo strattonano via.

ALFONSO: Che cosa ho fatto?

Le guardie lo ignorano e lo gettano in un angolo poco illuminato, lasciandolo da solo.

ALFONSO: Ma che ho fatto…?

A poco a poco si addormenta. Nel frattempo il tavolo viene allestito per l’interrogatorio.

Le guardie vanno a prendere Alfonso.

GUARDIA: Sveglia, è giunta l’ora del tuo interrogatorio.

Alfonso viene condotto di fronte a un frate domenicano seduto al tavolo e costretto a sua volta a sedere. Sul tavolo ci sono vari e fantasiosi strumenti di tortura.

FRATE: Caro, dolce ragazzo, cosa hai fatto?

ALFONSO: Me lo stavo giusto chiedendo…

FRATE: Quali peccato hai commesso?

ALFONSO: Veramente…

FRATE: Non rispondi?

ALFONSO: Stavo cercando di…

FRATE: Ragazzo mio, hai torto.

ALFONSO: Ma se non mi fate…

FRATE: Ti metterò sulla strada: conosci due ragazze di Tunisi?

ZIBEDDÉ (VFC): …non rivelare mai i nostri nomi e la nostra esistenza…

ALFONSO: Conosco tante ragazze…

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Il Manoscritto – parte 1

manopostIL MANOSCRITTO
Liberamente ispirato al romanzo “Manoscritto trovato a Saragozza” di Jan Potocki

Parte 1

La scena è “divisa in due”. Da una parte il “non luogo” rappresentato da un tavolo scarno e due sedie (la locanda, l’eremo, una stanza del castello ecc.), dall’altra l’azione presente e passata.

Alfonso, Mosquito e Lopez stanno viaggiando. Attorno al tavolo si sviluppa una locanda con avventori poco raccomandabili.

OSTE: La Sierra Morena!

AVVENTORE: (canta) De la sierras morenas, cielito lindo, vienen bajando / Un par de ojitos negros, cielito lindo, de contrabando /¡Ay! ¡ay! ¡ay! ¡ay!, ¡canta y no llores! Porque cantando se alegran, cielito lindo, los corazones.

OSTE: Questa catena impervia che separa l’Andalusia dalla Mancia è abitata soltanto da…

AVVENTORE: Contrabbandieri,

AVVENTORE: Banditi,

OSTE: E alcuni zingari che si dice mangino i viaggiatori dopo averli assassinati. Onde il proverbio:

AVVENTORE: Las Gitanas de Sierra Morena Quieren carne de Hombres.

OSTE: Ma non è tutto. Si dice che il viaggiatore che si azzarda in questa contrada selvaggia venga assalito da mille terrori capaci di raggelare il coraggio dei più arditi. Sente voci lamentose mescolarsi al rumore dei torrenti e ai sibili della tempesta, luci ingannevoli lo sviano, e mani invisibili lo sospingono verso abissi senza fondo.

AVVENTORE: Sperdute su questo pauroso cammino si trovano anche alcune ventas, o locande.

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Watershirp Now: Can per focaccia

locandina5 – CAN PER FOCACCIA

Si alzano le luci su un quadro famigliare. Moscardo e Sagginella seduti su delle sedie circondati da amici e parenti (nell’esempio: Ribes, Mirtillo, Campanula, Quintilio, Parruccone, Cedrina, Lucciola, Smerlotto e Nerigno). Poco lontano Ciuffetta gioca a terra con due cuccioli. È passato del tempo e ci sono segni di cambiamento (ciabatte, pipa, occhiali ecc.).

Sembrano tutti molto soddisfatti. A un certo punto uno di loro alza lo sguardo e indica il cielo, tutti alzano lo sguardo e seguono il volo di Kehaar sopra le loro teste mentre si abbassa di quota e atterra fuori scena.

Entra in scena Kehaar.

KEHAAR: Un saluto a foi, conighli!

MOSCARDO: Kehaar, che piacere rivederti.

KEHAAR: Jè pello ritrovarvi così bene sistemati, jà!

SAGGINELLA: Sì, le cose vanno decisamente per il verso giusto.

KEHAAR: Oh, non per tutti.

QUINTILIO: Che vuoi dire?

KEHAAR: Fi porto notizie. Non so che tirfi se puone o cattive.

MIRTILLO: Dicci tutto.

KEHAAR: Foi ricorta Cenerale Fulneraria? Cran Conighlio di Efrafa?

I conigli si guardano sorridendo.

KEHAAR: Tue ciorni fa è stato preso da un cane. Zack! Uno scrullone ed era Cenerale Funeraria…

I conigli rimangono un attimo in silenzio.

PARRUCCONE: La giusta fine per un animale da combattimento come quello.

RIBES: Era feroce.

NERIGNO: Era un valoroso.

CAMPANULA: Sì, ma se la prendeva con i nemici sbagliati.

NERIGNO: Non è morto, sapete? Nulla può uccidere certe idee. Lui faceva sentire i conigli migliori.

CEDRINA: Anche se non lo erano.

NERIGNO: Li faceva sentire superiori.

LUCCIOLA: Ma superiori a chi?

SMERLOTTO: Di certo non ai cani.

NERIGNO: Faceva essere i conigli nella conigliera più… Vicini tra loro.

MIRTILLO: Sì, ma allontando gli altri.

MOSCARDO: Non dirlo Nerigno, non avevate bisogno di lui per essere migliori.

KEHAAR: Fero! Ciusto! Cuardate cosa avete costruito qvi!

Tutti si rivolgono a Ciuffetta che bada a i cuccioli.

CIUFFETTA: E allora dopo che ebbero passato il fiume a nuoto, guidò il suo popolo attraverso una landa desolata, selvaggia sterminata. Molti di loro avevano paura, però lui conosceva la strada e al mattino dopo giunsero in una valle verde, bellissima, dove l’erba era dolce e buona. Lì trovarono una conigliera, ma era una conigliera stregata. Tutti i conigli portavano collari luccicanti e cantavano come usignoli.

“Ah sì, questi sono i conigli del principe arcobaleno” dissero alcuni “vivremo con loro e diventeremo principi anche noi”

Ma Frits apparve loro in sogno e li avvertì che quella conigliera era stregata. Tutti allora scapparono via e l’incanto prese la forma di un uccello bianco e li benedisse.

QUINTILIO: Mi sa che la conosco questa favola, ma non ricordo dove l’ho già sentita

CAMANULA: I figli dei nostri figli sentiranno una bella storia di conigli

Smerlotto fa una rumorosa pernacchia.

TUTTI: Smerlotto!

SMERLOTTO: (ride come un deficiente) Ahahah!

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