poesia

Cuore bugiardo

“Quanto a lungo viaggiai
per condurti alla pace
del suo sguardo?”

No, cuore bugiardo,
non ne fosti capace.
Come me, tu lo sai.

e assieme a me scorderai
che il suo sguardo fugace
fu il nostro baluardo,

ma punterai d’azzardo
su una menzogna verace
che è già storia oramai.
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Il terzo giudizio

Siamo i figli del terzo giudizio,
di quell’angelo che s’è astenuto,
che non levò né voce, né mano

nella guerra che sconvolse l’inizio,
che fu perciò il secondo caduto:
per essersi astenuto invano.

Amore e morte, grandezza e vizio.
Tutto quanto si era già compiuto
con il primo essere umano.

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Metro libero

È in queste stanze
ch’io ti vidi allora
mutar sembianze
e ti rivedo ancora

divenire in lampo
luce e trasparenza,
suono e melodia

e senza scampo,
mia coscienza,
eri poesia,

eri la forma e il contenuto,
un fiume in piena,
in libertà nell’assoluto.
Con gran pena

m’ero perso
e tu eri sola.
Non sei mia,

sei in ogni verso,
ogni parola.
E così sia.

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Il popolo dei sogni

Se nascondete i vostri più umani bisogni
finché non vi addormentate,
nel vostro sonno, sappiate,
vive il popolo dei sogni.

Folletti maligni vi tiran la coperta.
Soffia, Morfeo, la sua sabbia
sul vostro viso e la gabbia
della veglia s’è già aperta.

Liberi in un mondo di onirica sostanza
dove fate luccicanti
invocano soavi canti
al corno dell’abbondanza.

Ecco che giunge il perfido Ofidio, animale
o tormento è il serpente
che vi mostra ambiguamente
sia il bene che il male.

Seguite l’incubo alato, il sogno corrotto
sempre a caccia di emozioni.
Succubi sono i demòni
che v’hanno sedotto.

Sognate in questa terra ormai dimenticata
se per caso avete colto
dall’immagine del volto
la persona amata.

La notte vi ha concesso la scusa e il pretesto
per vani sogni di gloria,
col dubbio nella memoria:
sogno o son desto?

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Verrà

Irrompe pacato l’astro diurno
tra nubi d’una mancata tempesta,
fa risplender la brina

e mi sussurra come ogni mattina
“Resta. Ti prego, resta.
Verrà anche il nostro turno”.