Archivi categoria: narrativa

Memento Mori 24

Grim Reaper’s Tales
Memento Mori – parte 24

Carlotta continua a ripeterselo a mente.

“Stupida. Stupida. Stupida.”

Per non pensare a tutte le cose di cui ha paura.

“Stupida! Stupida! Stupida!”

Tiene i pensieri occupati con i suoi stessi insulti.

“Stupidastupidastupida.”

Ma tutte quelle cose fanno capolino tra un insulto e l’altro. Anche se col tempo ha imparato a insultarsi molto velocemente.

“Vaffanculo!”

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Memento Mori 23

Grim Reaper’s Tales
Memento Mori – parte 23

«Non ti odio, bambino mio, non ti odio, ti proteggerò da tutto, da tutto il male del mondo, da tutte le cose cattive della vita.»

Sasha continua a ripetere queste parole mentre culla il suo bambino. Nella sua mente, al riparo dalla realtà, Sasha immagina di sedere nuda a gambe incrociate, al centro di uno sconfinato palco, al buio, solo un bollo di luce dall’alto, di cui non si riesce a determinare la fonte, piove sulla sua figura delimitando un cerchio luminoso sotto di lei.

Tra le  braccia culla con amore un bambino. Il suo bambino. Frutto d’amore. Un amore sbagliato, perverso, cattivo.

«Non ti odio, bambino mio, non ti odio.» Continua a leggere

La gratitudine di uno sconosciuto

Con il caldo che fa ho iniziato da qualche giorno ormai a portare Gegè al parco un po’ più tardi. Ore 19 circa, o un pelo più avanti. Mi piace come orario, non è tranquillo come alle 6.30 del mattino – alle 6 e mezza il parco è vuoto, a meno di non mettermi a urlare è tranquillo per forza – ma comunque si respira un’aria di quiete molto simile. La lunga siesta serale, persone buttate al bivacco senza la benché minima voglia di fare alcunché. Persino chi sembra fare footing in realtà è immobile e si muove di moto apparente nella misura in cui sono io ad andargli incontro col cane.
Vabbè, forse esagero, è per dare un’idea dell’indolenza generale. Salvo piccole eccezioni. Continua a leggere

Memento Mori 22

Grim Reaper’s Tales
Memento Mori – parte 22

Mimmìa si inginocchia e mette i palmi delle mani a terra, la vecchia schiena malandata si fa sentire, protende le labbra rugose e soffia nella piccola coppa di bronzo poggiata sul pavimento, un getto d’aria leggero e costante per attizzare le poche braci, da una ciotola di legno poco distante prende un cucchiaino e ne versa il contenuto nella coppa, a contatto con il carboncino incandescente la polvere grossolana, verde e gialla, produce una debole fiammata e poi comincia lentamente ad annerire, muta il suo stato come previsto dal rito. Volute di fumo grigio e denso si alzano e si spargono con calma indifferente diffondendo un odore intenso ed esotico.

Oltre la nube d’incenso, la femina accabbadora scorge una figura vinta e prostata.

Il mietitore è legato con il filo spinato, costretto in ginocchio, il bastone sotto le ascelle, dietro la schiena, i polsi giunti tra loro da spirali di ferro, le spalle piegate in avanti, in quella posizione può muovere solo la testa, ma la tiene bassa, il teschio a mala pena visibile sotto la tesa del cappuccio. Continua a leggere

Santo Giullario

Lo mestiere dello giullare… Cognoscete donde viene lo dire “giullare”?

Ogni gruppo per volere di nostro Signore fa capo a uno santo uomo, i Francescani Santo Francesco, i Dominicani Santo Domenico, i Benedettini da Santo Benedetto, i Valdesi, non quelli no, ma solo perché Santo Valdo non si può sentire, e pure li giullari, da San Giullario. Continua a leggere

Lo ‘mperadore Buffone I

Bell’amici, d’uno buffone volgiovi ricontare, anzi, non uno buffone quale che sia, ma dello ‘mperdarore Buffone I.

Era una volta lo ‘mperatore Carlo che dalle terre d’Alemagna discese in chelle di Longobardia per cacciare, a punto, i Longobardi.

Studiando colli suoi baroni lo modo megliore d’incedere sullo nimico oltre le montagne, presentossi a lui uno giullare longobardo, uno buffone, cui con guisa assai secura disse:

«Cesare, cognosco uno passo intra chesti monti che condurrà te e l’oste tuo al loco ove alberga l’exercito nimico sanza ch’essi te vedano.» Continua a leggere

Memento Mori 21

Grim Reaper’s Tales
Memento Mori – parte 21

Max è seduto sul ciglio di un burrone. Sulle ginocchia ha un libro aperto. Un libro vecchio, non antico, uno di quei libri formato economico che ha passato una generazione o due, con le pagine ingiallite, macchiate e sformate dell’umidità. Non lo sta leggendo, guarda il deserto di cenere e più in là l’orizzonte, il colossale tentacolo nero che da una distanza incolmabile si piega fino a lui, lo sovrasta in paziente attesa, pianta le sue radici sulla piana di grafite un abisso più in basso.

Alle sue spalle, equidistante da lui e tra loro, i Mara lo osservano.

«Quindi lo stronzo di balena qui sopra ha cercato di fottermi, è così?»

«Le anime nere che lo compongono la colonna della dannazione hanno tentato di possederti» spiega una delle ragazze.

«Appunto. E voi mi avete salvato.»

I Mara rispondono a turno, senza lasciare pause tra le loro frasi.

«Noi siamo solo una manifestazione del tuo legame con la Tenebra.»

«Questo legame ha impedito loro di farlo.»

«Qualcosa della tua coscienza è rimasta imprigionata nella realtà.»

«Come è possibile?» chiede Max. Continua a leggere