altro, poesia

La lista

Eravamo d’accordo quasi tutti
sull’idea che nessuno fosse uguale
C’erano i belli e c’erano i brutti.
E in questo non vedevamo alcun male.

“Amici, non è un problema d’aspetto.
Qui non è una questione di bellezza,
per Dio, ma di bontà!” disse l’eletto.
E iniziò a tirare una strana brezza.

“Se noi siamo i buoni” diceva il coro
“– Perché buoni noi lo siamo di certo –
i cattivi devono essere loro,
quelli passati dal portone aperto”.

Per prima cosa chiusero i portoni.
C’erano i buoni e c’erano i cattivi.
E i cattivi eran diversi dai buoni:
cattivi solamente perché vivi.

Poi decisero di fare una lista
in base al criterio della bontà.
Qualcuno diceva “è un punto di vista”,
ma era solo un punto di cecità.

Si chiedeva qualcun altro “Ancora?
Non impariamo mai niente? Ma come?”
“Preoccupati” rispondevano allora
“Che sulla lista non ci sia il tuo nome”.

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Con le braccia chiuse

Il volto imperturbabile ai soprursi,
le braccia incrociate, chiuse, in attesa
dei vinti: la posa dei vincitori,
contro il sole che sorge all’orizzonte.

Con le braccia, anche gli occhi si son chiusi
per non vedere quella mano tesa;
e così si sono chiusi anche i cuori
nella morsa dell’acqua sotto un ponte.

Ogni bocca chiusa oggi racconta
il rifiuto per le vite sofferte.
Sappiatelo, quando il sole tramonta
fa freddo anche con le braccia conserte.
Non voltiamo le spalle a questa onta:
rimaniamo con le braccia aperte.

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Il mio posto accanto a loro

Anche oggi sono sul treno che mi porta a Roma e, botta di culo, anche oggi ho trovato posto a sedere nonostante il treno sia con mezz’ora di ritardo e sia imbottito di gente a livelli assurdi. Sono seduto vicino a Leefah (scrittura di fantasia della pronuncia “lifa”, o qualcosa del genere…), un immigrato ganese che è venuto in Italia a fregarmi il posto finestrino… Che è un oltraggio non da poco perché io sul cestino sotto il finestrino ci appoggio il cellulare.
Forse il culo non c’entra, ma ci torno dopo.
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Novità della “legge sul caporalato”

Riporto il link a un mio piccolo articolo pubblicato da “Lavoro Italiano Agroalimentare” per dire che qualcosa si è mosso, contro lo sfruttamento e verso un’idea più giusta di lavoro. E sapete perché qualcosa di è mosso? Perché si può muovere e perché qualcuno ha lavorato affinché si muovesse. Le modifiche apportate dalla “riforma sul caporalato” sono state volute, ideate, studiate, proposte, spinte e infine fatte approvare dalle organizzazioni sindacali. E la legge è cambiata.

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Delle luci a Natale

Anche stasera, come tutte le sere che Dio mette in terra, portavo il cane a spasso. Ore 18.30 circa.
Già mi preparavo a una splendida passeggiata sotto zero con Gegè al parco della Montagnola quando sento delle voci, un simpatico coretto, diciamo, che motteggia proprio davanti al primo ingresso, quello più vicino allo Sferisterio per intenderci.
Oh, che bello sono già partiti i cori di Natale, penso.
“Fuori! I fascisti! Dalla città!”
No, non è un coro natalizio… Sarà l’ennesimo collettivo anarchico che manifesta per qualche motivo tutto suo.
“Siamo! Tutti! Antifascisti!”
Ah, no, è il club degli illusi… Continue reading “Delle luci a Natale”