Storiella 48 – Color di tranuccolo

Si dice i tranuccoli, con tutti quei colori, siano i fiori preferiti dal Grande Astra, fin da quando erano solo dei comuni fiorellini gialli.

Una volta, li stava osservando pigramente crescere in un prato, quando una giovane tizia richiamò la sua attenzione.

Era una giovane pittrice che voleva entrare nella scuola d’arte di un famoso pittore.

Il maestro pittore, però, oltre a essere molto bravo, era anche molto antipatico, e le aveva detto: “Vedi il prato che cresce davanti la mia casa? Se riuscirai a dipingerne uno uguale, potrai essere mia allieva”.

La pittrice si impegnò al massimo e dipinse il più bel paesaggio di boccioli di tranuccolo che si fosse mai visto e lo portò dal maestro.

“Sto partendo per un viaggio. Torna tra un paio di mesi” le disse lui.

Così, dopo due mesi, la giovane tornò a fargli vedere il dipinto, ma il pittore la sgridò: “Hai dipinto boccioli, ma il mio giardino è giallo per quanti fiori ci sono!”

Infatti, nel frattempo, era arrivata la primavera e i tranuccoli erano sbocciati.

La pittrice dipinse allora un altro quadro pieno di tranuccoli rigogliosi e lo portò di nuovo dal maestro, che la fece attendere mentre finiva di lavorare.

La giovane attese per ore, ma fu di nuovo rimproverata: “Hai dipinto fiori aperti, ma nel mio giardino ci sono solo fiori chiusi!”

Infatti, ormai era notte e i tranuccoli avevano chiuso le loro corolle.

La giovane pittrice rimase lì e pianse fino al mattino sul suo bel quadro. Le lacrime inzupparono la tela e mischiarono tutti colori.

Il Grande Astra, triste per lei, pensò di farla pagare al borioso pittore colpendolo con un fulmine, ma poi ebbe un’idea.

La mattina presto, il maestro trovò la giovane davanti l’uscio di casa e si arrabbiò molto.

“Sei ancora qui?” gridò.

Voleva dirle anche: “Il tuo quadro non somiglia per niente al mio giardino!”

Ma alzando gli occhi, vide che i fiori del suo giardino avevano i petali di tutti i colori dell’arcobaleno mischiati tra loro, proprio come nel quadro.

Allora le disse solo: “Parliamone”.

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