Nictofobia, di Elisa Montovani

 
Il sottotitolo è un manifesto sintetico degli intenti di questa raccolta di 27 racconti dell’orrore, in cui trovano posto il grottesco, il mostruoso, il sovrannaturale nelle più ordinarie situazioni di vita quotidiana.
“Il Buio dell’Anima”. Perché il buio fa paura. Nel buio si muovono cose spaventose di cui possiamo solo immaginare la forma e le intenzioni. E se il buio è quello dell’anima, quelle cose amorfe sono le parti di noi che ci attendono da sempre al varco di una vita ordinaria, di cui sospettavamo l’esistenza, ma che abbiamo sempre rifiutato.  
Il buio narrato in questa antologia è il desiderio insano e insanabile di compagnia, la passione morbosa, l’amore distorto, la bramosia di possesso, ma anche il rimorso che diventa un tormento autoinflitto e quindi vendetta che travalica la morte e che dalla morte richiama i colpevoli fino alla follia.
L’anima è quella distorta da cui nascono gesti di semplice crudeltà, semplice cattiveria, sebbene la cattiveria non sia mai semplice, talvolta immotivata, ingiustificata, ma sempre complessa e aberrante nella sua perversione di scopo, di natura anti-umana e anti-sociale.
Scopriamo l’orrore che passa attraverso l’ironia della sorte, le tragicomiche fatalità che talvolta si ritorcono contro chi le ha scatenate, e insieme a questo i banali errori di valutazione che portano ad atrocità senza nome, subite da chi confonde per innocenza la semplice attesa dei predatori in attesa di azzannarti alla gola.
E ancora la vendetta, consumata fredda, come è usanza, in maniera consapevole, studiata o del tutto delirante.
In molti dei personaggi si riscontra una spietatezza che sfocia nell’efferatezza del sangue e del dolore carnale solo come dichiarazione di onestà, ma che persiste in maniera subdola e strisciante o urla sguaiata anche nelle comparse e nelle stesse vittime, che spesso si rivelano essere anch’esse mostri, solo con un trucco più elaborato a coprire un volto orribile.

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