Dietro anime d’inchiostro, di Marco Chiaravalle

“Per quanta povertà ci circonda, per quanta solitudine siamo costretti a patire, per quanto odio possiamo avete in corpo, quando una disgrazia ci fa cadere a terra, ci rendiamo conto che siamo tutti uomini e che dobbiamo tendere la mano a chi ci sta vicino”

Confesso, volevo abbandonare questo romanzo dopo il primo capitolo.
“Ecco un altro metatesto da piccolo genio incompreso” ho detto.
Per fortuna finisco sempre il libro che comincio, perché qui l’autore fa una cosa eroica – cioè o incredibilmente coraggiosa o incredibilmente stupida – ci mostra sé stesso, o il suo personaggio, per come è, per quello che pensa davvero, attraverso le piccole meschinità taciute con cui è impossibile non empatizzare, ma che sono anche gli indici di mediocrità da cui cerchiamo di quotidianamente di fuggire.
Quindi il libro l’ho finito, e l’ho adorato, a metà lettura ho riletto il primo capitolo e ho adorato anche quello, mi ha fatto ridere, piangere, amare e odiare, al momento giusto, perché in fondo è come il suo protagonista: uno tenero che gioca a fare il duro.
Chi ha fatto pace (più o meno…) con le proprie bassezze e con le proprie grandezze non ha nulla da temere da questo romanzo,  agli altri può far saltare la mosca al naso, dice le cose che deve dire, anche se danno fastidio: che da soli si sta male, si fa del male, si diventa il male, la solitudine è la parte peggiore di noi. Dice anche che si fa soffrire anche chi si ama e che spesso alla sofferenza, alle tragedie, non c’è un motivo, ma uno scopo possiamo darglielo noi.
Mi ci sono ritrovato in questa storia di un ragazzo che scrive senza essere uno scrittore, capace di far vivere i propri personaggi, piùdi quanto non viva lui stesso.
Concede alla fantasia di prendere spazio nella realtà della propria vita, fin quasi a risucchiarla e a sostituirla, perché di quest’ultima non riesce a comprenderne la struttura e quale sia il suo posto, quindi ha messo delle bugie a puntellare le facciate traballanti.
Non è un po’ quello che prima o poi facciamo tutti?

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