Ghimely e lo specchio d’altrove, di Loriana Lucciarini e Sabrina Cau

“Qual è il modo giusto per dire addio a chi si ama così tanto?”
 
Forse non è la prima citazione che verrebbe in mente leggendo questo libro, eppure credo che molto del suo significato si riveli se rivolgiamo questa domanda a noi stessi.
Quanti cambiamenti rimangono inattuati per la paura che ci tiene legati all’idea (positiva o negativa) che abbiamo di noi stessi?
Non si tratta solo di questo ovviamente, nella storia si parla anche di separazioni da altri e dagli affetti, ma è soprattutto un racconto di crescita personale condensato in un’avventura fin dall’inizio misteriosa, ma strutturata, come per dire che attraverso alcune situazioni difficili e dolorose è necessario passarci se si vuole diventare adulti.
Una strada disseminata di insegnamenti antichi, il cui significato è da svelare come la soluzione di altrettanti enigmi. Esperienze reali, che i protagonisti affrontano in quella condizione mediana tra l’adolescenza e l’età della responsabilità, e quindi con la consapevolezza che ogni ostacolo è una prova da superare ed è superabile.
Gli elementi di un’epopea fiabesca ci sono tutti, rivisti e ammodernati, ma leggendo si respira il profumo della fiabe con mostri, fate buone, giovani eroi persi nei boschi, aiutanti magici e il sentiero che conduce al cuore del mistero.
Un sentiero fatto di cadute e di epifanie, sul cui tracciato la rivelazione sembra contagiosa. Può darsi che sia perché l’Altrove che funge da ambientazione è un mondo più semplice, più simbolico, fatto di archetipi sorti in risposta agli impulsi emotivi dei giovani protagonisti. Più caotico, ma forse anche più vero nel suo essere frutto di necessità, dove tutto ha un perché anche se il senso ne è celato; scevro da sovrastrutture, dominano la volontà e il sentimento.
I personaggi sono investiti di un sacerdozio nella liturgia della prova, hanno doveri sacri verso loro stessi e verso gli altri, in questo senso sono strumenti al servizio del lettore e la loro personalità fa un passo indietro mentre officiano il rito della crescita verso la maturità.
Vengono catturati in una dimensione diversa, che si discosta dalla loro (e dalla nostra) solo perché è immediata e manifesta agli occhi la realtà che nel mondo da cui vengono è lenta e nascosta, cioè che il cuore plasma la realtà e che le persone cambiano e possono cambiare in meglio.

“È necessario accettare e accogliere ogni aspetto di noi, non ha senso fuggire da ciò che non comprendiamo per paura di affrontarlo”

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