Colore di donna – recensione

“Colore di donna. La forza di una nuova rinascita” di Liliana Manetti

“Come ingrandire un particolare di un attimo sospeso?” (Attimi) si chiede l’autrice verso la fine della silloge e il lettore comprende a quel punto che questa ricerca dal profondo valore estetico e morale, guida in un modo o nell’altro la lettura di ognuna delle 76 liriche che, capitolo dopo capitolo, lo ha portato alla scoperta introspettiva di un mondo interiore dove esperienza e poesia dialogano apertamente.
I temi del loro parlarsi sono molteplici, ma tutti specchio di quel grande fuoco, di quel binomio amore/morte che da sempre infiamma gli animi poetici e via maestra per purificarsi “dal dolore e dai drammi che sono presenti nell’esistenza”, mettendo a nudo l’artista, costringendola a vedere l’illusione delle sue stesse parole, nella scrittura, che la strappa dolcemente da questo mondo per portarlo in un altro, ma solo per consentirle di vedere da lontano la propria vera natura.
Solo in questo modo può affrontare i momenti di sofferenza e dire “le paure, le lascio cadere” (Un tuffo nella vita), continuare a vivere e rinascere “come donna e soprattutto come artista”.
E in questa visione di sé stessa come donna-artista che “sogna… fortissimamente sogna… […] con l’armatura distrutta e la vita ancora tra le mani” (È notte), la scrittura, poesia o narrativa, diventa non solo oggetto del desiderio, ma strumento potente e indispensabile di rigenerazione, di vera e propria rinascita nella consapevolezza di una gratuità ontologica senza fine, in cui perfino “un buco nel cuore” è spazio disponibile a essere riempito della propria essenza poetica e di speranza attraverso caratteri scritti, figure, suoni, attraverso cui “finalmente la speranza riprende colore” (una nuova alba).
Totalizzante l’immagine della poetessa che disegna “simboli d’infinito” intorno al suo dolore più grande (Io), che travalica la personale raffigurazione del poeta che chiude il cerchio della propria sofferenza, modificando di fatto la propria realtà intrinseca, ma che allarga i propri orizzonti concettuali a ogni possibile lettore e alla propria storia e che “è simbolo di un’umanità che mai si arrenderà” (Un’alba speciale).
Centinaia di versi per cantare sulle note della “magica melodia del nuovo giorno” (Nuances) un amore sconfinato, quello ricambiato per la scrittura, un amore che nasce dalla gratitudine per “l’amore dato e mai rivoluto indietro” (Grazie) dalla scrittura; una fede indiscussa nella vita che nasce dunque come risposta attiva a una forma di amore primevo e che fa sussurrare all’autrice, più che gridare, in un rapporto intimo e confidenziale “poesia… poesia ti amo” (Occhi sporchi di turchese).

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