Tra dodici assi

Foto di Valentina Fodale

È la mia anima – te la mostrai –
tu già conosci di cosa è capace,
quanto titanica sia la sua brama,

La sua voce, che non riposa mai,
provo ad ignorarla, ma non tace,
fuggo nel silenzio e anche lì mi chiama

Così l’ho rinchiusa tra dodici assi
di legno e di acciaio, che ho sigillate
con cera al tramonto e chiodi di ruggine

Prima che all’alba il sigillo collassi
per una serie di intese sbagliate,
prima che accada, ti supplico, fuggine

Quando cadranno le nostre barriere
non vaglierà distinzioni di sorta
come un bambino che è senza criterio

Come un bambino sa solo volere
fino a esplodere e nulla gl’importa
di chi soffrirà del suo desiderio

Fuggi da questa connivenza spuria,
ché a me solo, fra tutti, è stato dato
di illudere e di ammansire il mostro,

di esorcizzarne l’innocente furia
col tempo, sopra un foglio immacolato
grazie a un vortice efferato di inchiostro

I furori sono stati sconfitti
Ho pagato il prezzo che mi hanno imposto
Non tornerai, ne sono persuaso

Ho messo l’anima dentro i miei scritti
Non m’appartiene più, questo era il costo
Leggi, se vuoi o anche solo per caso

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