L’albergo dei sopravvissuti

Ancora oggi mi chiedi perché
io tengo lontana ogni persona
e mi nascondo, chiuso al riparo

da tutto e da tutti all’infuori di te
e poiché il mio dolore ti dona,
te lo porgo, so che l’avrai caro

Per questo solo oggi ti confesso
che come le minuscole tessere
di questo disturbante mosaico,

vicino o lontano fa lo stesso:
ovunque sia, ci sono senza essere,
perduto dentro il mio male arcaico.

Il mio dolore, lo custodirai
anche nel momento, corrisposto,
in cui ti dirò che ti appartengo

da sempre, ma questo non è mai
stato né il mio tempo, né il mio posto,
sebbene sia da qui che provengo.

Ecco perché: perché chi è rimasto
poi vive in un luogo separato
dalle città stracolme di gente,

abita un luogo fin troppo vasto,
sempre vicino a chi se n’è andato,
dove il ricordo è stato inclemente,

dove la vita è solo lo sfondo;
in primo piano vaghi rifiuti.
Ma tu acconsenti, tu non ti spegni;

per la tua luce contemplo il mondo
dall’albergo dei sopravvissuti
che non sentono di esserne degni

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