Posati, Alcione

Posati, Alcione, e placa le tue pene,
la riva è calma, l’acqua cristallina.
Raccontami del tuo perduto amore.

Quante lacrime di donna contiene
il mare della gelosia divina?
Piume azzurre di martin pescatore

si librano al di là della scogliera,
quando vivere è divenuto un torto
perché hai saputo di essere da sola.

Quali preghiere il sommo Zeus avvera
con il suo senso di pietà distorto?
Le tue, Alcione? Ora che puoi vola.

Lasciarsi cadere, precipitare,
vedersi crescere splendide ali
del colore del cielo e delle onde.

Viva connessione tra cielo e mare
sei tu, Alcione. Cosa provi? quali
moti tra le altezze e acque profonde? 

Un desiderio consunto, eroso
dal divenir volatile di lido.
Allontanò la morte, il nuovo inizio,

ma voli alla ricerca del tuo sposo
e l’alta marea distrugge il tuo nido,
placandosi solo al freddo solstizio.

Dimmi se hai trovato infine la pace
nel mutare sembianze di pennuto.
Sei davvero libera? Lo sei, Alcione?

Può, il tuo volo, rendermi capace
di vivere oltre quello che ho perduto?
Restiamo enigmi senza soluzione.

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