L’ora della scimmia – capitolo 22

Le parole che Giano ha detto a Lolo

Ti dirò chi sono, così potrai farti un’idea tua sul mio conto.

Così su due piedi direi che sono uno a cui piace avere a che fare con la gente. Parlare alla gente.

Vedi tutte queste persone?

Giovani, ragazzi, adulti, uomini, donne; non ha importanza. Molti di loro, forse la maggior parte, sono qui perché ho parlato con loro.

Li ho incontrati di persona, a volte, ho ascoltato le loro richieste, ho posto attenzione ai loro bisogni e ho dato loro delle risposte; quelle che ero in grado di dargli senza fare vuote promesse.

Come hai detto tu prima, non ho fatto davvero niente di speciale. Ho fatto… abbiamo fatto quello che stiamo facendo io e te adesso, quello che fa chiunque quando incontra una persona e la conosce: abbiamo instaurato una relazione umana, diretta, per quanto mi è stato possibile.

È veramente il minimo; ho chiesto loro di poter essere il loro portavoce, il rappresentante delle loro idee, e lo chiederò di nuovo alle prossime elezioni.

Sono convinto che sia stato questo mio essere… normale, so che il termine è sconveniente, a rendere possibile tutto questo, cioè a portarvi qui oggi.

Tutti, in cuor loro, desiderano poter fare qualcosa in prima persona per gli altri e per la società, qualcosa di più, anche chi già è impegnato nel sociale o nel volontariato, hanno solo bisogno di un esempio e di non sentirsi soli. Soprattutto, di non essere soli.

Io voglio essere per loro la garanzia di una società unita e attenta alle esigenze di coloro che, finora, quando avevano bisogno hanno trovato solo il vuoto delle istituzioni.

Finora hanno conosciuto una politica nel migliore dei casi indifferente, ma sappiamo tutti bene quanto le manovre politiche degli ultimi anni siano state subdole, oppressive, mirate solo agli interessi dei politici e dei poteri che di fatto manovrano le sorti di questo Paese.

Ma ora possono intervenire. Sono qui per far capire a chi ci governa che il potere è sempre stato nelle mani del popolo, nella loro voglia di cambiamento: hanno la capacità straordinaria di immaginare un mondo diverso.

E succederà proprio questo, sai? Il mondo cambierà grazie ai loro sforzi.

Io sono qui solo per ricordarglielo. Continuo a ripetergli chi sono, che cosa si meritano, cosa sono in grado di fare: sono loro la speranza.

Io sono in grado di fare poco, ma posso consegnare nelle loro mani gli strumenti sociali e normativi per poter fare tutto questo.

Non sono frasi fatte le mie, te lo assicuro. Ciò che ti ho detto deriva da una profonda consapevolezza delle potenzialità altrui, di questo paese, ti direi dell’umanità intera, se non corressi il rischio di scadere nella retorica, anche se si tratta di una consapevolezza dettata dall’esperienza diretta.

Non sono sempre stato un politico. Da giovane aspiravo a esserlo. A causa di alcuni indegni rappresentanti della categoria, oggi la parola a stento non è usata come sinonimo di delinquente. Ma nonostante tutto, io credo ancora che la politica possa essere il più nobile tra gli impegni umani: l’impegno a spendersi totalmente per il bene degli altri, sebbene limitatamente ad alcuni aspetti.

Io ho accettato la sfida.

Sono partito dal basso, da molto in basso, e ogni conquista, anche la più piccola, mi è costata un’estrema fatica

Sono dovuto crescere in fretta e far tacere le fantasie infantili, questo mi ha reso più consapevole, e ho scoperto che il momento in cui arrivi a dubitare di te stesso, quando sei a un bivio, solo a quel punto hai davvero qualche possibilità di essere te stesso.

I media mi ritraggono come non sono. Non sono particolarmente intelligente o simpatico, non sono neanche un leader naturale, ma a un certo punto ho avuto chiaro quello che volevo: migliorare ciò che c’era intorno a me, la realtà in cui vivevo

È dura crescere in un contesto di povertà, non lo devo certo insegnare io a te. Le borgate che circondano la Capitale, interi quartieri popolari lasciati all’incuria e al degrado. Quando cresci lì, sei ai margini, rimani uno di fuori, ti porti appresso il marchio della discriminazione, la colpa di essere nato simile, ma non uguale

Non è forse nelle differenze la forza dell’umanità?

All’inizio era un dubbio, poi è divenuta una certezza. Con questa visione nella testa ho dato tutto me stesso nello studio, ho preso una laurea in filosofia, e sia contemporaneamente, sia dopo, nel lavoro. Qualsiasi lavoro pur di non essere costretto a rubare o a fare cose peggiori, per essere sempre coerente.

È difficile non scendere a compromessi quando vedi che ti viene tolto tutto a causa di ciò in cui credi. Sarei caduto, più volte, più in basso di dove ero partito, se non fosse stato per loro.

(allarga le braccia a includere tutti i presenti)

Le persone, gli altri, mi hanno dato uno scopo. Il sociale, la solidarietà, come trampolino di slancio per l’azione politica.

Non sono un esempio di virtù, ma di ogni mia azione devo rendere conto.

Ho commesso degli errori, è vero, prima di capire quale fosse la linea che volevo seguire e il programma che volevo portare avanti; ho avuto esperienza delle varie fazioni. Ci ho provato a dare fiducia ai vecchi leader.

E ho capito che solo un movimento dal basso poteva aspirare a un reale cambiamento; migliaia, milioni di persone che lavorano insieme, l’uno a fianco dell’altro, per ottenere una vita migliore per tutti, non vane promesse elettorali per dare il contentino a qualcuno.

A determinati livelli, quando si sale in alto e si diventi importanti, diventa faticoso vedere come stanno le cose in realtà, per gli uomini e le donne vere.

La realtà viene vista attraverso un velo, che offusca ogni cosa e confonde i dettagli.

Da lì dietro, gli individui non si riescono più a vedere, si confondono gli uni con gli altri, sembrano solo masse, flussi, numeri.

E chi rimane isolato, spesso, viene considerato sacrificabile all’interesse maggiore.

Il bene comune è diventato uno strumento di emarginazione, di imposizione, di costrizione e unificazione del pensiero.

Io ci sono arrivato, ho guardato la realtà attraverso quel velo, e sono stato tentato di rimanere al mio posto, seduto su una comoda poltrona, e di limitarmi a osservare il paese andare per la sua strada, sforzandomi solo quel tanto che serviva a seguire i miei interessi e a soddisfare i miei bisogni.

In fondo era quello che vedevo accadere ogni giorno attorno a me. “Così va il mondo” mi dicevano. Il grande alibi per le nefandezze dei potenti e per l’ignavia degli altri.

Ma sono stato fortunato. Ho incontrato un maestro, colui che mi ha insegnato tutto quello che so sull’azione politica efficace, sul parlare agli altri e con gli altri, sulla passione e sull’abnegazione al lavoro, sulla resilienza e sull’onestà.

Vedi, ognuna delle persone qui presenti, compresi me e te, sono importanti per le scelte che hanno fatto, prima di tutto andare contro il sistema, e per le idee che hanno, prese singolarmente, diverse tra loro: un dialogo vivente.

Forse non saremo in grado di mantenere subito le promesse che ti ho fatto.

Ma se sei qui è perché altrove non hai trovato nessun’altra realtà che ti rappresentasse, perciò ti chiedo di aspettare ancora un po’ e vedrai qualcosa muoversi.

Non mi vergogno a dire che ho bisogno di te, della tua fiducia. È sulla fiducia reciproca che è stato costruito tutto questo.

È stato difficile, ma ne è valsa la pena, perché io non sono nessuno senza di voi.

Solo uno che parla troppo.

***

Giano si congeda con qualche convenevole che Lolo non ascolta, intento a interpretare il sorriso che accompagna la sua ultima affermazione.

Quello che Lolo ha sentito nelle parole di Giano

Ti dirò chi voglio che tu pensi che io sia.

Lo so bene, sono uno a cui piace avere gente sotto di lui, uno a cui piace farsi ascoltare dalla gente.

Vedi tutte queste persone?

Sai come si dice: gli stupidi non hanno età. Né genere. Sono tutti qui perché, direttamente o indirettamente, li ho coperti di attenzioni.

Ho regalato loro un po’ del mio tempo, ho fatto finta di ascoltarli, anche se non serviva: si lamentano tutti delle stesse cose e vogliono sentirsi dare le stesse risposte, sono disposti a credere a tutto.

Ho fatto esattamente quello che volevano che facessi, niente di speciale. Ho fatto quello che sto facendo con te, quello che faccio sempre quando incontro una persona e voglio convincerla: ho sfruttato il loro bisogno di relazioni umane, ne ho approfittato, per quanto mi è stato possibile.

È bastato quel minimo: ora posso chiedere qualsiasi cosa, parlo per loro, gli dico cosa devono pensare, sono il loro capo e mi daranno il potere che voglio.

È la loro convinzione che io sia il loro modello… ideale, anche se di idee loro non ne hanno, di uomo e di leader, ad avermi portato dove sono oggi.

Tutti, in cuor loro, desiderano avere qualcuno che gli dica cosa devono fare e nel frattempo li lusinghi, anche se dicono il contrario; si avvicinano agli altri solo per i propri bisogni e per paura di rimanere soli. Hanno il terrore di essere soli.

Loro vogliono me, perché sanno che come me non potranno mai essere, così cercano la mia attenzione e, finora, gliel’ho data; perché devono sentire il bisogno che io ci sia e un vuoto incolmabile quando non ci sono.

Li conosco tutti, sono egoisti e indifferenti a tutto ciò che non li riguarda direttamente; sanno bene di essere solo spettatori del grande gioco di qualcun altro e lasciano comunque che ciò accada, non gli interessa, non sono in grado o forse preferiscono non vedere i segni.

E qui intervengo io; quello che politici, dominatori e capi popolo fanno da sempre inconsapevolmente o in virtù di doti personali, io attuo con metodo: do loro l’illusione di essere diversi, così che il mondo possa continuare a rimanere immutato.

E succederà proprio questo, sai?

Il mondo rimarrà uguale, anche semmai dovessero sforzarsi di farlo cambiare.

Io sono qui per approfittarne. Continuo a dargli quel poco di attenzione necessaria a rimanere sempre nei loro pensieri: sono la loro ossessione.

Per avere quel poco che io sono disposto a dare, loro mi daranno sempre di più, mi daranno esattamente ciò che chiedo, mi daranno tutto.

Non sono solo vanterie le mie, te lo assicuro. Ciò che faccio deriva da una profonda conoscenza dei bisogni altrui, della solitudine e delle paure dell’umanità intera, di ogni singolo individuo. Non ho dubbi perché si tratta di una conoscenza confermata più volte dall’esperienza diretta.

Non sono sempre stato un politico. Ho solo capito che era il mezzo giusto. Grazie ad alcuni imbecilli che mettono in mostra i loro grossolani eccessi, i più furbi possono prendere il vessillo degli onesti contro i delinquenti. Ma anche quella è una copertura; io credo che nella politica non ci sia più nulla di salvabile, se mai c’è stato: è un patto a cui le persone si prostrano per delegare ad altri le proprie responsabilità e i loro insuccessi.

Io ho accettato lo scambio.

Sono sceso in basso, molto, molto in basso. Ho conquistato la vetta calpestando i corpi degli altri per salire. Per farlo ho dovuto mettere a tacere la mia coscienza, ma sono sempre rimasto consapevole e ho scoperto che il momento in cui arrivi a farti schifo, quando sai che peggiore non potrai diventare, solo a quel punto hai davvero qualche possibilità di reale successo.

Oggi ai media do esattamente ciò che vogliono. Per loro sono l’uomo nuovo, intelligente e simpatico; hanno fatto di me un leader naturale, ma ho sempre molto chiaro che sono io a usarli per arrivare dove voglio: controllare chi è intorno a me, essere al di sopra di tutti.

È dura crescere in un contesto di povertà. Ho imparato presto a pensare solo a me. Le borgate sono galere a cielo aperto dove vengono relegati gli scomodi della Capitale, gli indesiderati. Sono sopravvissuto a tutto quello che mi hanno fatto lì e ne sono uscito facendo di peggio; ho scelto di chi servirmi e chi schiacciare. I forti e i deboli sono simili, ma non sono uguali.

Comprendi le profonde differenze che dividono l’umanità?

Io le ho subite, le ho sperimentate sulla mia pelle. Ne ho studiato a fondo la natura e gli effetti concreti: sono presenti e caratterizzano ogni aspetto del nostro mondo. Ho lavorato a lungo per scalare queste differenze e arrivare a poter fare tutto quello che si può fare, senza pagarne le conseguenze.

Certo, bisogna saper scegliere i compromessi più convenienti, la parte vincente sul lungo periodo, non credere mai veramente in una causa. Per sfruttare un serraglio sconfinato: loro.

(allarga le braccia a includere tutti i presenti)

Gli inferiori, quelli più in basso, quelli senza uno scopo. La società delle disuguaglianze come terreno da calpestare per vincere.

Eppure resto un perdente. Ogni mia azione è segnata dal marchio di un grande fallimento.

Ho tradito spesso la fiducia che mi è stata data, ma ho capito che ci sarebbero sempre stati altri, nonostante tutto, disposti a darmene ancora, a patto che fossi disposto a cambiare faccia di volta in volta e a guidarli senza rimorsi.

E ho capito che manipolando le fasce basse della popolazione potevo far fare loro ciò che volevo; migliaia, milioni di burattini al mio servizio, in una massa indistinta che guarda in alto, verso di me, in attesa che dia loro motivazioni, come elemosine elargite a un pezzente.

Al livello a cui sono, al di sopra del resto dell’umanità, si vede chiaramente la realtà delle cose e sugli esseri umani, come tu potresti vedere un formicaio. Scorgi la verità che si cela dietro il velo della menzogna sotto cui brulica l’umanità.

Oltre il velo si vedono solo individui confusi, nemici gli uni degli altri, spaventati da quello che in teoria sarebbero in grado di fare.

Impauriti e isolati, sprecano le proprie potenzialità e le sacrificano a una vita senza ambizioni.

Potrebbero vivere bene, tutti, insieme, ma potrebbero anche distruggersi tutti a vicenda, distruggere tutto; così preferiscono non pensarci, non pensare affatto.

Io ci sono arrivato, ho guardato la realtà oltre quel velo, e sono stato tentato di rimanerne al di sotto, rannicchiato in un angolo, tremante, a osservare la storia fluire indipendentemente da me, indifferente, pensando e agendo solo quel tanto che fosse bastato a fingere di essere qualcuno, di contare qualcosa.

In fondo è quello che scelgono di fare tutti coloro che mi circondano, scelgono come debba andare il mondo, scelgono la menzogna a cui credere e vi si arrendono.

Ma ho udito un sussurro che mi diceva cosa fare, la voce di colui che mi ha insegnato tutto quello che so sulla manipolazione, sulla persuasione, sul sacrificio proprio e degli altri, sulla pazienza nella realizzazione dei propri piani.

Vedi, nessuno dei presenti è realmente importante, se non come parte della folla; la folla non ha storia, non pensa, agisce e basta e io gli dico come agire; ognuno di loro grida e crede di essere ascoltato, ma la folla è muta.

Non ho alcun interesse a mantenere le promesse che ti ho fatto.

Ma ti sto dando i motivi per adorarmi, e se te andrai non importa, ci sarà qualcun’altro che ti sostituirà; è un moto perpetuo di desiderio e disperazione.

Non mi vergogno di dirti che domani, di te, non mi ricorderò neanche. È sullo sfruttamento degli altri che ho costruito la mia vita.

È stato facile, funziona sempre, perché voi non siete nulla senza di me.

Io sono tutto.

***

Mahir si congeda con qualche convenevole che Lolo non ascolta, intento a interpretare il sorriso che accompagna la sua ultima affermazione.

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