L’ora della scimmia – capitolo 14

La storia del mondo

In una grande radura pianeggiante cresceva il Giardino, un luogo di armonia e bellezza, sempre verde e fiorito grazie al terreno fertile e alla temperatura mite. Al centro del giardino si ergeva la Dimora di Dio, cristallina e impenetrabile, nella cui grazia lavoravano i Messaggeri, coperti di luce, per curare le molte piante che vi crescevano attorno e soprattutto l’Albero della Verità, dalla chioma di smeraldo e dai cui rami pendevano frutti bianchi e luminosi come perle.

Tutto intorno al Giardino si estendeva la Foresta, i cui alberi alti e contorti crescevano così intricati da non consentire ai raggi del sole di toccare il terreno. Lì al freddo e nell’oscurità prosperavano sciami di insetti, animali velenosi e ogni genere di bestia spaventosa e pericolosa.

Oltre le insidie della Foresta si estendeva il Mondo, dove la natura faceva il suo corso e andava crescendo e mutando costantemente sotto lo sguardo attento e premuroso di Dio.

Il rispetto per l’equilibrio del Mondo era assoluto: il piccolo predatore mangiava l’insetto e l’uccello rapace mangiava il piccolo predatore, la bestia da pascolo brucava l’erba in grossi branchi e i grandi predatori aggredivano i branchi e si nutrivano delle bestie più deboli, anziane o malate

Mai Dio, nella sua sapienza e nella sua potenza, era intervenuto a modificare l’ordine naturale delle cose, per quanto crudele potesse apparire. Solo per gli uomini lo fece.

A quel tempo, gli uomini erano creature dall’aspetto ancora animalesco, eppure già molto diverse dagli altri animali. Erano differenti per via della loro andatura eretta, per l’intelletto sviluppato e per la viva curiosità di ricercare, esplorare e apprendere; ma ancora di più per quello che portavano nel cuore.

Due di queste creature, un maschio e una femmina, fuggivano nella Foresta da un animale feroce e vorace, la Belva, di cui non conoscevano l’aspetto – di certo spaventoso – ma che temevano più di ogni altra cosa.

Si nascosero così alla vista dentro l’incavo di un grande tronco caduto, celato da frasche verdi e da rovi. Ma la Belva era in grado di fiutare il terrore nell’aria e si avvicinò al nascondiglio senza preoccuparsi di attutire il rumore dei suoi passi, perché sapeva che più gli uomini l’avessero udita avvicinarsi, più la loro paura sarebbe cresciuta, guidandola da loro.

Le due creature sentivano la Belva avvicinarsi e si abbracciarono. Non potevano impedire ai loro cuori di battere così forte da spaccarsi, ma potevano impedire che la morte li trovasse da soli quando fosse venuta a prenderli; quando la Belva li avrebbe infine trovati.

E sentirono un bisogno che mai prima di allora qualcuno al mondo aveva sperimentato: il bisogno di rivolgersi a qualcuno di più grande per essere salvati.

Dio vide tutto questo, ascoltò le prime preghiere degli uomini e sperimentò anch’egli qualcosa di nuovo: la fede, l’amore incondizionato di chi non ha più nulla da perdere e si affida.

Decise allora di intervenire. fece scendere dall’alto un velo sottile per coprire il tronco cavo e gli uomini al suo interno; la Belva non era più in grado di sentire l’odore della loro paura e cercandoli in giro non riusciva più a vedere alcuna preda.

Quando ebbe allontanato la Belva dal sentiero degli uomini, Dio allungò una mano verso le creature tremanti, intimorite e meravigliate nel vederlo coperto di luce e disse loro che non avrebbero più avuto nulla da temere, poiché da quel momento sarebbero stati i suoi preferiti.

Dio portò il primo uomo e la prima donna con sé, nella sua Dimora, fece conoscere loro il Giardino, i Messaggeri.

Ogni luogo era loro aperto, ogni bene era a loro concesso, ogni animale al loro servizio e ogni pianta a loro disposizione; a eccezione dell’Albero della Verità.

Dio proibì loro di coglierne i frutti, poiché egli stesso ne utilizzava il succo per scrivere le pagine del Libro della Storia, contenente il racconto di tutto ciò che era stato.

Gli uomini non capirono, ma obbedirono, poiché molta era la gratitudine e la fiducia che avevano nei confronti di Dio.

Il primo uomo e la prima donna si moltiplicarono nell’amore e i figli dei figli dei loro figli avevano perduto i loro tratti bestiali e si ergevano eretti come i Messaggeri e li aiutavano a curare il Giardino e la Dimora e nulla mancava loro. Non conoscevano la sofferenza e la malattia, e la morte era accolta senza paura dopo una lunga vita.

Dio continuava a osservare il Mondo dalla sua Dimora e non si mostrò più agli uomini, che lo glorificavano nel ricordo della salvezza ricevuta, tramandato di generazione in generazione, e rispettavano le sue leggi e i suoi divieti.

Tra loro c’erano due fratelli, figli della stessa madre, che chiesero di vedere Dio.

Dio accolse la loro richiesta e affievolì la luce di cui era coperto per mostrare un volto perfetto, simile al loro, gentile e sorridente.

Il primo fratello lo ringraziò e lo abbracciò, commosso che Dio avesse voluto renderli simile a lui.

Il secondo fratello, invece, lo guardò con invidia e sospetto.

“Se lui è come noi – pensava – perché egli può cogliere il frutto dell’Albero della Verità e noi no?”

Roso dal dubbio, nottetempo, il secondo fratello uscì dalla Dimora e si diresse verso l’Albero, stava per cogliere un frutto quando udì la voce del primo fratello.

«Fratello – disse questi – Non farlo, non ve n’è alcun motivo: nulla ci manca e nulla può farci male».

Ma il secondo fratello era deciso nelle sue azioni e rispose.

«È tempo per tutti noi di scrivere da soli il Libro della Storia».

«Perché parli per tutti, quando solo tu lo vuoi?» chiese il primo fratello.

«Tutti lo vogliono, ma tacciono il loro desiderio» fu la risposta.

«Allora dobbiamo rispettare il loro silenzio» insistette il primo fratello.

«Allora dobbiamo dimostrare loro che è possibile!» disse il fratello dubbioso mentre allungava di nuovo la mano verso il pomo bianco.

Il primo fratello lo bloccò, provò a dissuaderlo e dal litigio nacque una lotta in cui fratello uccise fratello.

Il fratello fedele al divieto stringeva ancora in mano la pietra sporca del sangue del figlio di sua madre quando gli altri uomini e i Messaggeri si radunarono attorno per vedere cosa fosse successo. Tra loro vi era anche Dio, nel pieno della sua fulgida luce.

«Vedi cosa ho fatto per te?» disse l’assassino piangendo.

«Perché?» chiese.

Ma Dio non diede alcuna risposta.

«Tu che vedi tutto, avresti potuto fermare la mia mano, come quel giorno fermasti la Belva che minacciava i nostri avi. Avresti potuto far scendere un velo su mio fratello che lo celasse alla mia giusta ira o che deviasse la mia mano».

Dio tacque ancora.

Il fratello allora decise che lì non c’era più niente per lui, poiché le sue certezze erano diventati dubbi e la vita dolore e si incamminò fuori dal Giardino.

Gli altri uomini non compresero e non accettarono che la voce di Dio fosse il silenzio, ne ebbero paura; per la prima volta da quando erano stati salvati si sentivano abbandonati e perciò seguirono il fratello nel suo esilio volontario, poiché gli aveva parlato e preso una decisione.

Così egli divenne l’Uomo che guida gli altri uomini.

Quando i portoni della Dimora si chiusero per l’ultima volta l’Uomo era molto triste e anche Dio lo era.

L’Uomo guidò i suoi simili attraverso la Foresta dove furono cacciati, inseguiti e uccisi dalla Belva in gran numero e nessuno si guardò indietro o interruppe la sua fuga disperata per guardare i propri compagni che venivano divorati, continuarono a correre e nel correre si allontanano gli uni dagli altri, così quando uscirono dalla Foresta i superstiti si dispersero per il Mondo in una moltitudine di gruppi.

L’Uomo, che era stato fedele a Dio e che per questo lo aveva rinnegato, si trovò da solo fuori dalla Foresta e rimase per lungo tempo perduto nel grande deserto dove confluiscono tutte le terre del Mondo. Quando riuscì a uscirne vide che gli uomini si erano organizzati tra loro, ogni gruppo separato dagli altri e sul modello della Dimora di Dio: con un dominatore che dispensava la sua volontà attraverso leggi e divieti.

Decise perciò di viaggiare per il Mondo alla ricerca di tutte le comunità di uomini disperse dopo la fuga per portare un nuovo messaggio.

«Siamo liberi. A nulla è servito il sacrificio di mio fratello? Deponete i vostri dominatori e seguitemi».

È tempo che gli uomini scrivono la loro storia”.

Intendendo con ciò che li avrebbe guidati alla conquista della Dimora di Dio.

Tutte le genti del Mondo erano al seguito dell’Uomo e lo avrebbero seguito ovunque. Solo nella Foresta rifiutarono di inoltrarsi, tanta era la paura che avevano delle ombre che celavano la Belva.

L’Uomo affrontò un altro lungo viaggio solitario, che lo condusse sulle montagne più alte e impervie, dove la neve non si era mai sciolta, e da lì nelle profondità delle caverne più remote, dove la luce del sole non era mai giunta, ma le tenebre erano rischiarate dai bagliori rossastri dei fiumi di terra incandescente.

Quando l’Uomo tornò al suo popolo portava con sé il fuoco.

Radunò allora un esercito sconfinato, composto da tutti gli uomini e le donne abili alla guerra e insieme marciarono verso la Dimora di Dio, usando il fuoco per aprirsi un varco attraverso la Foresta e per tenere lontana la Belva.

Era l’alba quando gli uomini dietro l’assalto al Giardino. Distrussero ogni sentiero, abbatterono ogni albero e bruciarono ogni pianta che incontravano nella loro avanzata e spargevano sale sul suolo appena devastato.

La potenza dei pacifici Messaggeri li rendeva pari a venti uomini, nonostante questo vennero schiacciati dal numero e dalla foga dei loro nemici e costretti a una strenua difesa attorno all’Albero della Verità.

Dio fece udire la sua voce tra i ranghi dei Messaggeri, ordinò di sospendere la lotta e chiese il motivo di quella aggressione.

Tra gli uomini si fece largo l’Uomo e non diede alcuna risposta; in mano teneva una lancia la cui punta era stata scolpita dalla pietra che lui stesso aveva usato per uccidere suo fratello.

Dio era con le spalle all’Albero della Verità e i piedi sulle sue radici; non impugnava armi, portava con sé solo il Libro della Storia.

L’uomo si avvicinò a meno di un passo da Dio, abbagliato dalla sua luce. Non sarebbe mai andato più vicino di così.

«Ti chiesi un giorno, assieme a mio fratello, di poterti vedere – disse l’Uomo a Dio – Tu ritenesti buona la nostra curiosità e acconsentì sti a mostrarti a noi. Ora te lo chiedo di nuovo, perché ne ho bisogno».

Dio comprese il bisogno dell’Uomo e affievolì la luce che lo ricopriva, fino a dissolverla e a rimanere senza difesa alcuna.

Tutti videro quanto ognuno di loro somigliava a Dio e videro come Dio, per il bisogno di un solo uomo, si era fatto uomo egli stesso.

«Questa è la vostra storia» disse Dio all’Uomo aprendo verso di lui il libro che aveva in mano.

«»Puoi scrivere la parola pace. Se lo vuoi».

Poi colse un frutto dall’Albero della Verità e glielo porse.

L’Uomo rimase immobile. Scrivere di proprio pugno sul Libro della Storia. Era ciò per cui aveva condotto lì gli uomini. Era ciò per cui suo fratello era morto. Era ciò per cui lui lo aveva ucciso. Non meritava che gli venisse concesso. La libertà non poteva essere donata: doveva essere conquistata, sottratta con la violenza o il sotterfugio. Non poteva esserci pace per chi aveva scoperto di poter uccidere il proprio fratello.

Il frutto dell’Albero della Verità era stato colto.

L’Uomo impugnò la lancia con entrambe le mani e trafisse Dio: trapassò il suo costato da parte a parte, piantando la punta di pietra in profondità nel legno dell’Albero. Non una goccia del suo sangue cadde in terra. I frutti bianchi si tinsero di rosso e così anche le parole scritte sul Libro della Storia, che ancora teneva tra le mani.

A quel gesto gli uomini rimasero sconvolti, lasciarono cadere le loro armi e si avvicinarono all’Albero.

Qualcuno allungò la mano per raccogliere da terra il frutto caduto dal palmo di Dio, ma l’Uomo lo aggredì con grande violenza e rivolgendosi agli uomini tutti proclamò il suo divieto.

«Nessuno coglierà i frutti dell’Albero della Verità!»

L’Uomo aveva ucciso Dio e si era fatto Dio egli stesso.

Gli uomini si dispersero, abbandonarono di nuovo il Giardino, ma senza Dio e senza uno di loro a guidarli furono preda della Belva. Coloro che uscirono dalla Foresta tornarono al luogo dove l’Uomo li aveva radunati, da coloro che erano troppo giovani o troppo deboli per aver partecipato alla guerra. Spaventati per ciò che avevano fatto decisero di celare la verità ai loro figli dietro una Grande Menzogna: dissero che avevano perso la guerra.

Fecero questo poiché gli uomini avevano dimostrato a loro stessi di poter fare tutto, persino uccidere Dio, e questo non era stato un bene.

L’Uomo rimase inginocchiato davanti al corpo trafitto e inchiodato di Dio finché il tempo non trasformò entrambi in polvere e sul tronco dell’Albero della Verità rimase piantata la lancia dalla cui ferita continuò a colare linfa rossa.

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