Una casa per Briciola

C’era una volta un boscaiolo che viveva in una casetta di legno ai piedi di una montagna in mezzo al bosco.
La casetta era piccola, aveva una sola stanza, e il boscaiolo era grande e grosso.
Era un uomo molto, molto indaffarato: si svegliava la mattina presto, quando fuori era ancora buio, sistemava tutti i suoi attrezzi e all’alba era già al lavoro nel bosco e tagliava i tronchi degli alberi con una grossa sega.
Era un lavoro per cui erano necessari due uomini belli robusti, ma il boscaiolo era molto forte e faceva tutto da solo.
Dopo aver abbattuto un albero, levava tutti i rami con un’accetta, legava una robusta corda a una delle estremità, lo trascinava fino al fiume e lo metteva in acqua per farlo arrivare al paese già a valle.
Era un lavoro per cui era necessario un mulo bello robusto, ma il boscaiolo era molto forte e faceva tutto da solo.
Per pranzo mangiava una pagnotta di pane e dieci cipolle crude mentre andava nei campi, dove zappava la terra, seminava e raccoglieva le cipolle e il grano, poi metteva il grano in grossi sacchi, se li caricava sulla schiena e li portava al mulino per fare la farina.
Era un lavoro per cui era necessario un carro bello robusto, ma il boscaiolo era molto forte e faceva tutto da solo.
Nel pomeriggio saliva sulla cima della montagna e raccoglieva otto grossi secchi di neve che poi appendeva a un bastone e riportava a casa; la neve sciogliendosi sarebbe diventata l’acqua che usava per bere, lavarsi e impastare il pane.
Era un lavoro per cui era necessaria una slitta bella robusta, ma il boscaiolo era molto forte e faceva tutto da solo.
Dopo aver cotto il pane, mangiava una zuppa di cipolle e accendeva una candela: finché la candela faceva luce intagliava un piccolo pezzo di legno seduto al tavolo e gli dava la forma di un animale, dopodiché andava a dormire sul letto che era lì vicino.
Quella mattina – una mattina come tante altre – il boscaiolo si svegliò con il rumore di qualcuno che bussava con insistenza alla porta. Provò a fare finta di niente, ma il rumore continuava. Si schiacciò il cuscino sulle orecchie, ma quel qualcuno continuava a bussare alla porta. Così si alzò e andò ad aprire, pronto a litigare con chiunque lo stesse disturbando, solo che quando apri la porta fuori non vide nessuno. Nessuno destra, nessuno a sinistra, nessuno in alto. Quando finalmente abbassò lo sguardo vide una piccola creaturina tremante.
Era un esserino davvero strano: al boscaiolo sembrava un grosso criceto tutto bianco, con le orecchie lunghe e pendenti, le zampette corte da furetto e la coda a pon-pon da coniglio, gli occhi grandi da civetta e coperto da piumette piccole e morbide come un pulcino.
Se ne stava ai suoi piedi in posizione eretta sulle zampe posteriori, con gli occhioni tristi e pieni di speranza rivolti verso di lui.
«Non trovo la mia casa – disse la creaturina – Posso entrare?»
«No!» rispose il boscaiolo e chiuse la porta.
Per tutto il tempo in cui preparò i suoi attrezzi, la creaturina continuò a bussare e, quando il boscaiolo uscì per andare a lavorare, era ancora lì.
«Non trovo la mia casa, posso stare con te?» chiese ancora.
«No! – fu la risposta dell’uomo – Sono molto impegnato. Vattene!»
Ma la creaturina non se ne andò e lo segui fino al bosco.
«Posso stare con te? Posso stare con te? Posso stare con te?» chiedeva sempre, finché il boscaiolo non rispose in tono brusco.
«No! Ma guardati, sei piccola e debole e hai le zampine corte; per che cosa potresti essermi utile? Io sono molto impegnato, non ho tempo di occuparmi anche di te».
La creaturina mise il broncio e dopo aver riflettuto un po’ disse:
«Va bene, io però non so dove andare; puoi aiutarmi a ritrovare la mia casa?»
«No!» rispose il boscaiolo, e si mise a segare un albero.
«Ti prego!» lo supplico la creaturina.
«No!» disse il boscaiolo continuando a segare.
«Ti prego!»
«No!»
«Ti prego!»
«No!»
E continuarono così per tutto il tempo che stettero nella foresta.
«Ti prego!»
«No!»
«Ti prego!»
«No!»
Continuarono anche quando andarono al fiume.
«Ti prego!»
«No!»
«Ti prego!»
«No!»
E non si fermarono neanche quando giunsero i campi coltivati. Anzi lì si fermano qualche minuto appena, quando la creaturina vide che il boscaiolo si era messo a mangiare la sua pagnotta quotidiana.
«Ho fame, posso averne un po’?» chiese tenendosi il pancino.
«No! – rispose come al solito l’uomo – Ogni giorno ne preparo solo quanto me ne serve il giorno dopo, non di più».
«Io mi accontento di poche briciole» disse allora la creaturina e si mise a raccogliere e a mangiare le briciole di pane che cadevano in terra.
Tutto questo raccogliere e smangiucchiare innervosì parecchio il boscaiolo e più si innervosiva e più strappava bocconi grossi di pane e più erano grosse le briciole che cadevano in terra e che venivano smangiucchiate.
«Basta! – gridò alla fine – Mi hai fatto perdere l’appetito!»
Gettò in terra gli avanzi del pane – un bel pezzo – e se ne andò gridando ancora.
«È tutta tua! Ingozzati! E smettila di seguirmi!»
La creaturina divorò in un lampo i resti della pagnotta e seguì il boscaiolo, che si arrabbiò molto.
«Ti avevo detto di non seguirmi!»
«Ah, stavi parlando con me?» chiese l’esserino stupito.
«E con chi altri?» replicò l’omone.
«Non lo so».
«Sì, stavo parlando proprio con te!»
«Non avevo capito. Non hai detto il mio nome».
Il boscaiolo stava perdendo la poca pazienza che aveva.
«E qual è il tuo nome?» chiese comunque.
«Non lo so» ammise la creaturina.
«Non hai un nome?» insistette l’uomo.
La creaturina scosse la testa.
La rabbia del boscaiolo si spense all’istante, reputava infatti che non avere un nome fosse un problema molto grave, così dopo aver riflettuto qualche istante batté il pugno sul palmo della mano ed esclamò soddisfatto.
«Ecco! Ti chiamerai Briciola!»
«Briciola…» ripeté Briciola con aria trasognante.
«Briciola!» chiamò il boscaiolo.
«Sììì???» fece Briciola con molto entusiasmo.
«Vattene! Sparisci!»
«Aaahh. Ti prego, fai quello che ti ho chiesto».
«No!»
«Ti prego!»
«No!»
E andarono avanti così anche quando arrivarono al mulino
«Ti prego!»
«No!»
«Ti prego!»
«No!»
E continuarono fin sopra la montagna.
«Ti prego!»
«No!»
«Ti prego!»
«No!»
E anche quando discesero dalla montagna.
«Ti prego!»
«No!»
«Ti prego!»
«No!»
Briciola continuò a supplicare anche quando il boscaiolo fu entrato in casa, sbattendo con la zampina al vetro della finestra vicino al tavolo. Continuò a ripetere «Ti prego! Ti prego! Ti prego!» per tutto il tempo che l’uomo impiegò a intagliare un bellissimo cervo di legno. Continuò anche dal vetro della finestra vicino a letto, quando fu ora di andare a dormire.
Ma dormire con una creaturina che ripete senza sosta alla finestra «Ti prego! Ti prego! Ti prego!» non è facile, così dopo poco tempo l’uomo si alzò dal letto, scoraggiato di riuscire a prendere sonno, e andò a spalancare la finestra.
Briciola saltò dentro e disse solo: «Ti prego».
Il boscaiolo andò su tutte le furie.
«Cosa? – strillò – Non ricordo neanche cosa mi hai chiesto. Cosa vuoi che faccia?»
«Aiutami a trovare la mia casa» disse Briciola.
L’uomo continuò a tenere l’aria imbronciata, ma non urlò più.
«Poi mi lascerai in pace?»
«Promesso» disse Briciola alzando una zampina.
«D’accordo, domani troveremo la tua casa, ma dobbiamo sbrigarci: ho un sacco di cose da fare».
Briciola sorrise e annuì con la testa.
«E adesso a nanna» disse l’uomo perentorio indicando il letto col dito.
Briciola obbedì prontamente e si adagiò su un lato del cuscino e subito dopo il boscaiolo si stese al suo fianco.
«Non riesco a dormire» disse poco dopo la creaturina proprio mentre l’uomo stava per addormentarsi.
«Dormi!» disse questi.
«Non ci riesco, puoi raccontarmi una storia?»
«No!»
«Non credo che riuscirò a dormire senza una storia».
«Io non conosco una storia; sono troppo occupato per queste cose: mi sveglio la mattina prima dell’alba, preparo i miei attrezzi, li porto nel bosco…»
Ma Briciola dormiva già prima che l’uomo potesse dire di come tagliava gli alberi e li portava al fiume.

Il giorno dopo si svegliarono presto. Il boscaiolo parlò a Briciola con aria saggia.
«Siccome sei una bestiola piccola e petulante, la tua casa deve essere nel bosco, dove vivono tutte le bestiole piccole e petulanti come te».
Così si diressero di buon passo verso il bosco.
«Sembri un grosso criceto paffutello – disse il boscaiolo – Chiediamolo a loro».
Andarono dai criceti, che vivono in cunicoli tra le radici, ma i criceti non conoscevano Briciola e non avevano mai visto una creatura simile.
«Hai le zampe come quelle di un furetto, chiediamolo a loro».
Andarono dai furetti, che hanno le tane tra i cespugli, ma i furetti non conoscevano Briciola e non avevano mai visto una creaturina simile.
«I tuoi occhi sono simili a quelli di una civetta, chiediamolo a loro.
Andarono dalle civette, che costruiscono il nido sui rami degli alberi, ma le civette non conoscevano Briciola e non avevano mai visto una creatura simile.
Insomma, nel bosco nessuna aveva mai visto una cosa come Briciola, né tantomeno sapevano dove fosse la sua casa, ma il boscaiolo non si diede per vinto.
«Perché non ci ho pensato prima – disse all’improvviso – Mangi le briciole e hai la coda a batuffolo, devi per forza essere un coniglio».
Briciola guardò l’uomo con aria perplessa.
«Uno “strano” coniglio – aggiunse il boscaiolo – Vale la pena tentare. I conigli scavano le loro tane vicino al mio campo; ho cominciato a coltivare solo cipolle proprio perché i conigli mangiavano tutto il resto: carote, insalata, rape, eccetera. Se sei un coniglio, la tua casa è lì».
Così andarono di corsa al campo e cercarono ovunque i buchi nel terreno da cui si accedeva alla conigliera, quando ne trovarono uno si misero lì davanti e attesero che uscissero dei conigli, ma per un bel po’ di tempo non uscì nessuno e il boscaiolo cominciò a innervosirsi.
«Ma quanto ci mettono? – si lamentò – Ti sembra questa l’ora di dormire per dei conigli?»
Briciola scosse la testa. Non aveva idea di quale fosse l’ora giusta perché i conigli dormissero, pensava che l’ora giusta per dormire fosse quella in cui si ha sonno, però non lo disse.
A furia di attendere venne fame a entrambi, così il boscaiolo tirò fuori il suo pasto quotidiano. Vedendo che Briciola lo guardava leccandosi il musetto strappò un pezzo di pane e lo mise in terra vicino a una cipolla e lo indicò con un gesto della mano mentre addentava la pagnotta.
Briciola guardò l’uomo e sorrise, poi guardò il cibo, ma invece di divorarlo come avrebbe voluto prese il pane e la cipolla e li mise all’ingresso della tana.
«Che c’è, non hai fame?» chiese il boscaiolo.
Briciola scosse la testa.
«Ho capito – aggiunse l’uomo – Vuoi attirare fuori i conigli dalla tana».
Un po’ si vergogna per non averci pensato lui stesso: per la creaturina trovare la sua casa era persino più importante che mangiare. Così lasciò a sua disposizione dell’altro pane e due cipolle.
Mentre mangiavano sentirono dei passetti felpati avvicinarsi dal cunicolo oltre il buco nel terreno e non furono sorpresi quando un grosso coniglio grigio sporse il suo muso dal bordo della tana per annusare il cibo lasciato lì apposta per lui. Dopo aver spostato un po’ il naso da una parte e dall’altra si mise a gridare con voce roca.
«Non ci credo! Io non riesco a crederci: ancora pane e cipolla!»
Poi si rivolse direttamente al boscaiolo e a Briciola.
«Ancora questo schifo di pane e questo schifo di cipolle! Bleah! Lo sapete perché qui non ci vive più nessuno? I conigli se ne sono andati quasi tutti perché questa roba fa schifo! Schifo! Schifo! Schifo!»
Mentre il coniglio parlava, il boscaiolo diventava sempre più rosso in viso per la rabbia; strabuzzava gli occhi e digrignava i denti. Quando non ce la fece più afferrò di scatto il coniglio per le orecchie e se lo porto davanti alla faccia.
«Quello schifo di cui parli – disse ad alta voce – era il mio pranzo!»
«E perché non lo hai mangiato, allora?» ribatté il coniglio.
«Per farti uscire dalla tana, ecco perché».
«Che gentile, io però stavo benone là dentro!»
«Appunto! Vedi quella creaturina – il boscaiolo indicò Briciola e il coniglio ruotò gli occhi per veder meglio – Secondo me è un coniglio, quindi la sua casa è lì sotto, con te».
Il coniglio singhiozzò un paio di volte e poi scoppiò a ridere, e rise e rise e rise, finché il boscaiolo non lo sgrullò un po’.
«Cosa c’è da ridere?» chiese.
«Quello? Un coniglio? – fece la bestiola appesa per le orecchie – Ti sembra un coniglio? Ma guarda che orecchie ha, tutte flosce e basse. Ma dai. E poi quello cosa dovrebbe essere? Un pon-pon? Ma per carità. E poi conigli non hanno le piume!»
Dicendo così iniziò a prendere a zampate in faccia il boscaiolo e quando questi lo fece cadere scappò di corsa dentro il buco nel terreno.
Il boscaiolo, riavutosi dalla sorpresa, infilò subito la mano nella tana per cercare di riacciuffare l’animaletto impertinente; infilò tutto il braccio fino alla spalla.
«L’ho quasi preso» disse a Briciola.
Poi lanciò un urlo e ritirò la mano.
«Mi ha morso! Quella brutta bestiaccia mi ha morso!» disse agitando le dita doloranti.
«Forse potrei andare dentro io» propose Briciola.
«No, andiamocene».
«E se io fossi un coniglio?»
«Quello è un coniglio. E mi ha morso. Tu non sei un coniglio. Andiamo sulla montagna».
Così l’uomo e la piccola creaturina si incamminarono verso la cima innevata, in fondo contenti entrambi che Briciola non fosse un coniglio.
«Perché andiamo sulla montagna?» chiese Briciola lungo la strada.
«Perché la tua pelliccia è tutta bianca» rispose l’uomo.
«Veramente sono piume».
«Ma sono bianche?»
«Sì, certo».
«Allora andiamo lo stesso sulla montagna. Sulla neve vivono tutti gli animali con il manto bianco: ci sono la volpe delle nevi, l’ermellino bianco, persino una civetta dei ghiacci. La tua casa deve essere lì».
«Che meraviglia!» esclamò Briciola.
Poi il dubbio portò una smorfia sul suo musetto.
«Non ci sono pericoli sulla neve, vero?» chiese con una nota di preoccupazione.
«Mah, bisogna stare attenti alle valanghe. Immagina un’onda di neve che travolge ogni cosa. Oh, e poi potresti incontrare un puma a caccia o l’animale più terribile di tutti: il gigantesco orso delle nevi».
«Aiuto, non ci voglio andare» disse Briciola.
«Non ti preoccupare, in tanti anni che vengo qua tutti i giorni non ne ho mai incontrato uno. Vedi?»
In effetti, parlando parlando, erano giunti in cima alla montagna e attorno non si vedeva nessun pericolo, solo uno splendido paesaggio innevato e il cielo terso con i colori del primo pomeriggio.
Stettero un po’ a respirare l’aria pura delle altezze e a cercare qualcuno a cui chiedere della casa di Briciola, ma non trovarono nessuno, proprio nessuno, solo neve, neve e ancora neve.
«Basta neve – si lamentò Briciola con aria affranta – Mi annoierei da morire a vivere qui, io e la neve. C’è così tanta neve che mi sembra perfino di vederla muoversi».
Il boscaiolo scrutò l’orizzonte con attenzione e si rivolse a Briciola con aria allarmata.
«Si muove davvero! È una valanga! Corriamo al riparo, presto!»
Si ripararono dietro un grosso masso sporgente e osservarono la massa di neve venirgli incontro. Lentamente. Molto lentamente.
«Pensavo che una valanga fosse un po’ più veloce» disse Briciola con voce perplessa.
«In effetti… – disse il boscaiolo – Andiamo a vedere».
La valanga – che non era affatto una valanga – era in realtà una grossa palla di neve che rotolava placidamente nella loro direzione. Spostandosi di lato per scorgere oltre, videro che dietro c’era un grosso orso tutto bianco, in piedi, intento a spingere la palla con le zampe anteriori.
«Un orso delle nevi! – gridò il boscaiolo – Presto Briciola, nasconditi! lo fermo io!»
Come un lampo, l’uomo scattò verso la palla di neve dalla parte opposta a quella dell’orso e si mise a spingere a sua volta.
La palla smise di rotolare. Il boscaiolo era molto forte, ma anche l’orso lo era, forse anche di più, per cui anche se si sforzava al massimo la palla non si allontanava di un passo e lui cominciava ad affondare nella neve che ricopriva il terreno.
Briciola iniziò a preoccuparsi per l’uomo, così si avvicinò e chiese:
«Posso aiutarti?»
«No! – rispose il boscaiolo – Ti sto salvando dall’orso. Vai via».
E nel frattempo era affondato nella neve fino alle ginocchia.
«Sai, sembri un po’ in difficoltà» insistette Briciola.
«Sciocchezze, io sono fortissimo!»
E nel frattempo era affondato nella neve fino alla cintura.
«Va bene, vado a vedere come sta l’orso» disse infine la creaturina.
«Non lo fare! – l’ammonì il boscaiolo – L’orso è terribile, ti mangerà in un sol boccone».
Ma Briciola era già dall’altra parte della palla di neve e parlava con l’orso, il quale era ignaro di quello che accadeva davanti a lui.
«Buongiorno» disse.
«Buongiorno – rispose l’orso – Devi scusarmi ma devo portare questa palla di neve fin laggiù, come faccio sempre, ma oggi proprio non vuole saperne di muoversi.
«Se vuoi posso aiutarti» propose Briciola.
L’orso era incredulo.
«Tu? Che sei meno della metà della metà della metà di me?»
Briciola annuì.
«Oh beh, hai visto mai – fece l’orso – Se potessi aiutarmi te ne sarei grato»
«Va bene, ma poi tu aiuterai me?»
«Certamente, sei una creaturina così gentile, ti aiuterò volentieri».
Allora Briciola tornò dal boscaiolo, che nel frattempo era affondato nella neve fino alle ascelle, e gli disse di non spingere più e di togliersi da lì davanti, perché l’orso avrebbe dato loro una mano.
Anche l’uomo era incredulo, ma siccome non poteva offrire più molta resistenza alla forza del grande animale, fece come aveva detto Briciola e l’orso mantenne il suo impegno.
«Grazie mille – disse – Come posso aiutarvi?»
«Sto cercando la mia casa – rispose Briciola – e siccome il mio manto è bianco pensavamo potesse essere qui, in mezzo alla neve».
L’orso ci penso un po’ su prima di rispondere.
«Senti un po’ – disse alla fine – Hai per caso freddo?»
«Sì» ammise Briciola.
«Allora non credo che questa sia una casa buona per te. Gli animali che vivono sulla neve sono bianchi, è vero, ma sono anche fatti in modo da non sentire freddo. Né il puma o la volpe delle nevi, né la civetta dei ghiacci, né tantomeno io. Se tu senti freddo, la tua casa non può essere qui, mi dispiace».
Così, un po’ tristi e infreddoliti, il boscaiolo e Briciola salutarono l’orso e ridiscesero dalla montagna.
«Non avrei voluto, perché mi farà perdere un mucchio di tempo – disse il boscaiolo lungo la via del ritorno – e come sai sono molto impegnato, ma credo che ormai non ci rimanga altro da fare».
«Cosa? Cosa?» chiese Briciola in preda a una gioiosa eccitazione.
«Dobbiamo andare al paese che si trova a valle; i dottori sapranno sicuramente da dove vieni e dove si trova la tua casa».
«Oh, e come ci arriviamo laggiù?»
«Faremo come fanno i tronchi».
«Oh, e come fanno i tronchi?»
«Galleggiano sull’acqua del fiume e si lasciano trasportare dalla corrente».
«Io non so nuotare» confessò la creaturina con un po’ di imbarazzo.
«I tronchi sì, però» disse l’uomo prima di scoppiare a ridere.
Passarono prima alla casetta a prendere gli attrezzi da taglialegna, poi andarono nel bosco, dove il boscaiolo tagliò un albero e lo sfrondò di tutti i rami, lo legò con una corda robusta e lo trascinò fino alla riva del fiume.
«Salta su» disse a Briciola indicando il grosso legno a mollo nell’acqua, poi salì a sua volta a cavalcioni sul tronco.
Il fiume li portò rapidamente a valle e quando arrivarono in vista delle case abitate, il boscaiolo prese Briciola – che stava comodamente in una delle sue manone – e balzò giù dal tronco.
Si diressero poi nella direzione in cui vedevano più persone e arrivarono così nella piazza del paese, dove si stava svolgendo il mercato.
Chiesero tra le bancarelle dove potessero trovare i famosi dottori; pochi mercanti risposero, ma molti chiesero al boscaiolo se fosse interessato a vendere Briciola, perché una bestiola così carina e di aspetto così curioso non l’avevano mai vista.
Ovviamente il boscaiolo rifiutò ogni offerta e si affrettò a portare Briciola all’accademia.
L’accademia era un grande edificio tutto di pietra grigia, con alti colonnati all’esterno e grandi stanze vuote divise da portoni all’interno.
Il boscaiolo si fece largo in mezzo ai dottori, che stavano facendo un’importantissima disquisizione su qualcosa che non ricordavano più, e disse:
«Signori dottori, mi rivolgo alla vostra sapienza per sapere a che specie appartiene questa piccola creatura petulante e dove si trova la sua casa».
I dottori si avvicinarono a Briciola da ogni lato, presero le misure che dovevano prendere, analizzarono dove dovevano analizzare, valutarono come dovevano valutare, esaminarono quello che dovevano esaminare e alla fine si riunirono in disparte borbottando tra di loro; parlarono di quello di cui dovevano parlare, discussero quando dovevano discutere, litigarono perché dovevano litigare e alla fine furono pronti a dare il loro responso.
«Allora? – chiesi il boscaiolo ansioso – Di che specie si tratta?»
«Nessuna» risposero i dottori.
«Come nessuna?» chiese ancora il boscaiolo, incredulo stavolta.
«Nessuna – ribadirono – Una specie come quella non esiste.
«Ah…»
Il boscaiolo era piuttosto deluso della risposta, ma in fondo non era quello il motivo più importante della loro visita.
«Invece la sua casa dove si trova?»
I dottori lo guardarono stizziti.
«Da nessuna parte! Una creaturina di una specie che non esiste, non esiste, e poiché non esiste non può avere alcuna casa!»
Il boscaiolo stette un po’ in silenzio mentre la sua espressione si oscurava. Se si fosse trattato di altre persone si sarebbe messo a urlare e a dare di matto, ma per rispetto della grande sapienza dei dottori, si limitò a borbottare.
«Bah! Che sciocchezze. Briciola è proprio qui, come fa a non esistere? Se non sapete dov’è la sua casa ditelo e basta».
Forse avrebbe fatto meglio a non borbottare neanche, perché dottori si arrabbiarono molto per quelle parole.
«Noi sappiamo tutto! – urlarono – È quella cosa che non esiste!»
E si avvicinarono tutti minacciosi con espressione furente sul viso.
«Briciola, scappa! – disse il boscaiolo – Li fermo io!»
Briciola si allontanò di qualche passo, mentre il boscaiolo chiudeva il grande portone d’accesso al cortile e lo teneva bloccato spingendo con i palmi delle mani, poi ci ripensò e tornò indietro.
«Perché non scappi?» chiese l’uomo.
«Non so dove andare» rispose Briciola.
«Vai lontano dai pericoli».
«E tu?»
«Io tengo bloccati i pericoli finché tu non ti allontani».
«E poi?
«E poi non lo so…» ammise il boscaiolo.
«Tu sei molto forte vero?» chiese Briciola.
«Sì, anche se la mia forza non serve a molto ultimamente».
«Quanto forte possono nuotare le tue braccia?»
L’uomo non capiva dove volesse arrivare Briciola, ma rispose lo stesso con orgoglio.
«Fortissimo!»
«Allora andiamo via insieme. Ho avuto un’idea».
Il boscaiolo cercò di indovinare quale fosse l’idea, ma alla fine si arrese, raccolse Briciola e cominciò a correre.
«Dove andiamo?» chiese.
«Al fiume!» disse Briciola.
Mentre correva a più non posso, inseguito dai dottori, il boscaiolo cominciò a ridere, e rise, rise, rise; tanto che Briciola gli chiese:
«Perché ridi?»
«Non lo so – rispose il boscaiolo – è divertente!»
Briciola pensava che fosse un po’ strano per un uomo grande e grosso, ma non lo disse, anzi cominciò a ridere a sua volta. Era divertente davvero.
Quando arrivarono al fiume, saltarono a cavalcioni del primo tronco che trovarono e il boscaiolo cominciò a usare le sue grandi mani come se fossero dei remi. Tanta era la forza delle braccia e delle risate che risalirono controcorrente tutto il fiume, lasciandosi alle spalle la folla di dottori inferociti, e così alla fine della giornata tornarono alla casetta di legno del boscaiolo.
Le risate si erano spente ed era arrivata un po’ di tristezza.
«Ascolta – disse il boscaiolo mentre intagliava un pezzetto di legno – Ormai si è fatto buio e abbiamo cercato molto. È meglio se ci riposiamo stanotte e continuiamo domani.
Briciola annuì e si andò ad accoccolare sul lato del cuscino.
«È come dicono i dottori? – chiese dopo un po’ – Io non esisto?»
«Non dire sciocchezze, sei una bestiola piccola e petulante, te l’ho detto, quindi esisti».
Dicendo questo, porse alla creaturina la piccola scultura che aveva intagliato, rappresentava un animaletto con il corpo da criceto, le zampe da furetto, le orecchie lunghe e basse, la coda da coniglio, gli occhi di civetta e le piume da pulcino.
«Anche se non ho una casa?» chiese Briciola prendendo la statuina tra le sue zampette.
Il boscaiolo si guardò attorno: la sua casetta gli era sempre sembrata a malapena sufficiente per lui, i suoi attrezzi e le sue sculture, ma adesso vedeva tanto spazio disponibile e vuoto.
«Puoi rimanere qui, se vuoi».
«Davvero?»
«Sì».
«Anche se sono una bestiola piccola e petulante?»
«Sì».
«E tu sei molto occupato?»
«Sì».
«E ci sarà meno spazio per te e i tuoi attrezzi?»
«Sì».
«E dovrai impastare più pane e ci vorrà più tempo?»
«Sì».
«E dovrai prendere più secchi di neve e sarà più faticoso?»
«Sì».
Briciola stette un po’ in silenzio e poi aggiunse.
«E non farai più tutto da solo?»
Anche il Boscaiolo stette un po’ in silenzio e alla fine rispose con un sorriso.
«E non farò più tutto da solo».
Anche Briciola sorrise e chiuse i suoi grandi occhi.
«Mi racconti una storia?» chiese poco dopo.
E l’uomo cominciò:
«C’era una volta un Boscaiolo, che viveva in una casetta di legno…»

3 risposte a "Una casa per Briciola"

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