Metro libero

È in queste stanze
ch’io ti vidi allora
mutar sembianze
e ti rivedo ancora

divenire in lampo
luce e trasparenza,
suono e melodia

e senza scampo,
mia coscienza,
eri poesia,

eri la forma e il contenuto,
un fiume in piena,
in libertà nell’assoluto.
Con gran pena

m’ero perso
e tu eri sola.
Non sei mia,

sei in ogni verso,
ogni parola.
E così sia.

5 risposte a "Metro libero"

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      1. Forse bisognerebbe non porsi la…questione.
        L’acqua che sgorga. Ci poniamo domande su di essa? La poesia vuene fuori, canto, sorriso o pianto dell’anima…

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      2. La poesia è tutto questo, difatti la questione nasceva dalla riflessione che non basta andare a capo ogni tanto perché uno scritto sia poesia e, per deriva, non basta la metrica, non bastano contenuti elevati (i comico-realisti ne hanno sempre fatto a meno), non basta un linguaggio raffinato ecc. Ma che la poesia si definisco per negazione mi risulta ostico

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