Grim Reaper's Tales, narrativa

Memento Mori 34

Grim Reaper’s Tales
Memento Mori – parte 34

«È qui che Max mi ha dato al mostro, poi lui è andato di là.»

Carlotta indica col braccio l’oscurità trafitta da pilastri di cemento armato, molti dei quali mostrano dagli angoli sbreccati l’ossatura d’acciaio.

Hanno attraversato il corpo principale di quello che sarebbe dovuto diventare un parcheggio; ormai dovrebbero essere giunti quasi alla fine, l’area più lontana dall’ingresso.

Nick si incammina nella direzione indicata da Carlotta con l’incedere di chi imbocca la strada di casa di quando era piccolo: dubbio e certezza si confondono.

Passa sotto i nastri della polizia tesi tra le colonne, seguito dalla compagna, più titubante. Illumina con la torcia del telefono lo slargo che si apre poco oltre; non si mette a esplorare, avanza e si gira attorno puntando il fascio di luce con discreta precisione alla ricerca di cose che sa già di trovare.

Una certa progressione delle pareti grigie, mucchi di calcinacci in alcuni punti, un rozzo tavolo di legno, mozziconi di candele nere disposte secondo schemi persi nel tempo, macchie di sangue secco sul terreno.

Non è mai stato prima in quel parcheggio abbandonato, eppure riporta alla memoria tutti i dettagli di quel luogo e di quello che vi è accaduto.

E con il ricordo torna anche la percezione di quello che sa dover esserci. Poco alla volta, sopra il piano del tavolo, prende forma una ragazza. L’immagine è traslucida, sbiadita, di una perfezione irreale, è l’idea di ragazza incarnata in un corpo di luce, la cui bellezza ultraterrena è incrinata dalle violenze subite che come lunghi vermi neri scorrono sotto la pelle evanescente. Giace seduta di lato, con le gambe unite sono leggermente piegate, una mano fa puntello sul tavolo, con l’altro braccio si copre i seni, la testa è abbassata e si muove con lentezza, come se stesse parlando tra sé e sé.

«Guarda, una ragazza» dice Carlotta.

«Non più» è la risposta laconica di Nick.

«È uno spirito? Cioè, la ragazza è…»

«Se è ancora qui vuol dire che è uno spirito prigioniero del suo passato.»

Carlotta annuisce senza capire fino in fondo.

«Era lei la missione del mietitore, vero?»

Nick non risponde e comincia a camminare verso il tavolo.

«Aspettami qui» le dice.

Spegne la luce e si avvicina allo spirito; parla piano.

«So che sei spaventata, ma non è questo il tuo posto.»

L’immagine eterica alza la testa e lo guarda con occhi completamente neri, il volto privo di espressione, la bocca aperta di un dito.

«Lascia che ti aiuti a trovare la pace.»

Le labbra dello spettro si muovono a formare parole mute.

«La pace.»

«Qui non c’è più niente per te.»

Gli occhi diventano due fessure, i lineamenti si distorcono nell’impeto della rabbia e spalanca la bocca mostrando i denti in un urlo privo di suono.

Dalla coscienza della ragazza morta esplode un’ondata di energia che travolge il sotterraneo alzando polvere e detriti.

Nick incrocia le braccia davanti alla faccia e prova a resistere alla spinta, fisicamente retrocede di pochi passi, ma l’energia spirituale dell’esplosione consuma la sua forma umana, lo scarnifica strato dopo strato e fa emergere il mietitore.

Dopo la lunga vampata, lo spirito sembra calmarsi, anche se continua a fissarlo con sguardo accigliato.

«Un osso duro, vero?»

La voce è giovane, sicura, solo lievemente impastata.

Max gli si mette di fianco senza rivolgersi direttamente a lui, osserva lo spirito sul tavolaccio come se si trovasse di fronte un panorama di rara bellezza.

«Terrore e follia allo stato puro. Molto molto potente. E incontrollabile. Rimarrei a guardarla per ore. No, scherzo, sai che noia.»

Si gira a fissare le orbite vuote.

«Inutile dire che neanche io sono riuscito a piegarla. Se ti va possiamo provarci insieme.»

Il mietitore copre il passo che li separa facendo materializzare la falce tra le mani.

«Oppure no… – dice Max arretrando – Beh, in realtà speravo che tu facessi una cosa del genere, non sono proprio il tipo da lavoro di squadra, più che altro io dico cosa fare e gli altri lo fanno. Ma non è il tuo caso, giusto? Tu sai da solo cosa devi fare. Allora ti chiedo: sei venuto qui per me o per la tua piccola sensitiva?»

Il mietitore gira il volto scheletrico verso il punto dove Nick aveva lasciato Carlotta.

Riconosce in lei i segni della possessione, le ombre che fluttuano dentro e fuori dal suo corpo sono anime nere, una legione, ma lei sta resistendo al loro controllo; in punta di piedi, con la schiena inarcata e ogni muscolo contratto, la testa reclinata all’indietro, freme per lo sforzo mentre ai suoi fianchi le figure femminee dei due Mara le accarezzano le spalle e il volto.

Il mietitore si gira di scatto verso Max.

«Lasciala» gli ordina.

Il satanista gli risponde sorridendo con mezza bocca.

«Te ne eri dimenticato, vero? Io no, tranquillo.»

Un movimento che alza la lama della falce sopra le teste di entrambi è l’unica risposta.

«Non lo farei, se fossi in te, ma non sono in te, sono in lei, e se mi fai del male ne pagherà le conseguenze, sai com’è, quando prendi delle decisioni, spesso sono gli altri a rimetterci.»

La lama d’osso si abbassa, ma con la punta in direzione della gola dell’uomo.

«Mmm. Meglio. E comunque, riguardo a lei, ha delle grandi doti, lo ammetto, ma quante anime nere potrà contenere prima di impazzire… o peggio?»

Tentacoli vaporosi e scuri si allargano dalla figura di Max e fluiscono verso Carlotta intrecciandosi tra loro prima di entrare nell’addome della ragazza e causarle spasmi febbrili.

«Ne ho talmente tante dentro che… uff, è una gran fatica. Ho bisogno di liberarmene, capisci? Mi usano come canale, le controllo – con il pollice indica alle sue spalle – ma il fulcro è lei. La stronza continua a buttarmi dentro roba.»

Max si porta oltre l’altare improvvisato e continua a guardare il mietitore da dietro lo spettro della ragazza uccisa.

«Non poteva morire in pace? Immagino di no, altrimenti non continuerebbe a rompere i coglioni anche da morta! Ma queste cose le sai meglio tu, è il tuo lavoro. Tu passi da una realtà all’altra, tu giochi con l’energia stessa dell’esistenza.»

Si sporge in avanti portando la mano a un orecchio.

«Come dici? Ehi, chi altro c’è lì dentro? Nick, sei tu? Mi cascassero le palle se quello non è il vecchio Nick. Che ci fai lì? Non dovresti essere lì fuori a salvare la tua bella? Ho capito, è la volontà del mietitore che te lo impedisce, la missione. Certa gente pensa solo al lavoro, dovrebbe imparare a rilassarsi.»

Lo spettro della morte da un passo indietro mentre Max fa il giro del tavolo e si porta davanti a lui.

«Dammi la falce Nick, io posso riuscire dove voi avete fallito: controlla il mietitore e rispedire al mittente quell’abominio spirituale.»

Il mietitore è teso per lo sforzo; il suo volto acquisisce tratti umani e grida con due voci sovrapposte.

«Quell’abominio l’hai creato tu!»

«Eh… vero, mi hai beccato, ma sai una cosa? Chi se ne frega. La cosa importante è che se cedi a me la falce libererò te dal mietitore e, soprattutto, libererò la ragazza dalle anime nere. Hai la mia parola, ma devi darmi la falce. Altrimenti puoi sempre tornare al piano originale e farmi fuori, ma a quel punto le anime nere e lady-spiritello-incazzato saranno fuori controllo e puoi dire addio alla piccola mistica. Hai poco tempo per decidere, Nick, vincerai tu o farai vincere il mietitore?»

La figura ibrida, ammantata di nero, urla in preda a una crisi evidente, cade in ginocchio stringendo a sé la falce.

Max lo aggira, si porta alle sue spalle e gli massaggia le spalle mentre avvicina la bocca al lato della testa.

«Tu vuoi solo salvare te stesso» dice la voce di Nick.

«È vero – sussurra Max – e per farlo ho bisogno della capacità di transito del tuo spettro anoressico. Comunque non cambierà nulla sai? Il mondo non se ne accorgerà nemmeno. Potrei far possedere l’intero paese di merda e nessuno noterebbe la differenza. Non stai salvando il mondo, non vale la pena sacrificare questa povera ragazza. L’hai convinta tu a venire, vero? Anche lei crede di poter salvare qualcuno, te magari. La verità purtroppo è che non potete salvare proprio un cazzo di nessuno. La salvezza non è il destino ultimo del creato. La verità terribile è che tutto ciò che conosci è solo una bolla di sapone che può scoppiare da un momento all’altro e nessuno può farci niente.»

Con un uno sforzo all’apparenza titanico, la creatura solleva la falce sopra la sua testa, con i palmi delle mani aperti. Rimane in aria appena il tempo che Max la afferri, poi il mietitore scatta in piedi e afferra il satanista per la gola.

«Che maleducato – dice Max con la voce strozzata – non ti ho nemmeno detto grazie.»

La presa sul collo si stringe.

«Ah, già, il nostro piccolo accordo.»

Una nebbia fumosa esce dalla bocca di Carlotta e vortica in una miriade di sagome umanoidi che urlano in silenzio mentre si dissolvono, lasciando la loro ospite in terra in preda a una violenta crisi epilettica.

«Per il resto – dice Max liberandosi dalla presa alla gola – se siete qui vuol dire che avete fatto fuori Gredy e la cosa mi fa abbastanza incazzare, quindi aspettati che faccia male.»

Le due Mara si proiettano vicino a Nick, con brutale rapidità gli infilano gli artigli nel petto e nella schiena, lui sente le mani gelide affondare nel suo corpo fino ai polsi, stringono qualcosa dentro, come se gli strizzassero l’intestino e provassero a strapparlo fuori; non sono viscere, quello che strappano via è lo spettro del mietitore. Il dolore è quello che l’immaginazione associa alle torture più cruente, scuoiato dall’interno, svuotato, Nick vede il mietitore provare a ribellarsi ai due Mara che lo tengono bloccato per le braccia, ma anche lui è stato spaccato in due e privato della sua forza.

«È comunque non ti servirà a nulla» gli dice Max.

“Deve servire” pensa mentre corre come può da Carlotta, il suo stupido piano è tutto lì.

Si accuccia vicino alla ragazza e percepisce il cambiamento che avviene.

«A noi due piccola stronza.»

Il satanista si rivolge alla coscienza della ragazza uccisa con la foga dell’eccitazione nel tono di voce e nei movimenti. Comincia a essere pervaso dal potere della falce e assume caratteristiche per metà scheletriche, il suo corpo di si asciuga, si allunga e si rinsalda.

Attacca e la sua vecchia vittima reagisce in modo repentino e violento, scatenando un’esplosione energetica di tale portata che per un istante ogni livello della realtà nei dintorni diventa cieco e sordo.

Quando la nebbia abbagliante e il boato si disperdono, ad attendere i presenti c’è l’Oscurità.

Il parcheggio, le colonne, le macerie, il tavolo, sono ancora lì, reali e concreti non più di un miraggio; sono le ombre ad avere sostanza, possiedono la consistenza per opprimere, soffocare e uccidere. E la volontà di farlo.

La visione del parcheggio si sovrappone in trasparenza su un paesaggio sconfinato e vuoto dai toni sanguigni, la cavità addominale dell’universo piagata da ulcere e tumori. Attraverso gli elementi eretici e traslucidi del paesaggio sotterraneo, si muovono le anime nere, volteggiano in stormi immensi seguendo gli incomprensibili orientamenti di un’altra realtà priva di dimensioni e direzioni.

Consci all’improvviso della presenza di una preda si gettano in picchiata sui due ragazzi.

Nick allontana le ombre da Carlotta come meglio può, agitando le braccia e facendole da scudo, ma ogni movimento diventa sempre più difficile e doloroso. La carne e le ossa si schiacciano sottoposte a una pressione enorme; mentre rivive fotogramma dopo fotogramma i pochi attimi che hanno separato l’impatto con la strada dalla sua prima morte, Nick comprende che, separato dallo spirito del mietitore, il suo corpo mortale è destinato a subire le conseguenze della caduta da un grattacielo.

Chiude gli occhi e offre alle anime nere la schiena, sperando che il tempo fatto guadagnare alla ragazza sotto di lui sia sufficiente.

Di tutto questo, Max non ha nessuna cognizione, tutta la sua attenzione è prigioniera da propositi di dominio. Si avvicina alla vittima un passo alla volta, lottando contro la forza che lo respinge, il flusso esplosivo, continuo, di energia che emana dallo spirito della ragazza che ha già ucciso e aumenta di intensità quanto più si infuria contro chi l’ha assassinata. Ma il suo assassino è anche colui che quando era in vita ha piegato la sua volontà con il terrore, l’inganno e la sofferenza: quando vede che nonostante i suoi sforzi continua ad avanzare le si legge sul volto il dubbio e la paura.

«Adesso riconosco la mia bambina» grida Max prima di scoppiare a ridere.

Ormai a ridosso del tavolaccio, le afferra una caviglia e la tira a sé. Lei urla, sempre senza emettere un suono e aumenta l’intensità del flusso di potere che emana, al punto da spazzare via anche le anime nere che sciamano attorno a Nick e Carlotta.  Max ne è investito in pieno e gli vengono strappati ciuffi di capelli e brandelli di pelle della faccia, e in risposta alza la falce con una mano senza lasciare la presa sul piede

«E basta, cazzo!» urla.

Pianta la falce nello sterno dello spirito urlante che esplode in una bolla di fumo, assorbito da Max con un lungo respiro.

«Oh, adesso sì» sussurra.

Ebbro di potere, il satanista si avvicina a Nick, ridotto per metà a una massa di materia organica spappolata, si abbassa al suo fianco e gli tira su la testa prendendola per i capelli insanguinati.

«Lo vedi? Tutto va come deve andare: saresti dovuto morire molto tempo fa.»

«Anche tu» dice Nick con un filo di voce.

«Eh, no! Non sono stato salvato da uno spirito in fuga, ho abbracciato l’Oscurità, io, e ne sono riemerse padrone!»

«Sei malato… ho chiesto per te… un gesto di pietà…»

Un movimento appena visibile, uno spostamento d’aria, una volontà percepita alle sue spalle mettono in allerta Max, che ruota di lato le spalle appena in tempo per schivare un oggetto calato sulla sua testa. Il colpo è rapido e lo colpisce comunque di striscio alla tempia.

Arretra reggendosi il lato della testa, più per la sorpresa che per il dolore, e vede una figura femminile coperta da un manto nero e un cappuccio da cui escono lunghi capelli neri, belle mani bandisce un grosso martello intagliato in un unico pezzo di legno lucido; una figura esile che emana un grande potere.

«Cosa pensate di fare? Eh?!» urla Max.

Allunga la falce in direzione di Sasha, come fosse uno scettro, e le anime nere rispondono al comando gettandosi a ondate contro la giovane femina accabbadora, costringendola a ripararsi dietro il ventaglio protettivo del matzolu.

«Porterò i Mara nel mondo, e tutti vedranno il mondo come lo vedo io!» urla ancora Max.

«È lo spirito del mietitore!» grida Sasha respingendo la raffica di ombre.

«Che cazzo dici, puttana?»

«La falce è parte dello spirito del mietitore!»

«Ma davvero? Eccolo il tuo spirito, imprigionato e sottomesso.»

Indica lo spettro trattenuto dai due Mara poco lontano da Nick e Carlotta, e proprio nel puntare il dito si accorge che Nick è ancora vivo e sta muovendo le labbra, nonostante la vita stia abbandonando il suo corpo allargandosi sul pavimento in una grande pozza rossa.

«Più il corpo soffre… più lo spirito si esalta…» sono le sue ultime parole.

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