Delle luci a Natale

Anche stasera, come tutte le sere che Dio mette in terra, portavo il cane a spasso. Ore 18.30 circa.
Già mi preparavo a una splendida passeggiata sotto zero con Gegè al parco della Montagnola quando sento delle voci, un simpatico coretto, diciamo, che motteggia proprio davanti al primo ingresso, quello più vicino allo Sferisterio per intenderci.
Oh, che bello sono già partiti i cori di Natale, penso.
“Fuori! I fascisti! Dalla città!”
No, non è un coro natalizio… Sarà l’ennesimo collettivo anarchico che manifesta per qualche motivo tutto suo.
“Siamo! Tutti! Antifascisti!”
Ah, no, è il club degli illusi…
Comunque mi avvicino a quei simpatici ragazzi di varia età e gli chiedo cosa stanno facendo.
“Quei fascisti di Merda!” mi risponde molto coerentemente uno. Mi guardo attorno, ma lì vicino ci sono soltanto i poliziotti che fanno cordone per evitare che invadano la carreggiata; faccio un cenno col mento a un poliziotto, lui risponde allo stesso modo, da che deduco che non si sente particolarmente chiamato in causa. Mah, sarà lo spirito dei Natali trapassati.
A ogni buon conto entro nel parco, slego il cane e comincio a passeggiare tra le bancarelle del mercato etnico; arrivato sul viale principale un po’ in lontananza vedo un assembramento di lucine.
Oh, Santa Vergine di San Luca, i ceri a morto…
O è lo spirito dei Natali presenti, oppure sono i fascisti di prima che non hanno imbroccato bene la strada per uscire dalla città.
Mi avvicino e scopro che sotto i ceri ci sono pure delle persone, quindi lo spirito del Natale non c’entra niente.
Però non hanno i bomber neri, le teste rasate o i segni della lobotomia, quindi neanche i naziskin c’entrano niente.
Sono ragazzi, ragazze, signore, signori, anziane, anziani; insomma persone normali. Che però, siccome a me comunque mi stanno abbastanza sulle palle, decido di sorpassarli.
Sono organizzatissimi: hanno i ceri col paramoccolo, così non sporcano per terra. C’hanno pure gli striscioni stampati, mica come quelli del collettivo anarchico, tsk.
Aspè, che c’è scritto?
STOP AL DEGRADO
Merda….
Nel senso che per pura coincidenza Gegè decide in quel momento di liberarsi di ogni sua contraddizione e caga in mezzo al viale. Prontamente tiro fuori il sacchetto in plastica velina (perché comunque lo devono vedere tutti che te ne vai in giro con la cacca del cane come souvenir), solo che siccome sono due giorni che mangia tonno in scatola sott’olio, è un po’ lenta e più che raccoglierla la spalmo a piene manate. Così, mentre sono lì che faccio il madonnaro coprofero, il corteo di luminari mi investe.
Passato il primo cartello, quello sul degrado, ce ne sono altri.
STOP ABUSIVI E ILLEGALITÀ
Merda…
Stavolta il cane non c’entra, è il dannatissimo senso di colpa che funziona sempre e così metto il guinzaglio a Gegè, che i ceri, sì, fanno luce, ma somigliano vagamente ai manganelli di un’epoca oscura, e in testa o nel culo devono comunque fare male.
Cartello numeto 3: UNA CITTÀ SICURA È UN NOSTRO DIRITTO
Ma nostro di chi? Boh. Poi capisco quando passa pure il quarto cartello.
ALCUNI ITALIANI NON SI ARRENDONO
È ovviamente un diritto degli italiani che non si arrendono, cioè quelli che ancora comunque sperano nel ripescaggio ai mondiali.
E per finire: ORA BASTA
Questo però è scritto con i pennarelli su un lenzuolo, si vede che l’hanno aggiunto alla fine e non ho capito se è rivolto al degrado, agli abusi, all’illegalità, al diritto di alcuni o agli italiani che non si arrendono. Forse a questi ultimi, nel senso che è ora di finirla: arrendetevi tutti e basta!
Indenne al passaggio del corteo moralista mando a cagare il sacchetto (il cane non posso che già c’è andato) e lascio tutto là. Tanto a quest’ora è buio e sembra che per terra ci ha pisciato un barbone o un extracomunitario, mica che un onesto cittadino ci ha spalmato la merda del suo cane.
Ora sono in coda e a un certo punto il corteo si intoppa.
Vuoi vedere che è tornato il coretto di anarchici?
Così faccio il giro delle luminarie e scopro invece che la strada è ristretta per via delle bancarelle del mercatino etnico, e per di lì il corteo proprio non ci vuole passare, si rifiuta, piuttosto taglia per il prato umido e si fa sbavare dalle lumache, e capisco perché: a illuminarmi sono le parole del loro eroico leader.
“Non ci passiamo di qui, ci sono gli… gli abusivi… i cosi”
Così circumnavigano l’appostamento coso (cioè proprio dei cosi) mentre io mi fermo a spulciare un po’ la bancarella dei libri usati.
Alla fine dei gazebo però c’è un nuovo intoppo. Stavolta i fronti opposti sono piuttosto chiari: da una parte i virtuosi con le verghe fiammeggianti, dall’altra i gestori delle bancarelle, che di infiammato però hanno solo le parole e forse forse un metodo per risolvere tutta la questione.
“L’unica soluzione! È l’autocombustione!”
Comunque finché stanno gli uni da una parte e gli altri dall’altra del cordone di poliziotti (10, dico, mica 1) possono dire quello che vogliono, compreso “Buona idea, perché non cominci te?”
E di lì a poco tutti si disperdono e rimane solo qualcuno più motivato a gridare “la Montagnola! Non è razzista!”
Decido anch’io che è ora di ritirarmi e mi incammino lungo la discesa, dove uno dei gestori più anziani delle bancarelle ci tiene a precisare una cosa additando il tizio (italiano) che lanciava gli slogan tra i commercianti di colore.
“Quello lì che dice di essere anarchico, c’ha tre case, c’ha, e ha rovinato pure della gente”
Per quanto mi riguarda, ogni giorno che la municipale non mi fa la multa perché tengo il cane slegato mi sento già abbastanza soddisfatto e ribelle.

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