La beneamata cinquina

“Mo t’ammollo ‘na cinquina!”
Quante volte l’hai sentito o detto?
Per carità, la frase è poco carina,
ma sortisce senza dubbio il suo effetto.
Senza per altro prenderla o darla.
La cinquina, dico, lo schiaffo sano sano.
Ma di quali cinque si parla?
I cinque tizi attaccati alla mano.
E quindi in modo assai ardito
vi porto l’esempio, per cominciare,
del signor Indice, detto “il dito”.
Indice perché è solito indicare;
specie le persone che ci danno tedio,
candidati ad andare a quel paese.
E qui interviene suo cugino, il Medio,
che senza troppe pretese
si alza tra l’Indice già citato
e l’Anulare, suo fratello,
a cui ogni uomo sposato
porta per l’appunto l’anello,
che non va tolto proprio mai;
questo per poter sempre ricordare
che ti ci metti da solo nei guai.
Poi chi ci sta vicino all’Anulare?
Il Mignolo, che è piccolo parecchio
ma sempre benaccetto purché funga
da artiglio scaccola orecchio,
perciò tiene l’unghia lunga.
E concludo in modo audace
parlandovi del dito che agli albori
non serviva a dire “mi piace”,
ma a trasformare bestie in signori:
il Pollice: la chiave dell’evoluzione.
Seppure opponibile da solo non basta
a opporsi a questa maleducazione.
Chiudere la mano di sicuro non guasta,
ma, lo dico tanto per dire,
quando incontri la gente cretina
la mano la dovresti aprire
e ammollargli una cinquina.

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