Grim Reaper's Tales, narrativa

Memento Mori 14b

Grim Reaper’s Tales
Memento Mori – parte 14b

Lascia cadere l’umano all’interno dell’alone luminoso sotto di loro, affinché riemerga dal Buio come se stesso, l’attimo dopo si tuffa al suo seguito. Rimane celato dietro la coscienza del suo compagno e osserva.

Si trovano in presenza di un’anomalia, il Mietitore percepisce subito la fastidiosa perturbazione del Flusso. Tra il corpo di Max, fisicamente presente nella stanza d’ospedale, e la sua coscienza, dislocata in chissà quale frazione dell’Oscurità, c’è un collegamento animato da un’energia di cui gli sfugge l’origine, si sovrappongono a intermittenza, sollecitando in maniera pericolosa il diaframma tra la Luce e la Tenebra; la distanza si assottiglia a tratti fin quasi a scomparire e la barriera diventa un portale.

La volontà dell’assassino è vigile, la sente, ovattata però da una distorsione che conosce bene, il marchio dei Mara.

Focalizzando i sensi quasi li percepisce, i tre Mara che fluttuano attorno a Max, da qualche parte là nelle profondità della Tenebra.

Si avvicina al corpo, fatica ad avanzare e non capisce perché, non dovrebbe essere possibile, ha la sensazione di passare attraverso una sostanza densa e viscosa. La sua missione senza fine non ammette deroghe o titubanze, per cui prosegue incurante nella ricerca del luogo esatto dove si trova la coscienza del satanista.

Si accorge troppo tardi dell’inganno: quello che gli sembrava un angolo di Tenebra è in realtà un ambiente artificiale, ricreato da migliaia e migliaia di anime nere che hanno utilizzato Max come passaggio e ora assiepate nel suo corpo ancora vivo, lo tengono in vita, tengono aperto il passaggio.

Conosce il meccanismo, occupare un corpo di fatto morto fornendogli un surrogato di vita per mantenerne il contatto con la coscienza. Esistono altre forme di possessione, più violenta, più distruttiva. Questa è quella che ha usato con Nick. Nella sua esistenza millenaria le possessioni multiple di cui aveva avuto esperienza erano state estremamente rare e mai nessuna aveva visto all’opera una legione di quella portata.

Perso nella rielaborazione delle esperienze passate, il Mietitore non si accorge subito a livello cosciente delle ombre che cominciano a muoversi in forme tentacolari nella stanza; snuda le falci come riflesso condizionato e prova a comunicare con Nick, pensa che se lui gli lasciasse il controllo del suo corpo avrebbero maggiori possibilità di resistere a uno scontro su quel livello.

Ci prova, ma senza alcun risultato, tra loro si è raddensata una barriera della stessa realtà che racchiude la coscienza del satanista. Si è avvicinato troppo ed è rimasto bloccato a metà strada.

La fronte del corpo di Max comincia a brillare, le bende che la fasciano bruciano per consentire all’occhio che vi si cela sotto di spiare la realtà. La visuale dell’occhio si allarga a partire da un puntino luminoso fino a diventare una fessura i cui margini erodono la realtà come una piccola fiamma incenerisce un foglio che gli viene messo sopra, la carta si consuma poco a poco lasciando cenere sottile e volatile al passaggio del debole fuoco privo di fiamma.

Al di là del buco, dentro l’occhio, vede i Mara, giovani ma già potenti, e Max, dietro cui percepisce ancora la strana fonte di energia che non è in grado di definire con certezza.

«Parliamo un po’.»

La comunicazione di Max gli arriva forte, il riverbero provocato dalla vicinanza dei Mara gli impedisce di percepire fino in fondo le sue intenzioni.

«Tu sei eccezionale.»

Il Mietitore rimane immobile, si è mosso tardi e ora Nick è bloccato da filamenti d’ombra.

«Dico sul serio, non è facile impressionarmi ma tu… tu sei quel cazzo di dio della morte. Sissignore!»

L’occhio lo scruta con maggiore interesse e la fessura si avvicina o lui ne viene attirato; l’occhio diventa una grande vetrata attraverso cui si svolge la comunicazione. Il Mietirore da una parte, Max e i Mara dall’altra.

«Mi ricordo quando hai provato a farmi fuori nel sotterraneo. Credo di essermela fatta addosso. O forse è perché mi hanno sparato.»

A contatto con la Tenebra, Nick sta perdendo velocemente la sua vitalità. La loro vitalità. Il Mietitore non è qualcosa di vivo, non nel senso umano del termine; l’aberrazione del suo gesto è stata proprio quella di fondere diversi livelli di esistenza: da quando si è rifugiato all’interno del ragazzo la loro sopravvivenza è legata a un filo unico.

«Ma non ce l’ho con te, giuro. E come potrei? Mi piaci troppo, poi questa cosa che fai di passare da una parte e dall’altra… Beh,forse è meglio farla corta.»

Il Mietitore attende. In lui non alberga curiosità, né fantasia. Valuta in maniera meccanica i possibili esiti e le relative conseguenze per essere pronto ad agire.

«Voglio farlo anch’io. Non mi sembri sorpreso. Pensaci, è stato il destino che ci ha fatto incontrare. Questi aborti mentali mi stanno raccontando cosa è accaduto dopo il nostro primo incontro, hanno invaso il tuo territorio e tu ti sei dovuto rintanare nel primo sfigato moribondo che hai trovato. Ora hai trovato me, io voglio quello che hai da dare e tu avresti risolto il problema con le anime nere, anzi, sarebbero al tuo servizio come adesso sono al mio. Che ne dici?»

Il Mietitore gira la faccia da teschio per guardare Nick, poi fissa di nuovo le orbite addosso a Max.

«No» è la risposta priva di intonazione.

Una delle falci scatta in avanti, il colpo è rallentato dal costrutto ambientale di Max e l’occhio si serra prima che la punta d’osso possa trafiggerlo. Il contatto si interrompe, la fessura si chiude e la lama immateriale attraversa la testa del ragazzo, tornata suo stato puramente corporeo.

Lo spettro scheletrico balza all’indietro, trasla in aria, come se fosse risucchiato da Nick e scompare dentro di lui, facendo sobbalzare il corpo del ragazzo per la violenza della sua invasione, ne prende il sopravvento, lo porta nell’intercapedine tra le realtà affinché sia nella Luce, sia nella Tenebra, lo altera in una forma più congeniale modificandone la sostanza, che non è più materia. Le due coscienze si sovrappongono, convogliano all’unisono la loro volontà per liberarsi. Con un piccolo sforzo il Mietitore lacera i tentacoli d’ombra che ancora stringono la sua figura longilinea, afferra i monconi sfilacciati prima che si ritirino e li strappa dall’oscurità da cui traggono forza; in parte li sente dissolversi tra le mani, quelli che riescono a sottrarsi alla sua presa si agitano alla cieca fino ad ammassarsi in grandi bozzoli da cui emergono le forme umanoidi delle anime nere.

Sono molto definite, in alcuni casi riconosce anche dei rudimentali tratti somatici, a testimonianza della forza che acquisiscono nelle vicinanze di Max. Quando la prima anima nera lo colpisce rimane sorpreso, anche in quel guscio corporeo gli artigli d’ombra riescono a ferire la sua parte spettrale trasmettendo una fitta di dolore alla parte corporea. Non è abituato a soffrire, non riesce a gestire subito la nuova sensazione, altri nemici lo attaccano e lo feriscono, solo per una reazione automatica supera l’empasse e passa al contrattacco. Stringe le dita sulla gola dell’ombra più vicina e con un gesto la scaraventa addosso alle altre che gli si fanno incontro, approfitta dell’attimo in cui attorno a lui si crea il vuoto per concentrarsi e plasmare dalle ombre la falce. La lama eburnea farebbe strage facilmente delle anime nere, riconsegnando i loro resti sculacciate all’oblio che li ha generati.

Quell’attimo passa, la falce non si manifesta e il vuoto viene colmato in fretta da un’orda di ombre brulicanti.

“La falce non è apparsa.”

Una mera costatazione per il Mietitore, l’elaborazione di una strategia conseguente viene però rallentata dallo sgomento della sua parte umana. Respinge i ricordi e il pensiero dei recenti errori commessi che possono avere portato a quella situazione. I rimorsi non gli sono mai appartenuti, fino a quel momento; si presentano con forza sul primo piano mentale e solo a stento riesce a ricacciarli per focalizzarsi sul combattimento e sul piano d’azione più efficace al momento.

Il quel breve periodo di abbandono rimane sepolto, schiacciato sotto l’aggressione multipla delle anime nere; si batte in preda al panico, senza alcun criterio, i suoi colpi scoordinati servono al più ad allontanare gli spettri, a disperdere i più vicini per poco tempo, troppo poco per dargli respiro tra un assalto e l’altro, il flusso degli avversari è massiccio, costante e instancabile; nuovi nemici vengono vomitati in continuazione dalle tenebre della stanza e la sua forza d’impatto è insufficiente per fermarli o anche solo danneggiarli in maniera seria.

Le anime nere, al contrario, si prodigano con caotica efficienza a smembrarlo poco per volta sotto l’azione di un intrico di mani artigliate, che lacerano con solerzia il suo corpo ibrido, sembrano strappare brandelli di tessuto, ma solo perché il Mietitore ha organizzata la sostanza che lo compone in un’imitazione di abiti umani, segno che ha dovuto cedere parte di sé nell’accompagnarsi a Nick.

A mani nude non potrà mai vincere. La valutazione è così semplice e pragmatica, da risultargli ovvia non appena riacquista lucidità.

“Fuggire.”

È fondamentale per portare a termine la sua missione. Si chiede per la prima volta nella sua lunga esistenza se è in grado di farlo – compiere la missione, assolvere al compito per cui è stato generato – , se lo sconforto che sente non sia solo una debolezza conseguenza della sua parte umana, bensì una valutazione realistica delle sue probabilità di riuscita. Già una volta è dovuto scappare dalla progenie partorita dalle ombre del satanista e si era rifugiato nell’umano, per sfruttarne la fisicità avere un vantaggio sulle anime nere. Adesso scopre l’inutilità del suo sacrificio, contro delle anime nere più potenti, rafforzate sul livello materiale dalla presenza di Max, disarmato, prono sotto il loro assalto, incapace di plasmare la realtà oscura nella sua arma.

Raccoglie le energie residue e si slancia verso l’alto liberandosi degli avversari che lo schiacciavano al suolo, e fa uno scatto in avanti, si fa largo tra le anime nere con colpi rapidi e brutali fino alla finestra della stanza, infrange il vetro e si proietta fuori dell’edificio. Per meno di un secondo cade sotto il normale effetto della gravità e della pioggia battente, poi la notte imminente e anticipata dalle nubi temporalesche sembra calare del tutto e all’improvviso dietro la sua schiena, si confonde e muta; come liane vorticanti che si intrecciano tra loro, le ombre si plasmano in forma di sottili membrane di cuoio che si allargano dalle spalle a coprire il grigiore sanguinante del tramonto.

Il Mietitore frena la sua caduta e risale il cielo scrosciante sbattendo enormi ali da pipistrello.

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