teatro

Watership Now: Tana dolce tana

locandina1 – TANA DOLCE TANA

Nella scena ci sono un grosso cartello bianco con una scritta nera e spessa e un coniglio che zampetta pigramente qua e là con aria sorniona.
Il coniglio si mette a descrivere la sua tana con aria beata.

 INFO (utili alle elaborazioni personali delle descrizioni): i conigli di solito vivono in una tana comune composta da vari cunicoli e slarghi, le tane singole, di solito riservate alle gestanti, sono costituite da un cunicolo poco profondo a fondo cieco scavato in terreno morbido o sabbioso, che si espande col tempo, scavato in un luogo appartato, imbottito sul fondo con foglie secche e paglia poi ricoperto da peli del ventre. Le tane comuni sono scavate dalle femmine e rifinite e consolidate negli anni. Molti conigli vivono in tane scavate dalle generazioni prima.

 Quando il coniglio ha finito si accuccia da una parte e continua a dire qualcosa ogni tanto. Ne entra un altro e fa lo stesso. Poi ne entrano due e fanno lo stesso. Mentre ancora stanno parlando ne entrano altri e così via finché non sono entrati tutti tranne Moscardo e Quintilio.
Nel momento di massima confusione, quando le voie si accavallano, parte una musica. Quando la musica sale i conigli progressivamente parlano sempre di meno fino a tacere.
Quando la musica cambia e diventa inquietante, i conigli iniziano a guardarsi intorno sempre più spaventati.
Tra loro esce Coniglio 1 e si rivolge al pubblico.

CONIGLIO 1: Pensate alla vostra casa. Vi piace starci. Vi sentite comodi.

Entrano in scena Quintilio e Moscardo. Moscardo si aggira tra i conigli guardandoli come stupidi per il loro timore manifesto. Quintilio lo segue guardandosi attorno più spaventato degli altri.

CONIGLIO 1: È confortevole, come un guscio in cui si può stare tranquilli e in pace col mondo. La tana è la pelliccia che vi ricopre, il mucchio di foglie che vi accoglie, il calore di un muso amorevole che si strofina dietro il vostro orecchio. La tana è la sicurezza. È la conigliera operosa, la terra in cui sei nato, è il branco in cui vivere.

Coniglio 1 si ritira nel branco ed emerge Coniglio 2.

CONIGLIO 2: Ora immaginate, immaginate che succeda qualcosa, qualcosa di terribile, qualcosa di tanto terribile che la vostra tana, fino ad allora rifugio confortevole e sicuro, diventa a un tratto inospitale e minacciosa.

CONIGLIO 3: Ahahah, ridicolo, a noi non può succedere.

CONIGLIO 4: È una conigliera civile la nostra.

CONIGLIO 5: Queste cose succedono agli altri, mica a quelli come noi.

CONIGLIO 2: Può succedere a tutti. Agli altri. (al pubblico) A voi. E anche noi. Noi chi? Noi conigli.

Coniglio 2 si ritira nel momento in cui Moscardo e Quintilio raggiungono il centro della scena. Moscardo si guarda attorno cercando Quintilio, che è nascosto dietro di lui. Quasi a forza lo spinge in mostra per parlare.

QUINTILIO: Conigli, ascoltatemi!

ORTICO: Chi è quello?

CONIGLIO 6: Come? Non lo conosci?

CONIGLIO 7: Quello è Quintilio!

ORTICO: Boh…

CONIGLIO 8: Quintilio è come un profeta.

CONIGLIO 9: Un indovino.

DENTE DI LEONE (oltre solo DENTE): Un mago.

MIRTILLO: Un chiromante.

EUFORBIA: Un visionario

ORTICO: Vabbè, ho capito: un cialtrone.

TUTTI: (urlano contro Ortico) No!

Ortico si difende, spaventato dall’invettiva.

Vedendo che nessuno lo ascolta, Quintilio si rivolge a Moscardo con la richiesta silenziosa di andarsene, ma Moscardo lo spinge a ritentare.

QUINTILIO: Conigli, vi prego, ascoltatemi!

CONIGLIO 3: Non bisogna burlarsi di lui!

ORTICO: E che ho detto mai…

CONIGLIO 4: Non bisogna snobbarlo!

ORTICO: Ho capito. Ho capito.

CONIGLIO 5: L’ultima volta non l’abbiamo ascoltato e cosa è successo?

ORTICO: Che è successo?

CONIGLIO 6: Una tempesta ha messo sottosopra la nostra conigliera!

ORTICO: Ah però…

CONIGLIO 7: E lui lo aveva predetto.

ORTICO: Portasse mica un po’ sfiga…?

QUINTILIO: Io sento…

TUTTI: Cosa senti Quintilio?

QUINTILIO: Quel nonsoché che sento stasera nell’aria è…

TUTTI: Cosa? Cosa?

QUINTILIO: Non so, non so…

TUTTI: Cosa? Cosa?

QUINTILIO: Qualcosa d’oppressivo, come prima del temporale.

TUTTI: Ooohhh…

QUINTILIO: Una cosa molta brutta!

CONIGLIO 8: Quanto brutta?

QUINTILIO: Qualcosa di terribile…

TUTTI: Dove? Dove?

QUINTILIO: Vicina! È molto vicina!

CONIGLIO 9: Ma che cos’è?

QUINTILIO: Non lo so che cos’è, ma si sta avvicinando… è in arrivo. Guardate il prato! È coperto di sangue!

ORTICO: Ma è solo il tramonto.

DENTE: Torniamo nelle nostre tane.

QUINTILIO: Arriverà fin là… non illudetevi, ci arriverà e come!

ORTICO: Ma di che parla? È solo il tramonto!

QUINTILIO: Vi dico che il prato è coperto di sangue.

MIRTILLO: Tu come lo sai, Quintilio?

QUINTILIO: Lo so perché ho fatto un sogno.

ORTICO: (ironico) Ah, beh, se ha fatto un sogno.

QUINTILIO: Un sogno bruttissimo! C’eravate anche voi.

I conigli si guardano tra di loro preoccupati.

QUINTILIO: Ci portava la corrente di un ruscello, anzi, un fiume profondo. E poi mi sono accorto che stavamo seduti su una tavola… su un grosso cartello… tutto bianco e coperto di righe e segni neri. Eravamo in diversi conigli… maschi e femmine. Poi ho guardato meglio e allora ho visto che la zattera era fatta anche di ossi… ossi e fili di ferro. Mi sono messo a urlare e allora uno di noi ha gridato “In acqua! Tutti a nuoto!”. Io mi sono messo a nuotare, cercavo di seguire qualcuno, ma tutti scomparivano alla mia vista, tutti, uno dopo l’altro, venivano inghiottiti da una galleria d’acqua.

CONIGLIO 3: La zattera… era un cartello hai detto?

QUINTILIO: Così credo.

CONIGLIO 4: E i segni neri, che segni erano?

QUINTILIO: Non lo so, mi sembrava una scritta.

CONIGLIO 5: E che diceva la scritta?

QUINTILIO: Questo… questo non lo so… non so leggere la scrittura degli uomini.

CONIGLIO 6: (indica il cartello là vicino) Era un cartello come quello?

QUINTILIO: Ecco… sì, mi sembra proprio quello.

Tutti i conigli si muovono in massa verso il cartello rischiando di travolgere Quintilio che si rifugia dietro Moscardo.

QUINTILIO: Moscardo, aiuto…

MOSCARDO: Ehi, fate piano. Piano ho detto!

CONIGLIO 7: Non si capisce niente.

CONIGLIO 8: Te l’ha detto, Quintilio, è scritto in umano.

ORTICO: Ah, beh, se l’ha detto lui…

CONIGLIO 9: (scocciato a Ortico) E basta!

Ortico si ritira offeso.

DENTE: Gli umani non conoscono il lapino.

MIRTILLO: Ah no?

CONIGLIO 3: Selvaggi.

CONIGLIO 4: Qualcuno è in grado di decifrare la scrittura umana?

CONIGLIO 5: Euforbia! Euforbia sa farlo.

CONIGILIO 6: È vero! Euforbia ha vissuto in cattività per anni, conosce gli umani meglio di chiunque altro.

CONIGLIO 7: Euforbia ascolta i loro discorsi, sa quando sono incattiviti e quando sono felici.

CONIGLIO 8: Avanti Euforbia, leggi per noi.

EUFORBIA: (spaventata) No, non voglio.

CONIGLIO 9: Non farti pregare, Quintilio ci ha spaventati.

ORTICO: Appunto, sono fantasie, sogni visionari.

MIRTILLO: Tu sai qualcosa Euforbia?

DENTE: Certo che sa qualcosa. Lei legge la scrittura umana, ha già letto quello che c’è scritto.

CONIGLIO 3: Euforbia, ci nascondi qualcosa?

CONIGLIO 4: Leggi, o ti cacciamo dalla conigliera prima di… qualunque cosa abbia previsto Quintilio stavolta!

EUFORBIA: Se proprio ci tenete… (legge dal cartello) “Questa tenuta, comprendente tre ettari di eccellente terreno edificabile, in posizione ideale, verrà trasformata in un moderno centro residenziale dalla ditta Grandi Potenze & Multinazionali”.

Tutti i conigli si allontanano al cartello spaventati dallo stesso.

CONIGLIO 5: È terribile!

CONIGLIO 6: Perché, che significa?

CONIGLIO 5: Non lo so, ma sembra una cosa terribile.

MOSCARDO: Ve lo dico io cosa significa. Significa che dobbiamo andarcene.

CONIGLIO 7: Vuoi dire, andarcene da questa conigliera?

Moscardo annuisce.

CONIGLIO 8: Vuoi dire andarcene tutti?

Moscardo annuisce.

CONIGLIO 9: È una follia, siamo centinaia.

MOSCARDO: Parleremo col Gran Coniglio. Lui saprà cosa fare.

Quintilio e Moscardo rimangono al cento della scena, mentre gli altri conigli li guardano scuotendo la testa (come a dire “Tsk. Illusi”) e poi escono di scena zompettando (qualcuno porta via il cartello).

Rimangono solo Mirtillo e Dente di Leone, un po’ in disparte che guardano con apprensione gli altri due conigli.

Qualcosa indica che il tempo passa (una registrazione poco comprensibile del dialogo avvenuto con in Gran Coniglio Trearà).

Quando il tempo torna a scorrere normalmente, Mirtillo guarda un po’ triste Dente di Leone che fa spallucce.

Mirtillo si avvicina a Moscardo e gli mette una mano sulla spalla. Si avvicina anche Dente di Leone.

MIRTILLO: Ma Moscardo, non t’aspettavi mica sul serio che il Gran Coniglio avrebbe seguito il tuo consiglio?

MOSCARDO: Non lo so cosa m’aspettavo. Non avevo mai visto il Gran Coniglio da vicino. Però mi son detto “Beh, anche se non ci ascolta, nessuno potrà dire, dopo, che non l’abbiamo messo sull’avviso”.

MIRTILLO: Allora secondo te c’è sul serio qualcosa di cui avere paura?

MOSCARDO: Sì, ne sono certo, Quintilio è mio fratello, lo conosco da quando è nato.

DENTE: (sarcastico) Sì sì, il Gran Coniglio aveva molta paura. Com’è che ha fatto quando gli hai detto che dovevamo andare tutti via dalla conigliera? (in toni serafici e regali caricaturali) Mah, per me sarebbe la prima volta, si tratta di un rimedio molto drastico, direi, siamo in maggio, tutti i conigli hanno il loro bel daffare, se la spassano alla grande, e io dovrei dire a tutta la colonia di filarcela gambe in spalla, perché lo dice il giovane? E andare chissà dove, incontro a chissà quali conseguenze, eh? Come pensi che accoglierebbero la richiesta, eh? A gran salti di gioia, eh? Dovremo rifletterci su attentamente, eh? Eh?”

Entra Parruccone.

PARRUCCONE: Se diceva anche solo un altro “eh?” gli tiravo una zampata, gli tiravo.

MOSCARDO: Ciao Parrucone, sei fuori servizio?

PARRUCCONE: Fuori, sì, e per restarci. Ho lasciato l’ausla.

MIRTILLO: Ma perché?

PARRUCCONE: Il Gran Coniglio ci riesce molto bene a rendersi sgradevole. Mi ha rimproverato per avervi fatto parlare con lui, per quella “sciocchezza”.

DENTE: E per averlo svegliato durante il suo pisolino.

MOSCARDO: Amico mio, pensaci bene, a noi “periferici” ci considerano sbandati, ma voi auslani…

PARRUCCONE: Bah, dell’ausla e dei suoi privilegi me ne importa fino a un certo punto, un coniglio forte se la cava anche se lascia la conigliera. E poi fare la guardia a un vecchio e rubare lattuga non è quello che intendo io per vita-pacchia.

QUINTILIO: Nessuno ruberà più lattuga, fra poco.

PARRUCCONE: Ah, ci sei anche tu Quintilio?

QUINTILIO: Già, e sta arrivando anche qualcun altro.

Arrivano anche Nicchio e Smerlotto. Nicchio corre da Moscardo e lo abbraccia a testa bassa. Smerlotto invece rimane un po’ distante.

NICCHIO: Ciao Moscardo. Ho accettato subito di venire quando ho saputo che c’eri tu.

DENTE: Che culo…

MOSCARDO: (stacca Nicchio con evidente imbarazzo) Ehm… Ciao Nicchio, ma… perché non ci presenti il tuo amico?

SMERLOTTO: Moscardo, sono Smerlotto. Non ti ricordi di me, Moscardo?

MOSCARDO: (si mette una mano in faccia) Per la merda di Frits…

SMERLOTTO: Dai, stavamo in tana insieme, l’inverno scorso, ai tempi della neve.

MIRTILLO: (a Moscardo) Che c’è?

MOSCARDO: (senza farsi sentire da Smerlotto) Quello è cretino.

QUINTILIO: E un po’ tardo.

MOSCARDO: Molto tardo.

SMERLOTTO: (saluta sorridente i tre che parlano) Ehilà!

I tre salutano Smerlotto con un sorriso posticcio.

SMERLOTTO: (dà di gomito a Parruccone, orgoglioso) Stanno parlando di me.

PARRUCCONE: (indifferente) Immagino di sì…

MIRTILLO: Ma dice il vero sulla tana?

QUINTILIO: Sì, purtroppo…

MOSCARDO: I cinque giorni peggiori della mia vita.

QUINTILIO: Della “nostra” vita.

MIRTILLO: E chi l’ha reclutato?

DENTE: Ehm… Sono stato io.

Dente di Leone si fa un po’ avanti e il gruppo si ricompatta.

DENTE: Ecco, avevo appena reclutato Smerlotto, quando Bardasso…

MIRTILLO: Quel tizio grosso prepotente dell’Ausla?

DENTE: Proprio lui, mi dice “Beh, che fai?”

NICCHIO: E tu?

DENTE: Io gli ho detto che cercavo conigli che volessero andarsene dalla conigliera

NICCHIO: E lui?

DENTE: Mi guarda male e se ne va, la gente mica ti crede quando gli dici la verità

SMERLOTTO: (dando pacche sulla spalla a Dente di Leone) Ahah, grande. Grandissimo!

Smerlotto continua a dare vigorose pacche sulle spalle a Dente di Leone finché Parruccone non gli blocca la mano con aria ingrugnata. Dente di Leone di allontana un po’, scocciato.

MOSCARDO: Comunque sia, prima partiamo meglio è, mi sa.

NICCHIO: E partiamo così? Senza niente tra le zampe?

MOSCARDO: Veramente avevo detto a tutti di portare il necessario per il viaggio.

Parruccone mette alcune cose (carote) che aveva con sé in terra.

PARRUCCONE: Ecco la mia parte.

Fanno lo stesso anche gli altri. Quando tocca a Nicchio si cerca addosso, ma non ha niente.

NICCHIO: (sul punto di piangere) Io… non avevo capito…

Dente di Leone divide le cose accumulate in due sacchetti, uno lo tiene per se e l’altro lo dà a Moscardo.

MOSCARDO: Non fa niente, ce n’è abbastanza. Partiamo!

MIRTILLO: Aspettate, dovrebbe arrivare anche…

Entrano Ramolaccio, Lampo, Ghianda e Argento (con un abbigliamento molto appariscente).

MOSCARDO: Ramolaccio!

Moscardo va ad abbracciare fraternamente Ramolaccio.

MOSCARDO: (quasi commosso) Finalmente dei conigli normali!

Moscardo si gira verso Nicchio e Smerlotto, uno di fianco all’altro.

MOSCARDO: (un po’ imbarazzato) Cioè… nel senso…

Nicchio lo guarda sul punto di mettersi a piangere, Smerlotto invece sorride e saluta.

MOSCARDO: Oh… Non importa… (si rigira verso Ramolaccio)

SMERLOTTO: (a nicchio) Ahah. Ha guardato te.

RAMOLACCIO: Ciao Moscardo. Ragazzi (fa un cenno agli altri). Questi solo Lampo e Ghianda.

Lampo e Ghianda salutano gli altri. Si reggono a stento in piedi, sembrano dei derelitti, appena pestati o drogati.

LAMPO: Bella…

GHIANDA: Sì… bella per tutti…

MOSCARDO: Forse ho parlato troppo presto…

RAMOLACCIO: Ehm… E conoscete Argento?

PARRUCCONE: Certo! L’ho arruolato io e poi…

DENTE: E poi è il nipote del Gran Coniglio.

PARRUCCONE: È anche un valoroso giovane membro dell’ausla.

MIRTILLO: Se è qui con noi direi che non lo è più.

ARGENTO: Infatti, non ne potevo più, i colleghi dell’ausla non fanno che minchionarmi per via del mio stile.

SMERLOTTO: (all’orecchio di Nicchio) È un raccomandato.

Nicchio si gira di scatto terrorizzato verso Smerlotto.

ARGENTO: E poi dicono che sono un raccomandato, che ho ottenuto il posto nell’ausla solo grazie a mio zio.

DENTE: Già…

Tutti distolgono lo sguardo imbarazzati per alcuni istanti.

MOSCARDO: Vabè, come dicevo, prima si parte, meglio è.

PARRUCCONE: Dico, non è che siamo in molti a quanto pare.

RAMOLACCIO: Non sarà meglio rinunciare all’idea?

QUINTILIO: E rimanere qui a morire?

Attimi di silenzio carichi di tensione.

LAMPO: Forte…

GHIANDA: Sì… bella…

MOSCARDO: Va bene, andiamo!

QUINTILIO: No.

NICCHIO: (agitatissimo) No?

Entra Pungitopo con Barbasso e altri 2 conigli auslani.

PUNGITOPO: No!

NICCHIO: (salta in braccio a Smerlotto) Ah!

PUNGITOPO: Voi non andate da nessuna parte.

SMERLOTTO: (alza le mani per arrendersi e fa cadere Nicchio) D’accordo.

PUNGITOPO: Sei Parruccone?

PARRUCCONE: Và là, che mi conosci benissimo, come io conosco te.

LAMPO: Ma chi è?

MIRTILLO: Scemo, quello è Pungitopo.

RAMOLACCIO: Il Comandante dell’ausla. E c’è anche Barbasso.

PUNGITOPO: (a Parruccone) Sei in arresto!

PARRUCCONE: In arresto?

GHIANDA: Che vuol dire?

DENTE: E perché mai?

Nicchio corre ad abbracciare Moscardo a testa bassa.

MOSCARDO: Se ci calmiamo forse riusciamo a capirci qualcosa.

PUNGITOPO: Sei in arresto per condotta sediziosa e incitamento alla rivolta.

BARBASSO: (indica Argento) Comandante, guarda chi c’è.

PUNGITOPO: Argento, sei in arresto anche tu.

ARGENTO: Pensate che congiurerei contro mio zio?

AUSLANO: No, dopo che gli ha trovato il lavoro.

AUSLANI: Ahahah.

PUNGITOPO: Silenzio! Sei in arresto per non esserti presentato in servizio da Barbasso.

BARBASSO: Venite con noi!

Parruccone, Ramolaccio e Argento si lanciano sguardi di intesa.

QUINTILIO: Sono sicuro che potremo trovare una soluzione…

Parruccone, Ramolaccio e Argento attaccano di sorpresa gli auslani.

QUINTILIO: …pacifica…

Anche Dente di Leone si unisce alla zuffa. Mirtillo mette una mano sulla spalla di Quintilio.

MIRTILLO: Lascia stare, tu ci hai provato.

Un auslano si stacca dalla zuffa e minaccia Lampo e Ghianda che scappano dietro Smerlotto e Nicchio che scappano a loro volta. Mirtillo impegna l’auslano mentre gli altri con Quintilio scappano per la scena. L’auslano si districa da Mirtillo e insegue gli altri che corrono uno dietro l’altro.

Parruccone riesce a immobilizzare Pungitopo con una presa.

PARRUCCONE: Digli di fermarsi!

PUNGITOPO: Fermatevi!

Il primo dei conigli inseguiti si blocca di colpo, gli altri gli inciampano addosso, compreso l’auslano, che si trova bloccato da un groviglio di corpi.

Gli altri auslani sospendono il combattimento ma rimangono in guardia.

Moscardo si avvicina guardingo a Pungitopo.

MOSCARDO: Andatevene.

ARGENTO: Altrimenti vi ammazziamo!

PUNGITOPO: Come osi? Io sono il Capitano dell’Ausla! Lo sai, sì?

MOSCARDO: Vattene, o sarai ucciso.

Moscardo fa cenno a Parruccone di lasciar andare Pungitopo.

PUNGITOPO: Sarai tu a essere ucciso!

Pungitopo e le guardie se ne vanno.

DENTE: (si massaggia per le botte prese) Torneranno sai? Sono andati a chiamare i rinforzi.

Qualcuno aiuta i conigli caduti a rialzarsi.

QUINTILIO: Dobbiamo andarcene immediatamente!

MOSCARDO: Sì, non c’è tempo da perdere, in marcia fino al torrente.

LAMPO: Seguiamo il greto.

GHIANDA: Così non ci perdiamo di vista.

ARGENTO: (indica Lampo e Ghianda) Non sono scemi come sembrano.

MOSCARDO: Andiamo.

Si mettono in cammino.

SMERLOTTO: Se posso dare un consiglio…

MIRTILLO: No, non puoi.

SMERLOTTO: Perché io non posso?

DENTE: Perché sei scemo.

Parruccone dà uno scappellotto a Smerlotto.

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