Darxton, narrativa

To live in Darxton 06

To live in Darxton
6 – Un colpo da stratega

«Che vuol dire “far sparire tutto”?» chiede Kevin con sguardo torvo.

«Andiamo, è ovvio – risponde Kate – Tutte le prove di quello che è successo… il corpo, il medaglione… tutto!»

Sean si intromette scuotendo la testa.

«Calma, non è affatto ovvio.»

«Sì che lo è. No?»

Una volta tanto sono d’accordo con il pompiere e lo dico.

«In effetti si potrebbe sollevare qualche riserva… Uh, locuzione troppo complessa, lasciamo stare…»

«Ascolta – riprende Kate – se ti dico “devi far sparire tutto” tu cosa capisci?»

La domanda è pericolosa, o imbarazzante, da fare a Kevin, ma lui aggira abilmente l’ostacolo.

«Mi sembra un po’ diverso. Una cosa è che me lo dici tu, una bibliotecaria, una cosa è che me lo dice lui – e indica il corpo di Isaac – Un… non so neanche che cavolo sia!»

«Ha ragione lei.»

Tutti ci giriamo verso Greg con aria incuriosita. Allora non è solo una mia impressione: le sue ultime uscite ultimamente hanno qualcosa tra il mistico e il profetico.

«E tu che cazzo ne sai?»

Agli ex seals evidentemente i profeti non stanno molto simpatici.

«Ho visto cosa c’è nel medaglione. Anime, anime imprigionate… Ok, sembra una stronzata, lo so, ma sono sicuro che lì dentro c’è imprigionata anche l’anima di Isaac Reed e sta chiedendo di essere liberata.»

“Spiazzati” è la parola esatta per descriverci. Anche io ho guardato dentro il cristallo del medaglione e ho visto tutto, eppure visto sotto questo punto di vista assume tutto un significato diverso, non è più solo un gioco dell’orrore con scienziati pazzi, mutazioni genetiche ed esperimenti fuggiti al controllo dei loro creatori. Parliamo della salvezza o della dannazione eterna, concetti metafisici complessi che meritano una riflessione profonda e che provo a esprimere a parole come meglio riesco.

«Beh, cazzi suoi, poteva pensarci prima di vendersi a uno come Timothy Watson. Lo sanno tutti che è corrotto.»

«E certo, tu sai sempre tutto» fa Sean.

«Lo dice anche il Darxton News, è per questo che si è dimesso da direttore operativo della MetroMag.»

«Comunque il corpo dobbiamo portarlo via – suggerisce Kate – La polizia ormai starà arrivando e potrebbero risalire a noi in un attimo.»

«E già, perché il problema qui è il corpo…»

Smemorino ha raggiunto un livello di lagnanza quasi intollerabile, però in effetti ha ragione. Fuori dal museo sembra un campo di battaglia di qualche guerra in medio oriente, dentro la sala giochi di un branco di teppisti annoiati. In ogni caso c’è poco da fare.

«Non vorrei scoraggiarvi, ma il taxi e fuori uso» dico.

«Usiamo il furgone» ribatte Kate.

«Certo, e se ci fermano che gli diciamo, che c’è caduta addosso una cassaforte dal sesto piano?»

«Sei un bravo autista, no?»

«Il migliore della Big D.»

«E allora non ci farai fermare.»

Guardo il sorriso beffardo della Walker e maledico il mio orgoglio. Mica posso dirgli che quel catorcio accartocciato non lo posso o non lo voglio guidare e così mi trovo assieme agli altri a sudare il sudabile per caricare il cadavere del mostro su quello che resta del retro del furgone.

Leghiamo a traino il taxi e montiamo.

«Bene signori – mi sporgo dal sedile del guidatore – Dove vi porto?»

«Ah…»

Sean sta per dire qualcosa, probabilmente che non lo sa, quando viene azzittito dalle sirene della polizia, troppo vicine per fare i pignoli sulla destinazione.

«Intanto parti! Dai! Dai!»

Non capisco bene chi abbia dato l’ordine, ma lo eseguo volentieri, parto a tavoletta e ovviamente mi dimentico del taxi legato dietro. Il contraccolpo per poco non mi scaraventa fuori dall’abitacolo passando attraverso il vetro. Greg, seduto a fianco a me, non è così fortunato e si trova la faccia stampata sul cruscotto. Non che un po’ di sangue in più o in meno faccia differenza a questo punto, spero comunque che non si sia rotto il naso. Chi lo sente poi…

Lasciamo quello che rimane del taxi nel mio garage e faccio fare al gruppo un tour notturno delle strade meno trafficate di Darxton.

«Isaac voleva che recuperassimo il medaglione, secondo lui vogliono ripetere il procedimento che lo ha trasformato.»

Kate lo dice più a se stessa che a noi, ma la sola idea di avere a che fare con un altro energumeno mutante ci lascia a disagio; chi cambia posizione, chi si gratta un orecchio, chi distoglie lo sguardo. Io parlo.

«Dici che sono tornati ai laboratori del WQC?»

«Do, lì è duddo disdruddo» risponde Greg.

«Infatti, secondo lui sono tornati al luogo di massimo potere del medaglione.»

«Secondo lui?» fa Sean

«Sì, secondo Isaac.»

«Ti ha detto tutto questo mentre ti sbavava addosso i suoi ultimi respiri o vi siete sentiti prima per telefono?»

«Fate un po’ di silenzio, sto leggendo!»

La dichiarazione arriva come un orgasmo durante un rosario. Stacco gli occhi dalla strada e li piazzo su Kevin: sta davvero leggendo, il giornale di ieri. Mi arrabbio, un po’ per decontestualizzazione della scena, un po’ perché avrebbe potuto anche dircelo che sapeva leggere.

«Io sto guidando un furgone spiaccicato con dentro un mostro cadaveroso  – grido –  e lui legge il giornale! Il signor Doyle gradisce anche una tazza di the?!»

Kevin forse gradisce più il the che le battute, perché tira fuori la pistola e me la punta addosso.

«Ti vuoi stare zitto?»

«No, non me ne sto zitto, anzi urlo!»

«So dove dobbiamo andare!»

Quando uno che mi punta addosso la pistola trova in autonomia la soluzione ai nostri fraintendimenti tendo a essere molto conciliativo.

«Ah sì?» chiedo con distaccato fairplay.

«Sì, Timothy Watson, quello che ha ingaggiato Isaac, mi ricordava qualcosa, ora rileggendo l’articolo che lo riguarda, ho collegato che era il direttore ai lavori della MetroMag, cioè lo stesso tizio per cui lavorava Ethan, probabilmente lo stesso che lo ha fatto uccidere per evitare che rivelasse quello che hanno trovato negli scavi della nuova fermata, è lì che hanno trovato il medaglione, e infatti sono morti anche Anthony e Carlos. Eh, Carlos, capite?»

«Carlos! Ma certo, Carlos!» Kate si illumina.

«Garlos è il bio barrugghiere» dice Greg cercando di raddrizzarsi il setto nasale.

«Per essere un topo da biblioteca ne frequenti di uomini…» fa Sean, che probabilmente ha le sue cose.

«Isaac parlava di Carlos nel suo taccuino, è a causa della sua morte che ha deciso di donare il medaglione al museo.»

«Esatto – prosegue Kevin – e non è un caso se c’è venuto a trovare Medahir e compagnia bella. Quando ci siamo visti con Etahm lui me l’ha detto, era ubriaco e io non ho capito a cosa si riferisse, ma l’ha confessato “Hassan sapeva tutto, gliel’ho detto io”.»

Sean sembra scioccato.

«Hai capito tutto questo leggendo il giornale? Fa vedere?»

Strappa il giornale di mano a Kevin e si mette a leggere l’articolo che parla di Watson.

«Merda…»

«Che c’è?» gli chiedo.

«Domani nomineranno un nuovo direttore e riapriranno il cantiere.»

«E quindi?» normalmente afferro le questioni al volo… la giornata è stata pesante…

«Buon per loro, il lavoro riprende, l’economia circola.»

Storgo di nuovo il setto nasale a Greg con un pugno, se lo merita dopo questa stronzata.

«E quindi se vogliono fare qualcosa al tempio della bestia devono farlo stanotte.»

L’”uh…” stavolta è generale.

Per arrivare a Obelisk Plaza infilo il furgone in mezzo a vicoli che voi umani non osate neanche immaginare. Guido in maniera così abile ed elusiva che non ci potrebbe notare neanche un gatto randagio. Poi, all’improvviso, ci troviamo allo scoperto. Non so di preciso dove mi sono confuso, forse quando Greg si è rimesso a posto il naso con un colpo secco e ha cominciato a urlare, sta di fatto che parcheggio proprio in mezzo alla grande piazza che ospita un obelisco romano… egizio… una roba del genere. La cosa buona è che arriviamo davanti all’accesso sotterraneo alla fermata Greedy Station. La cosa meno buona è che più visibili di così potremmo esserlo solo dando fuoco al furgone.

Ormai ci siamo, scendiamo e analizziamo la situazione.

«E lui?» chiede Kevin indicando la lamiera contorta che ospita Isaac.

«Lasciamolo lì» risponde Sean.

«Come lì?»

«Sono le 4 del mattino, chi vuoi che venga a dirci qualcosa?»

«Ma se scoprono il cadavere?» faccio io.

«Ascolta, abbiamo parcheggiato un furgone mezzo distrutto, rubato, in mezzo a una piazza, dopo aver partecipato a una sparatoria davanti a un museo che abbiamo vandalizzato e da cui abbiamo sottratto illegalmente un reperto antico, pensi che il nostro problema sia davvero un mostro morto nel bagagliaio?»

«Se la metti in questo modo…»

«Smettetela di perdere tempo – ci rimprovera Kate – siamo già in ritardo.»

Anche Greg si unisce alla discussione mentre continua a massaggiare il pezzo di carne tumefatta che un tempo era il suo naso.

«Perché, avevamo un appuntamento?»

«Già, e sembra anche che qualcuno sia arrivato prima per soffiarci la ragazza.»

Kate indica un altro furgone nero parcheggiato ai margini della piazza. In effetti messo lì è un pelo più discreto del nostro.

«Cavolo! Nascondiamoci!»

Sean corre a ripararsi dietro il nostro mezzo, ma Greg lo tranquillizza.

«Stai tranquillo, se c’era qualcuno a bordo ci avrebbe già sparato addosso.»

«Evidentemente avevano fretta» faccio notare io.

«Sì e anche noi.»

La frase di Kate ci dà il via per agire: leghiamo la corda con cui abbiamo trainato il taxi alla catena che chiude i cancelli d’accesso alla fermata della metro, niente di speciale, basta mandare un po’ su di giri il furgone e si sfalda come pastafrolla.

Anche se è ancora chiusa, la fermata e come una qualsiasi altra stazione della metropolitana di Darxton: buia, umida e spaventosa. Un brutto posto dove passare la serata.

Scendiamo per un numero impressionante di rampe di scale, illuminate solo dalle luci di servizio del cantiere, quindi praticamente in ombra; il silenzio è interrotto solo dai nostri passi e dai nostri respiri, eppure dietro ogni mucchio di materiali da costruzioni, dopo ogni struttura in cemento armato mezza ultimata, ci sembra di scorgere l’ombra distorta di una creatura in agguato.

Quando arriviamo finalmente alla banchina stiamo così appiccicati l’uno all’altra che se mi eccito se ne accorgono tutti. Il budello dei binari da una parte e le pannellature in legno provvisorie dall’altra, ci accompagnano fino alla fine della fermata.

Una porta improvvisata con sopra il cartello DANGER ci fa l’occhiolino tra le strutture del cantiere. Greg fa scorrere il pannello sui cardini di fil di ferro e dietro troviamo un buco nel pavimento, anzi, nel terreno. Troppo grosso per essere il cesso degli operai e poi siamo tutti d’accordo sul fatto che dal buco si emana un chiarore. Andiamo, chi metterebbe una luce in fondo a un cesso.

Uno alla volta ci caliamo nell’apertura, che da dentro ha molto l’aspetto di una frana nel soffitto di un tunnel sotterraneo, non fosse altro perché pochi metri più sotto ci troviamo proprio in un tunnel sotterraneo… di quelli scavati nella roccia eoni fa. Ho sempre pensato che “eoni” fosse una di quelle parole inventate dagli scrittori di racconti horror di inizio secolo scorso per indicare ai lettori che il protagonista stava per fare una cazzata. Eoni è una contrazione di malvagio, corrotto, pericoloso, incredibilmente pericoloso, letale e cose del genere. È una specie di codice letterario insomma.

Come niente fosse ci infiliamo nel codice e percorriamo il lungo cunicolo, sempre accompagnati dal bagliore che si emana da un punto più avanti, finché non arriviamo “più avanti” e scorgiamo con chiarezza della luce calda, diversa da quella delle luci di servizio incontrate finora. La luce di una fiamma, ecco.

Le mie scarse nozioni di illuminotecnica vengono frustrate quando sentiamo con chiarezza delle voci, un lamento, mi ricorda mio zio quando aveva le coliche renali, solo con meno bestemmie, e poi urla di altri uomini.

Nella semi oscurità ci facciamo dei segnali e avanziamo a passo spedito cercando di rimanere nascosti.

Alla fine del tunnel si apre uno slargo notevole in fondo al quale c’è una grotta più piccola, una specie di cappellina incassata nella roccia; il pavimento e la volta sono decorati con un reticolo intricato e fittissimo di pitture d’aspetto preistorico. L’interno della grotta è allestito come un vero e proprio tempietto: una grossa colonna di pietra si trova al centro del pavimento circolare, lampade a olio in terracotta sono disposte in terra tutto attorno ma con un disegno preciso, le ossa ammucchiate alle pareti lo identificano come il Tempio della bestia.

Nel tempio ci sono delle guardie della STA, sono loro a urlare, si agitano e tengono le armi pronte all’uso; capiamo il perché quando vediamo uscire da dietro la colonna l’origine degli strazianti lamenti. Un essere umano enorme, coperto dei resti di un elegante vestito stracciato dalla violenta mutazione che è in atto nel suo corpo e con al collo il medaglione. Benché si contorca a scatti e il suo volto sia distorto dal dolore, è ancora riconoscibile: Medahir.

La trasformazione che lo porta a essere sempre più simile alla bestia che abbiamo conosciuto come Isaac è accompagnata dal rumore rivoltante di ossa che si fondono e cambiano forma, di muscoli che si tirano e si strappano, di pelle che si lacera sotto l’azione di un cambiamento troppo rapido. C’è sangue ovunque…

«Signore! Signore, che facciamo!» grida una delle guardie.

Ma l’unica risposta è un urlo selvaggio del mostro che si getta sugli uomini con movimenti disarticolati e comincia a massacrarli a mani nude.

Nello scontro che segue si rovesciano diverse lampade a olio e diventa impossibile distinguere bene cosa sta succedendo. Di certo le guardie stanno sparando a raffica contro la creatura, ma dalle urla agonizzanti degli uomini direi che non stanno avendo la meglio. E dopo sarà il nostro turno.

«Che cosa facciamo?» grido nella confusione.

«Ci vuole una strategia» risponde Sean urlandomi in faccia

Kevin si alza in piedi con lo sguardo invasato.

«Col cazzo! Ci vuole questa!»

Quel pazzo ha in mano una granata. Ci eravamo tutti dimenticati della fottuta bomba a mano che gli aveva regalato Ivan Ceausescu.

«Non farlo, Kevin, ci crollerà tutto addosso!»

Credo sia stata Kate a dirlo, ma non ci metto la mano sul fuoco perché quando si agita anche Greg fa la voce stridula. In ogni caso Kevin è nella modalità “distruzione totale” e non ci caga di striscio, piega il braccio indietro e con un lancio perfetto tira la granata in mezzo al Tempio della bestia.

Mi accuccio per ripararmi come posso e ficco la testa tra le ginocchia. Il rumore dell’esplosione quasi mi assorda ed è seguito a ruota da quello della colonna che collassa su se stessa e del soffitto del tempio che crolla seppellendo uomini e mostri. L’onda d’urto dura arriva violenta e tagliente e dopo il suo passaggio apro gli occhi su un inferno a dimensione ridotta.

Ogni cosa, noi compresi, è coperta di detriti e l’aria è satura della polvere di roccia, una nuvola grigia che ci impedisce di vedere e di orientarci, bucata solo in alcuni punti da fiammelle che continuano a bruciare.

«Ci siete tutti?»

È Sean a gridare. Rispondiamo a turno, tra colpi di tosse e fischi nelle orecchie, così riusciamo a capire che siamo ancora vicini.

Sentiamo il rumore di calcinacci che franano, poi un lamento umido e gutturale. Alla fine fra la polvere che si deposita vediamo un’ombra gigantesca muoversi tra le rovine del tempio. Medahir striscia verso di noi arpionando il terreno con una mana artigliata, l’unica che gli rimane, l’altra deve averla persa assieme al braccio, la parte inferiore del corpo è ridotta in poltiglia, eppure continua a muoversi. Muove gli occhi ciechi su un volto semi carbonizzato, la mandibola penzola praticamente staccata. È mostruoso, quello che vediamo e il fatto stesso che sia ancora vivo. E il fatto che il medaglione pende ancora dal collo della creatura, senza neanche un graffio.

Greg e Kevin si guardano, basta un secondo per capire cosa fare, si avvicinano all’essere e gli svuotano addosso due caricatori, tutti in testa. Arriva anche una freccia che si pianta nella terra poco dopo il mostro.

«Ehm… Scusate» dice Sean con l’arco in mano.

«Prendiamo il medaglione e filiamocela di qua.»

Non è strano che la prima idea sensata che sento da molto tempo a qusta parte provenga da Kate.

L’aria di Darxton non è mai sembrata così pura. Respiriamo a pieni polmoni la brezza serale di Obelisk Plaza mentre le gambe smettono di tremare. Da fuori sembra che non sia accaduto nulla. Forse l’esplosione è stata percepita appena come una vibrazione, qualcuno si sarà chiesto chi è che gli ha scritto un messaggio a quest’ora di notte. Tutto è calmo e tranquillo.

«Bene – dico rialzando la testa – visto che abbiamo finito, che ne dite di una birra e hot-chiky-chicks?»

«Non abbiamo ancora finito.»

«Kate, perché devi smontare ogni mio proposito, anche di natura non sessuale?»

«Isaac ci ha chiesto di far sparire tutto, invece ce ne stiamo andando lasciando dietro di noi le rovine di un antico santuario, i cadaveri di due mostri, altrettanti furgoni da men-in-black e chissà cos’altro.»

«Kate ha ragione, ma non riusciremo mai a ripulire tutto.»

Le parole di Kevin ci lasciano senza una soluzione, a riflettere sul guaio in cui ci siamo cacciati e sulle hot-chiky-chicks che ci stiamo perdendo. Annuendo a se stesso Sean prende il telefono e lo mette all’orecchio in attesa di risposta.

«Chi stai chiamando?» chiede Greg.

«Un impresa di pulizie.»

«Un’impresa di pulizie?»

«La migliore di Darxton.»

Sorride, poi ci fa cenno col dito di tacere.

«Ivan? Do’svidanjia tovarish! Ascolta…»

Il sorriso Sean si allarga ancora. E capiamo che le cose possono solo peggiorare.

«Hai ancora quel plastico in offerta?»

– Fine

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