poesia

L’esile mano

Quand’ero bambino sognavo spesso
di essere solo in fondo a un pozzo oscuro.
Urlavo, ma nessuno mi sentiva
e piangevo per la mia ingiusta sorte.
Ero confuso, infreddolito e lordo.
Poi una mano appariva oltre il bordo,
esile e forte,
mi prendeva, mi sentivo al sicuro
e l’incubo finiva.
E adesso?

Adesso faccio ancora sogni brutti.
Urlo, e ancora nessuno mi ascolta.
Io stesso sono diventato sordo
alle mie suppliche d’aiuto.
Mi hanno lasciato solo…
O sono io a essermene andato?
Non lo ricordo.
C’era un pozzo e io ci sono caduto.
Ne uscirò in volo
o non ne uscirò affatto.
È questo il mio proposito malato.
Questo è il ricatto
che propongo a me stesso.
Questo è l’assurdo piano
per uscirne ora, adesso
o non uscrine affatto,
per guarire e tornare sano.

Quanto tempo è passato?
Ricerco ancora quell’esile mano
come un bambino spaventato.

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