Pallida amante

La vedo risalire con furia la scogliera,
la Verità crudele, la mia pallida amante.
Il suo bacio, il suo amore – è il pugno d’un gigante –
schianta la mia armatura di cartone e lamiera.

Percorro a passi eterni l’interno di una sfera
e mi fermo allo stremo d’un attimo esitante
per la soddisfazione di un solo istante
e ancora la vergogna di una vita intera.

Vedo all’esterno la realtà ovattata
deformata dalla schiuma del mare
che passa, ondeggiando dal prima al poi.
Lì mi scrutano i fantasmi dei vivi

e chiedono: fummo così cattivi
durante la nostra vita passata
che il massimo a cui possiamo aspirare
è che qualcuno stia peggio di noi?

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