Medioevo, narrativa

La parabola delli zebedei

Sì tante e tali cose passano pe chesti tempi, ch’è mestiere a piè sospinto di grattare ogn’omo li zebedei sua, sicché dicalo anco lo poeta e saggio latino (che lo nome suo mo non mi giugne alla memoria): grattatio pallorum etim omnia male fugit, e pure in omnia pericula tasta testicula.
Pria ca le dame, como convene a esse, perdano lo senno pe tale sermo volgare, sacciate ca la parabola “zebedei” altro non è che parabola biblica.
Chesta storia comincia in la terra ca vide la Santa Incarnazione. Era in chello loco Zebedeo, uno uomo che si viveva colla sua moglie e li suoi figli in sullo lago Tiberiade e avea mestiere di fare lo pescatore e così pure li suoi doe figliuoli: Giovanni, figlio di Zebedeo appunto, e Iacopo suo fratello. Sempre mai assieme giravano chesti doe e ogn’omo cognoscevali como figli di Zebedeo, sicchè li chiamavano Zebedei.
Vivendo ancora nostro Signore Giesocristo, chiamò Giovanni, Iacopo, detti boanerghes, che significa “figli dello tuono”, e Simone detto Pietro… Perché nostro Signore avea talento di dare altro nome alle cose et alla gente, perché como Elli dice “fa nove tutte le cose”… Sì prese Simonpietro, Giovanni figlio di Zebedeo e Iacopo, suo fratello, e li condusse in suso allo monte Tabor, ove cangiò sembiante e si mostrò loro splendente e con le vesti bianche e luminose. Poscia apparvero dietro di lui anco lo patriarca Mosè e lo profeta Elìa, sempremai bianchi e luminosi.
Molto furono sbalorditi li tre discepoli e Pietro ch’era nello mezzo a Giovanni figlio di Zebedeo e a Iacopo, suo fratello, allargò le braccia e disse:
“Signore, ma è bellissimo, facciamo tre tende.”
Aprendo le braccia colpiva punto sullo naso Giovanni figlio di Zebedeo da uno lato e Iacopo, suo fratello, dall’altro lato, facedoli grande offesa.
E lo Signore a lui: “Pietro, statti attento!”
Ma chello insisteva: “Signore, facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elìa.”
E lo Signore: “Pietro, ma quali tre tende?!”
E lui: “Una per te, una per Mosè e una per Elìa!”
Tanto lo Signore cercava di spiegarli che era in errore, tanto Pietro insisteva, sicché infino chiese ai figli di Zebedeo, Giovanni e Iacopo, suo fratello, di atarlo e smovere Pietro, ma chelli, reggendosi lo naso sanguinante rispuosero che non potevano però che erano rotti.
E lo Signore di nuovo a Pietro: “Pietro, lo vedi? Mi hai rotto li Zebedei!”
E Pietro che stava loro nello mezzo: “Facciamo due tende anche per loro.”
E lo Signore adirato, tuonò dalla cima dello monte Tabor: “Pietro, levati dagli Zebedei o ti fulmino!”
Sicché Pietro scese dallo monte Tabor e cognobbe uno grande insegnamento, che lo Signore è buono, lo Signore è paziente, ma conviene di non romperli li zebedei.

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