Medioevo, poesia

Como s’eo noll’avessi

Diconomi como s’eo noll’avesse.
Dicono de ‘l coraggio o la viltade?
Non sacciono ch’eo levomi s’eo cade?
Como faccio rade fiate e spesse.

Com’uno rustico in la citade,
argoglio e mitezza, sono desse
le mi’ peccata, c’ho già rimesse,
ma facciole spesse fiate e rade.

Nobile sono e figlio bastardo,
sudo lo ‘nverno e tremo l’estate,
presto di motti e di fatti tardo;

sì tutte le cose c’ho prefate
ho nascose e cantole da bardo
e facciolo rade e spesse fiate.

Un pensiero riguardo “Como s’eo noll’avessi”

  1. Commento:

    Parlano come se io non ne avessi.
    Parlano del coraggio o della paura?
    Non lo sanno che mi rialzo quando cado?
    Come faccio poche volte e molte volte.

    Come un contadino nella città,
    orgoglio o mitezza, sono questi
    i miei peccati, che ho già confessato,
    ma continua a farli molte volte e poche volte.

    Sono un nobile e un figlio illegittimo,
    sudo d’inverno e tremo d’estate,
    veloce con le parole e lento ad agire;

    così tutte le cose che ho già detto
    le tengo segrete e le canto come un bardo
    e lo faccio poche e molte volte.

    Mi piace

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