canzoni, Medioevo

Quieta non movere

Chi pugna, chi briga, chi dice la messa,
la fame castiga, la zuppa è l’istessa.
Non val chi tu sia, perch’è carestia.

Lagnase lo rustico della panza vòta,
ma i’ vide uno clerico sì ruinato male
ch’elli non avevasi a la mensa devota
manco sei capponi m’a neuno le ne cale.

Chieresi la gente perc’Iddio ne scuota
per la carestia ca ora e sempromai n’assale.
Colpa è de chi tène la granaglia immota,
vole a torla fore quando più danaro vale.

La segale costa viepiù de lo sale,
la fame è sì tanta ca gente morìa
a prode di pochi, com’è tuttavia.

Chi pugna, chi briga, chi dice la messa,
la fame castiga, la zuppa è l’istessa.
Non val chi tu sia, perch’è carestia.

Stessa zuppa manduca ‘l conte e lo servente…
Deh, chiunca credalo è più simplice d’un fante,
ca di nostro secolo chest’è ‘l convenente:
magna chi pe mezzo, chi pe genti tre cotante.

Quand’è carestia cangia sì la gente,
ca dimani fia pari sì com’era avante:
povero piùe lasso, ricco più gaudente.
Non è como ‘mpara Dio ne le Vagnele Sante.

Non ène giustezza, né lo simigliante.
Idarno se taccia la sorte ch’è ria:
cui fame comanda ne tène ‘n balìa

 

Nota: Tratta dal “SudorMundi”, realizzata da La Corte de’ Buffoni,​ sulle musiche di Luca Checchinato​.

Un pensiero riguardo “Quieta non movere”

  1. Commento:

    Chi combatte, chi lavora, chi prega,
    la fame fa soffrire tutti, è la stessa minestra per tutti.
    Non importa chi tu sia, perché c’è la carestia.

    Il contadino si lamenta perché ha fame,
    ma ho visto un prete ridotto così male
    che non aveva per il pranzo domenicale
    “neanche” sei capponi, ma a nessuno sembra importare.

    La gente si chiede perché Dio ci flagelli
    con la carestia che ci affligge costantemente.
    La colpa è di chi tiene nascosto il grano
    perché vuole metterla in vendita quando il suo valore sarà cresciuto.

    Le granaglie costano più del sale,
    c’è talmente tanta fame che la gente potrebbe morirne
    a vantaggio di pochi, come sempre.

    La minestra è uguale per il nobile e per il suo servitore…
    Come no, chiunque lo creda è più ingenuo di un bambino,
    che di questi tempi la regola è questa:
    c’è chi mangia la metà e chi mangia per tre.

    Quando c’è carestia le persone cambiano in questo modo,
    cioè che domani sarà uguale a com’era prima:
    il povero sempre più triste e il ricco sempre più felice.
    Non è così che insegna il Signore nel Vangelo…

    Questa non è giustizia, e neanche qualcosa di simile.
    Inutilmente si accusa la cattiva sorte:
    chi vuole che ci sia fame ci tiene tutti in suo potere.

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