Medioevo, poesia

Lo cantar de lo gatto e ‘l topo

Cui la sorte si ha clamata
pò cantare pur ch’è ‘ngrata
a non saver qual sorte ha d’uopo
lo cantar de ‘l gatto e ‘l topo.

Tal sonetto ne riconta
como ‘l gatto move lesto
a ciuffare così presto
ogne preda di su’ impronta

Sì lo gatto che s’aonta
dentro l’ombre, siede resto
mentre ‘l topo s’è ridesto
quando ‘l sole si tramonta.

Lasso ‘l topo che non trema
de men meno d’un capiglio,
vita ha breve como un giglio.

Laidamente non ha tema.
pigne ‘l muso de bon piglio
e raffiato è dall’artiglio.

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