narrativa

Il Cercatore di Stelle

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Il ragazzo si svegliò di soprassalto e si tirò su a sedere sul letto. Aveva sentito un rumore sordo e ovattato, non certo di una porta o di una finestra che si aprono.

– Bene – pensò – almeno non è entrato nessuno. –

Gli era sembrato più il rumore di qualcosa di morbido e pesante che cade. Accese la lampada sul comodino e diede un’occhiata alla sua cameretta.

– Di cose che possano cadere ce n’è un’infinità. Forse è il caso che mi decida a fare un po’ d’ordine… –

Infilate le ciabatte cominciò a passere in rassegna i molti oggetti posati, o meglio, accatastati, sui mobili e sulle mensole. per lo più libri, ma non solo.

«I libri sono tutti a posto, i fumetti ci sono, ecco i DVD, l’action-figure di Batman, sì, la statuina di HellBoy, il pupazzo con la testa a cipolla, l’orsacchiotto di quando…»

Si fermò stupito e tornò indietro.

«Non ho mai avuto un pupazzo con la testa a cipolla!»

Eppure il pupazzo, o qualunque cosa fosse, era proprio lì sulla mensola: una sorta di bambolotto di pezza, alto poco più di un barattolo, con le cuciture che lo tenevano insieme in evidenza, un corpo cicciottello e una grossa testa con dei ciuffetti che uscivano dalla sommità, due occhietti scuri e sporgenti simili a dei bottoni e una bocca cucita. Lo incuriosì in particolare il piccolo retino da farfalle che teneva in mano.

«E tu come ci sei finito qui?» disse tra sé e sé.

Non si aspettava certo che il pupazzo si muovesse verso di lui e che gli rispondesse con una vocina incomprensibile e stridula.

«Piripiripiripiripì.»

Il giovane, spaventato, indietreggiò fino a ricadere seduto sul letto.

«Ah! Tu ti muovi!»

«Piripiripiripiripì!»

Il pupazzo ancheggiava indicandolo con la sua manina a tre dita.

«È chiaro che anch’io mi muovo – disse agitato, ma io sono vivo!»

Per tutta risposta la faccia di pezza assunse un’aria profondamente offesa.

«Ok, scusa, immagino che anche tu sia vivo, o almeno ti reputi tale…»

Il pupazzo scosse la testa sconsolato e si mise a cercare in giro con il retino alzato, pronto ad acchiappare qualcosa.

«Ok, si tratta di un sogno, è evidente.»

Nel frattempo il piccolo esploratore si aggirava curiosando sulla scrivania alzando fogli e quaderni.

«Senti cosino, non mi va che tu te ne vada in giro per i miei sogni a scombussolare tutto.»

Senza girarsi a guardarlo, l’esserino gli fece cenno di tacere.

«Ah, pure… ma che stai cercando?»

La testa a forma di cipolla si girò verso di lui, lo sguardo dei due occhietti era tremendamente serio quando la vocina stridula rispose in tono solenne alla domanda.

«Piripiripiripiripì.»

I due si guardarono per qualche lungo istante senza parlare, alla luce fioca della stanza. Il ragazzo fu il primo a violare l’atmosfera di silenzio sacrale che imponeva quella rivelazione.

«Non ho capito» disse alzando le sopracciglia.

La creaturina si mise una mano in faccia recitando qualche flebile imprecazione, poi con gesti pazienti prese un quaderno e ci soffiò sopra, causando lo starnuto di entrambi.

«Ecco… è un po’ che non pulisco, ma sai…»

Le dita minuscole e paffute disegnarono sulla superficie impolverata del quaderno una stella con le punte arrotondate.

«Una stella?» chiese il ragazzo

«Piripì! Ta-daààà!»

«Non ho oggetti a forma di stella qui dentro…»

La creaturina scosse la testa con vigore e indicò più volte il disegno.

«Una stella vera? Ma dai, è impossibile, le stelle sono sferoidi luminosi di plasma che genera energia nel proprio nucleo attraverso processi di fusione nucleare…»

Gli occhietti a bottone si strinsero sospettosi su di lui.

«Oh beh, ma in un sogno immagino possano anche essere oggetti pupazzosi a cinque punte – disse il ragazzo – In ogni caso non credo che la troverai qui dentro: le stelle stanno in cielo.»

L’ennesimo scuotimento di testa gli fece capire che non aveva afferrato il punto, ma mentre ci pensava vide il suo piccolo ospite avvicinarsi a una delle figure tridimensionali di eroi che aveva in fila su una mensola.

«No, fermo, è un oggetto da collezione, così lo farai… – ma era troppo tardi – …cadere.»

Una piccola spinta è Batman era volato dalla mensola atterrando malamente sul pavimento.

«Una stella cadente, giusto?»

La bocca cucita si allargò in un sorriso.

«Beh, potevi anche dirmelo.»

L’esserino cominciò a sbraitare col suo verso stridulo.

«Piripiripiripiripì? «Piripiripiripiripì!»

«Va bene, va bene, non fa niente. Comunque qui non c’è nessuna stella, se fosse caduta nella mia stanza l’avrei vista.»

La manina tridattile indicò la finestra.

«Dici che è entrata da lì, ma no, la finestra è chiusa e…»

Quando si avvicinò a per confermare che non c’era nulla di strano nella finestra, trovò qualcosa di strano sulla finestra.

«…c’è un buco… a forma di stellina… minuscolo.»

Guardò pensieroso il suo strano interlocutore.

«Cerchi una stella in miniatura?»

Il pupazzo fece spallucce e saltò giù dalla scrivania; una volta a terra prese a indicare con forza il letto, anzi, sotto il letto.

«Cosa hai trovato?»

Il ragazzo si accucciò a fianco del cercatore e sbirciò con curiosità.

«Oh cielo…»

Davanti a lui c’era una minuscola lucina a forma di stella. Sembrava a portata, così allungò una mano per prenderla.

«Caspita, non ci arrivo.»

Ancora accucciato vide un corpicino paffuto passargli a fianco con il retino pronto tra le mani e addentrarsi nelle tenebre sottostanti il letto.

«No, io lì sotto non ci vengo, è pieno di polvere, non pulisco da settimane.»

La creaturina fece spallucce e proseguì dandogli le spalle.

«Non potevo avere un incubo come al solito?»

Con fatica anche il giovane si infilò sotto il letto, andò avanti per un po’ strisciando, poi si accorse che poteva anche mettersi a gattoni, ma continuava ad andare avanti a fatica, mentre il suo nuovo amico sembrava andare sempre più veloce e allo stesso tempo diventare più grosso. Stava per perderlo, quando quello si fermò all’improvviso girando la testa da una parte e dall’altra come per orientarsi.

«Uff, come corri…  Ora che fai? Ti sei perso?»

«Già» fu la risposta

«lo sapevo… – il giovane si voltò di scatto con la faccia sconvolta – Un attimo, ma tu parli!?»

«Certo che parlo, finalmente anche tu ora riesci a capirmi.»

«Mmm… non ho capito, ma va bene lo stesso, ne riparliamo dopo, ora usciamo però, non ce la faccio più a stare accoccolato così.»

«E allora alzati.»

«Vuoi scherzare? Ti sei scordato che siamo sotto…»

Alzò lo sguardo giusto per sottolineare quello che stava dicendo, non si aspettava certo di vedere sopra di lui una sorta di cielo nuvoloso e senza stelle. Aveva la sensazione di trovarsi dentro uno spazio infinito.

«…un letto.»

Un po’ imbarazzato si alzò e si sistemò il pigiama. Riacquistando di nuovo la posizione eretta si accorse che l’essere adesso era alto circa la metà di lui.

«Ehrm, giusto per essere educato – disse porgendogli la mano – io sono…»

«Io lo so chi sei tu» fu la risposta sbrigativa

«Eh, alla barba di tuo nonno! – il ragazzo cominciava a spazientirsi – Ma io non so chi sei tu però!»

«Oignón.»

«Mmm… Bene Oignón e… cosa saresti?»

«Oignón.»

«Dici solo Oignón?»

«Solo se è la risposta alle tue domande.»

«Già… va be’, comunque ti sei perso, quindi io me ne andrei.»

«E dove?»

Si guarda attorno, vedeva solo tenebre dense e vaporose, quindi non vedeva nulla, tranne le loro sagome leggermente rischiarate da un alone lunare.

«Io sono un cercatore di stelle – affermò l’Oignón – e troverò la mia stella, costi quel che costi.»

«Ma di tutti i sogni possibili proprio questo… – il giovane si ricompose – Ascolta, troviamo questa stella e facciamola finita, ok?»

«Tu sai dov’è.»

«No, non lo so, io faccio l’impiegato, non il cercatore di stelle.»

«La mia non era una domanda: tu sai dov’è.»

«E perché mai dovrei saperlo?»

«Perché è la tua buona stella che sto cercando: è caduta.»

«Uh…»

Il ragazzo si sedette per terra con aria pensierosa e un po’ sperduta.

«La mia buona stella è caduta… ecco perché le cose mi vanno così e così ultimamente. Ma perché è caduta?»

«Ha perso la sua brillantezza, o meglio, la sta perdendo, e una stella che non brilla più non serve a molto.»

«Così? Di punto in bianco, puff, e si spegne?»

«Non così all’improvviso, ce ne vuole perché il grigiore eroda la brillantezza di una stella, diciamo che tu ci hai messo del tuo.»

«Di che stai parlando?»

«Niente, non capiresti. Comunque non ho detto che si è spenta, se riesco a trovarla in tempo posso ancora aggiustarla.»

«Mmm, è poco probabile: se brillasse ancora la vedremmo.”

L’Oignón fece spallucce e si sedette a sua volta appoggiandosi al manico del retino.

«Che fai, ti arrendi?» chiese il ragazzo.

«Non vuoi cercarla tu la tua stella, e dovrei cercarla io?»

«Certo! Sei tu il cercatore di stelle.»

«Beh, tu sei l’impiegato, ma non mi sembra che stia impiegando molto bene il tuo tempo.»

Gonfio di rabbia, il giovane puntò contro l’altro un dito minaccioso.

«Senti un po’ coso…»

«Oignón.»

«Tu sei soltanto uno…»

«Oignón.»

«…stupido pupazzo di uno stupido sogno.»

«Oignón! Io sono un Oignón!»

«Ridillo ancora e ti prendo a pugni!»

«E lo stupido sei tu perché lo stupido sogno è tuo e guardati attorno, tadaàà» è un sogno vuoto!»

Il ragazzo si voltò attorno come gli era stato detto di fare, ma tutto ciò che vide era ancora una volta un deserto fatto di tenebra e qualche sbuffo di oscurità. Fremente di rabbia tornò a puntare il dito come se fosse un’arma molto pericolosa, ma prima che potesse dire qualcosa l’Oignón lo anticipò.

«Oignón!»

Fu un unico scatto: il ragazzo partì contro la creatura dalla testa a cipolla con le mani avanti urlando, e l’Oignón si alzò di corsa in piedi e cominciò a scappare.

Si rincorsero per un tempo indefinito in quella strana atmosfera scura e nebbiosa.

Mentre scappava, l’Oignón continuava a ripetere «Oignón! Oignón! Oignón!» e rideva, come se fosse un gioco molto divertente. Il ragazzo invece non rideva, anzi, più l’altro rideva e più faceva la parte di quello infuriato.

«Non ridere, non ridere! – gridava – Stai zitto! Sono capace anch’io di dire cose stupide per attirare l’attenzione, cosa credi? Senti qua: stella stellina la notte si avvicina, un sogno e senza peso e adesso io t’ho preso.»

Con uno slancio finale afferrò tra le mani la grossa testa dell’Oignón, ma allo stesso tempo si ritrovò con la sua testa dentro il retino. Sorpresi, inciamparono l’uno sull’altro e rotolarono finendo entrambi schiena a terra. La situazione, stanchezza a parte, era piuttosto comica, per cui cominciarono a ridere a crepapelle. E poi rimasero in quella posizione per un po’, in silenzio.

«Da quand’è che non facevo una cosa del genere?» disse il ragazzo.

«Da quando eri bambino» rispose l’Oignón

«Tu no?»

«Noi siamo gente seria: giochiamo ad acchiapparella tutti i giorni; anche più volte al giorno. E a proposito della tua filastrocca, volevo dirti che è una bugia.»

«Lo so la stella stellina non esiste…»

«Non essere ridicolo, la stella stellina è il fondamento della nostra riflessione filosofica; la stella stellina è come… va bene, ma a desso la stella stellina non c’entra nulla, la bugia è che i sogni non hanno peso: un sogno è una cosa importantissima, forse la più importante.»

«Allora perché il mio è così vuoto e triste?» chiese il ragazzo tirandosi su a sedere.

L’Oignón si alzò in piedi.

«Non è proprio vuoto… – si guardò attorno pensieroso – Beh sì a vederlo sembra un po’ vuoto in effetti. Dove sono finite tutte le belle cose con cui lo avevi riempito da bambino?»

«Non so, credo di essermene perse un po’ per strada, sai con gli anni, le delusioni…»

«No, non lo so, a noi Oignón non succede mai di…»

«Non è vuoto!»

Il ragazzo aveva detto quella frase con molta enfasi, quasi con gioia, di sicuro con speranza, ma l’Oignón non colse subito questa sfumatura.

«In effetti ci siamo io e te…»

«No, guarda laggiù c’è anche una stellina!»

Il giovane si era alzato in piedi e stava indicando qualcosa in lontananza.

«È vero – disse l’Oignón – hai trovato la tua stella. Sapevo che ci saresti riuscito!»

«Ma che cosa le succede?»

La luce della stella si spegneva e si riaccendeva di continuo, sempre più veloce, poi cominciò a brillare solo di una fioca e tremula luminescenza.

«È un brutto segno – lo avvertì il cercatore di stelle con tono esperto – si sta spegnendo. Vieni, corri, dobbiamo sbrigarci!»

Iniziarono a correre quanto più potevano, ma il ragazzo non riusciva a tenere il passo dell’Oignón, e nel volgere di breve tempo lo vide sparire nelle tenebre davanti a sé. Continuò a correre in direzione della stella, ma poco dopo si spense anche quella e lui rimase da solo, al buio.

«Oignón? – chiamò – Oignón ci sei? Cavolo, forse è troppo tardi…»

Non vedeva nulla, ma sentì una voce rispondergli dall’oscurità.

«Non sia mai detto che un Oignón non riesca a riparare la stella che sta cercando.»

Si accese una debole luce, come una lampada da architetto a forma di luna che illuminava un banchetto da lavoro molto ben attrezzato; l’Oignón si era messo degli occhialini di precisione d’aspetto vetusto e un grembiule da lavoro, in testa aveva una luce direzionale, come quella dei minatori, che illuminava una grossa stella davanti a lui, spenta.

«Caspita quanto è grossa» disse il ragazzo.

In effetti era una stella molto grande, non era facile capirne le dimensioni, ma era di sicuro più grande di loro, eppure il cercatore non ne sembrò affatto impressionato, anzi, rispose con molta tranquillità

«Le stelle hanno le dimensioni dei nostri sogni e delle nostre speranze, ma noi abbiamo i nostri trucchi.»

Impugnò saldamente il lungo manico del retino da farfalle e con un rapido gesto delle mani descrisse un arco in direzione della stella, che scomparve per andare a finire, di dimensioni molto più contenute, nel sacchetto del retino. Con manovre sapienti, l’Oignón prese la stella e la fissò con dei morsetti al banco da lavoro, poi, con degli strumenti di foggia strana aprì uno sportelletto sul retro della stella e ne tirò fuori una lampadina, sembrava fulminata.

«A volte il problema è semplice e basta poco per ridargli luce» disse.

Tirò fuori dal tascone del grembiule una lampadina nuova, la avvitò con cura dentro la stella e questa tornò a brillare.

«Tutto qua?» disse il ragazzo, quasi deluso.

«E ti sembra poco?»

«Un po’ di luce…»

La stella aumentò la sua luminosità e iniziò a vibrare sempre più forte.

«E ti sembra poco?» ripeté l’Oignón.

La stella schizzò come un razzo verso il cielo. Il ragazzo ne seguì la scia finché non si fermò al suo posto nel firmamento. Prima con lentezza, quasi timide, altre stelle le si accesero attorno, poi tutto il cielo fu invaso da una miriade di puntini luminosi che facevano festa alla loro compagna che era tornata.

Il giovane sorrise, abbassò lo sguardo sul suo amico dalla testa a cipolla.

«Questo è un sogno…» disse.

«Forse sì» furono le ultime parole che sentì dall’Oignón.

La sveglia non gli lasciò il tempo di fare alcuna riflessione: era urgente spegnere quel frastuono che gli invadeva le orecchie. Era cominciata un’altra giornata da impiegato. Si alzò dal letto, guardò la sua camera: tutto sembrava apposto, niente buchi alle finestre a forma di stella. Solo l’action-figure di Batman riverso faccia a terra. Lo raccolse e col sorriso che gli allargava sul volto lo rimise al suo posto su una mensola.

«Forse.»

Nota: gli Oignòn sono stai ideati da Luca Checchinato

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